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Qual è stato l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della Teologia della Liberazione e della Teologia della Secolarizzazione

Quesito

Caro Padre Angelo,
le volevo chiedere se poteva spiegarmi qual’è stato l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della Teologia della Liberazione e della Teologia della Secolarizzazione.
Grazie
La ricordo nella preghiera
Niccolò


Risposta del sacerdote

Caro Nicolò,

1. la teologia della liberazione è di origine latinoamericana ha raccolto vasti consensi anche nell’America Settentrionale, in Africa ed in Asia, e si propone come la teologia delTerzo Mondo, il mondo dei poveri, degli sfruttati, degli oppressi.
Fondatori della teologia della liberazione sono il peruviano G. Gutierrez (con Teologia della liberazione) e i brasiliani H. Assmann (con Teologia della prassi di liberazione) e L. Boff (con Cristo liberatore).
Essi, poggiando sul fatto che il messaggio cristiano non va inteso in senso privatistico, individualistico ed interioristico ma in un senso intersoggettivo, pubblico, sociale, pratico e politico, reclamano una presa di posizione da parte della Chiesa e dei credenti su tutte le questioni sociali e politiche e chiedono interventi efficaci per dare espressione concreta al Regno di Dio in questo mondo, con particolare riferimento alle condizioni dell’America Latina che contrastano col messaggio evangelico.

2. Davanti a tali condizioni il teologo non può restare indifferente. Pertanto egli non si può limitare a penetrare e spiegare i misteri del cristianesimo, ma deve ricavare da essi precise linee d’azione per una liberazione sociale e politica orientata alla giustizia, alla pace, alla solidarietà, all’eguaglianza, all’amore e alla felicità di tutti gli uomini.
Cristo è venuto per liberare l’umanità dal peccato, e secondo la teologia della liberazione si tratta anzitutto e soprattutto di liberazione dal peccato sociale.
Questo è il peccato che esiste nelle istituzioni sociali e nelle strutture della società, inducendo persone e gruppi a comportamenti che contraddicono il progetto di Dio.
La conversione evangelica esige ben più che un semplice cambiamento di cuore.
Esige soprattutto una liberazione dell’organizzazione sociale che produce e riproduce comportamenti peccaminosi.
Questa conversione sociale si traduce nella lotta per la trasformazione sociale, nel senso di strategie e tattiche che aprono la strada alle necessarie modificazioni.
Perciò la Chiesa non può condannare questa strategia, perché è l’unica capace di abbattere i sistemi oppressivi borghesi e di costruire un sistema politico giusto.

3. Le difficoltà, sorte intorno alla teologia della liberazione, sono state provocate dal fatto che al suo interno vi furono posizioni estremiste e anche veri e propri fraintendimenti dei contenuti reali del cristianesimo.

4. Contro alcuni errori soprattutto di metodo (in particolare l’uso dell’analisi marxista della società e della ermeneutica biblica di stampo razionalistico) si è espresso il documento della S. Congregazione per la dottrina della fede Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione (1984).
Nel successivo documento, Istruzione su libertà cristiana e liberazione (1986), la stessa Congregazione presenta la dottrina sociale della Chiesa come indicazione per una prassi cristiana della liberazione.

5. Circa la secolarizzazione.
Secolarizzazione è un termine che deriva dal latino saeculum (mondo) e designa quell’atteggiamento che afferma l’autonomia del mondo e dell’uomo, e gli assegna competenze che prima venivano ascritte a Dio.
Secondo la classica definizione di Grozio la secolarizzazione è un comportamento intellettuale e pratico in cui non si tiene conto di Dio (etsi Deus non daretur, come se Dio non esistesse), ma soltanto delle leggi e delle forze intrinseche alla natura e alla storia.

6. La secolarizzazione si contrappone alla sacralizzazione.
Storicamente, nel mondo occidentale, ad un’epoca di vastissima e di profonda sacralizzazione quale fu il Medio Evo, è succeduta un’epoca, quella moderna, di progressiva secolarizzazione e desacralizzazione.
In sede filosofica e teologica la secolarizzazione è diventata un tema importante soltanto dopo la seconda guerra mondiale, dando luogo ad interpretazioni spesso estreme ed arbitrarie, come nel caso della teologia della morte di Dio.
Durante il decennio 1960-1970, la secolarizzazione divenne l’argomento teologico più studiato e più discusso.

