Quesito

Caro Padre,
mi chiedo come può una Chiesa spesso opulenta (penso ai paramenti sacri degli alti Prelati, allo sfarzo delle cerimonie in Vaticano) coniugarsi con il messaggio di Gesù di estrema povertà?
Gesù non è nato Re o Capo di Stato, perché i suoi successori o comunque le alte personalità della Chiesa vivono come tali?
Stimo personalità come Francesco d’Assisi o Madre Teresa di Calcutta ma…. la Chiesa mi sembra molto distante da questi fulgidi esempi….
Non le pare ?
Un caro saluto
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. la tua mail ripresenta molti luoghi comuni, non sempre corretti.

2. Parto dall’affermazione centrale della tua mail: dici che il messaggio di Gesù è di estrema povertà.
È proprio questo che Gesù è venuto ad annunciare e a portare agli uomini?
Gesù è venuto a dire agli uomini che devono vivere in estrema povertà?
Se così fosse, tu vivi in estrema povertà?
Tutti i tuoi sforzi finora li avresti fatti per vivere in estrema povertà secondo il modello che Gesù ti avrebbe dato?

3. Gesù è invece venuto a portarci i beni messianici.
Tra questi beni messianici vi è anche questa affermazione: “Date a Dio quel che è di Dio, e a Cesare quel che è di Cesare”.

4. Se vai a leggere la Sacra Scrittura, tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento, ti accorgerai che il Signore non chiede che il culto gli venga dato in estrema povertà.
Nell’Antico Testamento Dio stesso chiede a Mose che il tabernacolo e l’arca dell’alleanza, destinati a contenere le due tavole dove erano scritti i dieci comandamenti, dovevano essere fatti con il miglior materiale.
Ecco l’inizio del testo: “Il Signore disse a Mosè: «Ordina agli Israeliti che raccolgano per me un’offerta. La raccoglierete da chiunque sia generoso di cuore. Ed ecco che cosa raccoglierete da loro come contributo: oro, argento e rame, tessuti di porpora viola e rossa, di scarlatto, di bisso e di pelo di capra, pelle di montone tinta di rosso, pelle di tasso e legno di acacia, olio per il candelabro, balsami per unguenti e per l’incenso aromatico, pietre di ònice e pietre da incastonare nell’efod e nel pettorale. Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro. Eseguirete ogni cosa secondo quanto ti mostrerò, secondo il modello della Dimora e il modello di tutti i suoi arredi.
Faranno dunque un’arca di legno di acacia: avrà due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. La rivestirai d’oro puro: dentro e fuori la rivestirai e le farai intorno un bordo d’oro. Fonderai per essa quattro anelli d’oro e li fisserai ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull’altro. Farai stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro” (Es 25,1-13).
“Farai anche un candelabro d’oro puro” (Es 25,31).

5. Nel Nuovo Testamento: la città santa del Paradiso viene mostrata a Giovanni attraverso queste immagini: “Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose” (Ap 21,18-19).

6. Le nostre Chiese contengono ben più di quanto conteneva l’antica arca dell’alleanza.
E ciò che si legge nell’Antico Testamento è prefigurazione, ombra del Nuovo Testamento.
Per quanto riguarda l’Apocalisse: la liturgia della terra deve introdurre alla liturgia del Cielo.

7. Sia ben chiaro: gli oggetti preziosi non servono a Dio, ma il loro splendore serve per richiamare noi, per ricordare che stiamo facendo gli atti più grandi e più sublimi di culto.
E sono anche un segno della nostra fede, della nostra riconoscenza a Dio che ci ha resi partecipi di beni così grandi.
Non teniamo gli oggetti preziosi solo nelle nostre cassette, o nelle casseforti perché i ladri non li rubino. Ma li usiamo anche per dare a Dio il massimo splendore nel culto.

8. Nella Vita del santo Curato d’Ars si legge che viveva poverissimamente. Aveva licenziato la perpetua, perché per cibo si cucinava ogni settimana una pignatta di patate.
Ma per quanto riguardava il culto a Dio voleva che fosse sempre al meglio.
Era convinto che il culto esterno dev’essere un richiamo per il culto interno, oltre che un grande atto di amore.