7. La riflessione teologica su questo argomento ha assunto diverse forme, dove si è passati dalla teologia radicale, conosciuta anche sotto il nome di «teologia della morte di Dio» alla teologia della secolarità.
La prima, più che una teologia, è la negazione stessa della teologia.
La seconda sviluppa una riflessione settoriale, che ha per oggetto specifico la secolarità, il mondo, la cultura, il progresso, la storia…

8. Secondo alcuni (Cox, Metz, Vahanian, van Buren e altri) la secolarizzazione trova le sue matrici ideali nel cristianesimo perché sarebbe stata la visione cristiana di Dio e del mondo a rendere possibile la secolarizzazione.
Per questo motivo essa si è realizzata soltanto nell’ambito del cristianesimo, nel mondo occidentale, mentre non si è sviluppata né in Africa né in Asia.

9. In Evangelii nuntiandi Paolo VI distingue tra secolarizzazione e secolarismo. che definisce come nota più sorprendente del mondo contemporaneo: “Noi non parliamo della secolarizzazione, che è lo sforzo in sé giusto e legittimo, per nulla incompatibile con la fede o la religione, di scoprire nella creazione, in ogni cosa o in ogni evento dell’universo, le leggi che li reggono con una certa autonomia, nell’intima convinzione che il Creatore vi ha posto queste leggi. Il recente Concilio ha affermato, in questo senso, la legittima autonomia della cultura e particolarmente delle scienze (cfr. GS 59). Noi vediamo qui un vero secolarismo: una concezione del mondo nella quale questo si spiega da sé senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio, divenuto in tal modo superfluo e ingombrante. Un simile secolarismo, per riconoscere il potere dell’uomo, finisce dunque col fare a meno di Dio e anche col negarlo” (EN 55).

Ecco, caro Nicolò, in sintesi quanto mi hai chiesto.
Ti ringrazio della preghiera che volentieri contraccambio, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2010-01-26T15:00:00+02:0026 Gennaio 2010|Un sacerdote risponde - Varie - Generale|

Qual è stato l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della Teologia della Liberazione e della Teologia della Secolarizzazione

Quesito

Caro Padre Angelo,
le volevo chiedere se poteva spiegarmi qual’è stato l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della Teologia della Liberazione e della Teologia della Secolarizzazione.
Grazie
La ricordo nella preghiera
Niccolò


Risposta del sacerdote

Caro Nicolò,

1. la teologia della liberazione è di origine latinoamericana ha raccolto vasti consensi anche nell’America Settentrionale, in Africa ed in Asia, e si propone come la teologia del Terzo Mondo, il mondo dei poveri, degli sfruttati, degli oppressi.
Fondatori della teologia della liberazione sono il peruviano G. Gutierrez (con Teologia della liberazione) e i brasiliani H. Assmann (con Teologia della prassi di liberazione) e L. Boff (con Cristo liberatore).
Essi, poggiando sul fatto che il messaggio cristiano non va inteso in senso privatistico, individualistico ed interioristico ma in un senso intersoggettivo, pubblico, sociale, pratico e politico, reclamano una presa di posizione da parte della Chiesa e dei credenti su tutte le questioni sociali e politiche e chiedono interventi efficaci per dare espressione concreta al Regno di Dio in questo mondo, con particolare riferimento alle condizioni dell’America Latina che contrastano col messaggio evangelico.

2. Davanti a tali condizioni il teologo non può restare indifferente. Pertanto egli non si può limitare a penetrare e spiegare i misteri del cristianesimo, ma deve ricavare da essi precise linee d’azione per una liberazione sociale e politica orientata alla giustizia, alla pace, alla solidarietà, all’eguaglianza, all’amore e alla felicità di tutti gli uomini.
Cristo è venuto per liberare l’umanità dal peccato, e secondo la teologia della liberazione si tratta anzitutto e soprattutto di liberazione dal peccato sociale.
Questo è il peccato che esiste nelle istituzioni sociali e nelle strutture della società, inducendo persone e gruppi a comportamenti che contraddicono il progetto di Dio.
La conversione evangelica esige ben più che un semplice cambiamento di cuore.
Esige soprattutto una liberazione dell’organizzazione sociale che produce e riproduce comportamenti peccaminosi.
Questa conversione sociale si traduce nella lotta per la trasformazione sociale, nel senso di strategie e tattiche che aprono la strada alle necessarie modificazioni.
Perciò la Chiesa non può condannare questa strategia, perché è l’unica capace di abbattere i sistemi oppressivi borghesi e di costruire un sistema politico giusto.

3. Le difficoltà, sorte intorno alla teologia della liberazione, sono state provocate dal fatto che al suo interno vi furono posizioni estremiste e anche veri e propri fraintendimenti dei contenuti reali del cristianesimo.

4. Contro alcuni errori soprattutto di metodo (in particolare l’uso dell’analisi marxista della società e della ermeneutica biblica di stampo razionalistico) si è espresso il documento della S. Congregazione per la dottrina della fede Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione (1984).
Nel successivo documento, Istruzione su libertà cristiana e liberazione (1986), la stessa Congregazione presenta la dottrina sociale della Chiesa come indicazione per una prassi cristiana della liberazione.

5. Circa la secolarizzazione.
Secolarizzazione è un termine che deriva dal latino saeculum (mondo) e designa quell’atteggiamento che afferma l’autonomia del mondo e dell’uomo, e gli assegna competenze che prima venivano ascritte a Dio.
Secondo la classica definizione di Grozio la secolarizzazione è un comportamento intellettuale e pratico in cui non si tiene conto di Dio (etsi Deus non daretur, come se Dio non esistesse), ma soltanto delle leggi e delle forze intrinseche alla natura e alla storia.

6. La secolarizzazione si contrappone alla sacralizzazione.
Storicamente, nel mondo occidentale, ad un’epoca di vastissima e di profonda sacralizzazione quale fu il Medio Evo, è succeduta un’epoca, quella moderna, di progressiva secolarizzazione e desacralizzazione.
In sede filosofica e teologica la secolarizzazione è diventata un tema importante soltanto dopo la seconda guerra mondiale, dando luogo ad interpretazioni spesso estreme ed arbitrarie, come nel caso della teologia della morte di Dio.
Durante il decennio 1960-1970, la secolarizzazione divenne l’argomento teologico più studiato e più discusso.

7. La riflessione teologica su questo argomento ha assunto diverse forme, dove si è passati dalla teologia radicale, conosciuta anche sotto il nome di «teologia della morte di Dio» alla teologia della secolarità.
La prima, più che una teologia, è la negazione stessa della teologia.
La seconda sviluppa una riflessione settoriale, che ha per oggetto specifico la secolarità, il mondo, la cultura, il progresso, la storia…

8. Secondo alcuni (Cox, Metz, Vahanian, van Buren e altri) la secolarizzazione trova le sue matrici ideali nel cristianesimo perché sarebbe stata la visione cristiana di Dio e del mondo a rendere possibile la secolarizzazione.
Per questo motivo essa si è realizzata soltanto nell’ambito del cristianesimo, nel mondo occidentale, mentre non si è sviluppata né in Africa né in Asia.

9. In Evangelii nuntiandi Paolo VI distingue tra secolarizzazione e secolarismo. che definisce come nota più sorprendente del mondo contemporaneo: “Noi non parliamo della secolarizzazione, che è lo sforzo in sé giusto e legittimo, per nulla incompatibile con la fede o la religione, di scoprire nella creazione, in ogni cosa o in ogni evento dell’universo, le leggi che li reggono con una certa autonomia, nell’intima convinzione che il Creatore vi ha posto queste leggi. Il recente Concilio ha affermato, in questo senso, la legittima autonomia della cultura e particolarmente delle scienze (cfr. GS 59). Noi vediamo qui un vero secolarismo: una concezione del mondo nella quale questo si spiega da sé senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio, divenuto in tal modo superfluo e ingombrante. Un simile secolarismo, per riconoscere il potere dell’uomo, finisce dunque col fare a meno di Dio e anche col negarlo” (EN 55).

Ecco, caro Nicolò, in sintesi quanto mi hai chiesto
Ti ringrazio della preghiera che volentieri contraccambio, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo

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