9. San Francesco è vissuto poverissimo, ma anche lui voleva i vasi sacri fossero preziosi.
Ecco che cosa si legge nelle Fonti francescane: “Francesco sentiva tanta riverenza e devozione verso il corpo di Cristo, che avrebbe voluto scrivere nella regola che i frati ne avessero ardente cura e sollecitudine nelle regioni in cui dimoravano, ed esortassero con insistenza chierici e sacerdoti a collocare l’Eucaristia in luogo conveniente e onorevole. Se gli ecclesiastici trascuravano questo dovere, voleva che se lo accollassero i frati. Anzi, una volta ebbe l’intenzione di mandare, in soste le regioni, alcuni frati forniti di pissidi, affine di riporvi con onore il corpo di Cristo, dovunque lo avessero trovato custodito in modo sconveniente.
Volle inoltre che altri frati percorressero tutte le regioni della cristianità, muniti di belli e buoni ferri per far ostie”. (Fonti francescane n. 1635).
“Ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del Corpo del Signore, preso da stupore oltre ogni misura per tanta benevola degnazione e generosissima carità. Riteneva grave segno di disprezzo non ascoltare ogni giorno la Messa, anche se unica, se il tempo lo permetteva. Si comunicava spesso e con tanta devozione da rendere devoti anche gli altri. Infatti, essendo colmo di reverenza per questo venerando sacramento, offriva il sacrificio di tutte le sue membra, e quando riceveva l’agnello immolato, immolava lo spirito in quel fuoco, che ardeva sempre sull’altare del suo cuore.
Per questo amava la Francia, perché era devota del Corpo del Signore, e desiderava morire in essa per la venerazione che aveva dei sacri misteri.
Un giorno volle mandare i frati per il mondo con pisside preziose, perché riponessero in luogo il più degno possibile il prezzo della redenzione, ovunque lo vedesse conservato con poco decoro” (Fonti francescane n. 789).
“Voleva che si dimostrasse grande rispetto alle mani del sacerdote, perché ad esse è state conferito il di potere di consacrare questo sacramento. “Se mi capitasse – diceva spesso – di incontrare insieme un santo che viene dal cielo ed un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani. Direi, infatti, Ohi, Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrumano” (Fonti francescane n. 790).

10. Gesù Cristo stesso non ha rimproverato la donna che ha rotto per lui un vasetto di nardo molto prezioso, ma l’ha lodata.
Ecco il testo: “Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me»” (Gv 12,1-8).
Un denaro era la paga giornaliera di un operaio.
Trecento denari sono la paga quasi di un anno.
Gesù non l’ha rimproverata, anzi l’ha lodata. Gesù è venuto incontro all’esigenza del nostro animo di manifestare anche con segni permanenti il nostro affetto verso di Lui.

11. Mi parli del Papa e di alte personalità della Chiesa vivono come Re e Capi di Stato.
Gli eventi (potrei dire la Divina Provvidenza) hanno portato ad esigere per la Chiesa un’autonomia anche di territorio per poter esprimere liberamente il proprio messaggio.
Pensa se il Papa vivesse in Italia e se in Italia andasse su un governo che impedisse del tutto alla Chiesa di vivere e di insegnare il vangelo.
Pensa se la sede del Papato fosse stata a Praga o a Budapest durante il quarantennio comunista. Come avrebbe potuto esprimersi pubblicamente?
Abbiamo visto come la Chiesa ortodossa di Mosca durante il settantennio comunista sia stata legata al potere per poter sopravvivere. E per fortuna che le Chiese ortodosse non hanno influsso sulle chiese che vivono fuori della loro nazione, come capita invece nella Chiesa cattolica, dove il vescovo di Roma ha un primato su tutti gli altri vescovi.
Che cosa avrebbe fatto il patriarca di Mosca se avesse avuto il governo di tutte le Chiese del mondo? Per poter sopravvivere avrebbe dovuto essere senz’altro un collaborazionista di coloro che ritenevano la religione un oppio dei popoli.
Le circostanze storiche hanno portato a questa esigenza.
Ma poi, a ben vedere, quant’è grande lo Stato di cui il papa è Capo? Sotto questo aspetto aveva ragione Stalin a ironizzare: “Quante divisioni ha il Papa?”. Lo diceva per dire che il potere del Papa è insignificante.
Certo, insignificante sotto il profilo del dominio politico, ma non su quello dell’insegnamento morale.

12. Con questo non nego che l’impressione che alcuni ecclesiastici possono dare possa essere talvolta di un certo amore per le cose del mondo, mentre dovrebbero essere testimoni di un amore più grande per Gesù Cristo e e di una sollecitudine più viva per la salvezza eterna degli uomini.

Ti ringrazio sentitamente per la domanda che mi hai posto.
Ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo