Quesito

Buonasera, Padre Angelo.
Dopo che mi ha risposto in modo illuminante sul problema della grazia divina, volevo porle due domande sul concetto di infallibilità papale e di magistero ordinario universale.
Ho letto un intervento di Papa Benedetto XVI, quando ancora era cardinale e prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, in cui si affermava che, nelle canonizzazioni, il papa si serve dell’infallibilità papale, mentre nelle beatificazioni non si può parlare di infallibilità, perchè non c’è il carattere dell’universalità, richiesto per l’insegnamento "ex cathedra". Quindi, teoricamente, il papa, firmando il decreto di riconoscimento del primo miracolo e approvando la beatificazione, potrebbe errare? Non sarebbe, però, una contraddizione? Si esporrebbero, se così fosse, i fedeli alla venerazione di un "falso beato". Inoltre, ho letto che, con la riforma del calendario liturgico, alcune memorie di santi sono state tolte, non soltanto per motivi storici, ma anche, come nel caso del papa Leone III, per mancanza di prove della santità – anzi, le stesse fonti del tempo caratterizzavano questo pontefice in modo negativo… Con quest’eliminazione delle memorie liturgiche non si minerebbe al dogma dell’infallibilità papale nelle canonizzazioni? Consultando, però, alcuni testi di storia della Chiesa, ho letto, però, che per diversi santi tolti dal calendario, non era presente alcun atto di canonizzazione. Può risolvere questo primo interrogativo, dal momento che, credendo nella dottrina della Chiesa, io possa avere maggiori conferme dal punto di vista storico?
Il secondo quesito riguarda il magistero ordinario universale. Io so che, dopo la proclamazione del dogma dell’Assunzione, nessun altro pontefice ha proclamato "ex cathedra" dogmi o verità morali, anche se alcuni teologi considerano l’enciclica "Evangelium Vitae" come un pronunciamento definitivo. Tuttavia, tutti gli appelli, le encicliche e i messaggi di Benedetto XVI sul progresso integrale dell’umanità, sul rispetto della vita fin dal concepimento, sull’indissolubilità del matrimonio, sull’omosessualità…, oppure i pronunciamenti di Paolo VI sulla paternità responsabile e sulla non liceità dei contraccettivi artificiali, così come le encicliche di San Giovanni Paolo II sulla morale e sulla Trinità o sull’evangelizzazione, non sono forse esempi di magistero ordinario infallibile? Infatti, sono comprovati dalla Tradizione della Chiesa e si basano sulle Scritture, pur non avendo la "forma" richiesta per l’infallibilità "ex cathedra". Le chiedo di indicarmi se queste indicazioni papali siano oggetto di fede da parte di ogni cristiano, in quanto infallibili nel contenuto.
Pregando il Signore, perfezionatore di ogni atto umano, risorto dai morti e augurandole un santo tempo pasquale, la saluto distintamente.
Andrea M.


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
1. desidero richiamare brevemente la storia delle canonizzazioni dei santi.
In un primo periodo la Chiesa ha venerato i martiri, la cui morte era avvenuta per violenza e in odio alla fede cristiana.
Il fatto era pubblico, non aveva bisogno di riconoscimento.
Con l’editto di Costantino cessarono le persecuzioni e questo fu il periodo in cui ai martiri si aggiunsero i confessori della fede e cioè coloro che non erano morti di morte violenza, ma avevano dovuto subire tante prove a motivo della loro fede.
Il culto verso i martiri e i confessori è nato spontaneamente dal popolo cristiano nelle varie parti del mondo ed era basato sul detto “vox populi vox Dei”, la voce del popolo è la voce di Dio.

2. Successivamente si diede al concetto di confessore della fede un’accezione più ampia e vennero venerati come santi anche coloro che condussero vita esemplare, sebbene non avessero sofferto a  motivo della fede.
Soltanto con Alessandro III, nella seconda metà del secolo XII, si istituirono i processi canonici per proclamare Santa una persona. Sono i cosiddetti processi di canonizzazione nei quali si verificava la vita, le virtù e anche i miracoli compiuti in vita e in morte dal candidato alla canonizzazione.

3. In questo periodo i termini santi e beati erano sinonimi.
Soltanto col secolo XIV si cominciò a distinguere tra beatificazione e canonizzazione.
Nel primo caso veniva concessa dal papa l’autorizzazione del culto in un ambito ristretto (una diocesi o una provincia religiosa), cosa che avviene ancor oggi.
Nel secondo caso il culto veniva esteso al mondo intero.
Successivamente si determinò anche il numero dei miracoli richiesti per la beatificazione e canonizzazione fino a giungere alla forma odierna: un miracolo per la beatificazione, ad eccezione dei martiri per i quali è sufficiente il riconoscimento del loro martirio, e un altro per la canonizzazione. Questa volta è richiesto anche per i martiri.

4. Va ricordato anche che ogni Chiesa aveva un suo Martirologio, e cioè un libro nel quale erano segnati i martiri della Chiesa locale, con qualche annotazione della loro vita.
Nel secolo XVI venne compiuto il martirologio romano, un libro che facendo riferimento come per i martiri al dies natalis (al giorno dell’ingresso in Paradiso coinciso con quello della loro morte) contiene giorno per giorno i nomi di tutti i martiri e i santi della Chiesa cattolica.
Questo martirologio romano ebbe varie edizioni, comprese quelle recenti in seguito al Concilio Vaticano II, nelle quali si tolsero i nomi di quei santi di cui non si avevano notizie certe e documentate e che solo successivamente erano stati introdotti nel martirologio (come accadde per Leone III).
Questo ovviamente non toglie nulla alla loro eventuale santità.
Ma si tratta di un giusto provvedimento in riferimento al culto del popolo cristiano.
Nell’attuale martirologio romano accanto al nome del santo viene notato il titolo con cui viene venerato: apostolo, martire, dottore della Chiesa, missionario, confessore, vescovo, presbitero, vergine, coniuge, vedovo.

5. Fatte queste premesse, vanno distinte le canonizzazioni fatte vox populi dalle canonizzazioni proclamate dal papa.
Alle prime crediamo per la comunione nel sentire con la Chiesa di tutti i tempi.
Alle seconde aderiamo perché la Chiesa per bocca del Pontefice si esprime a favore della loro santità.
Come ho già avuto occasione di dire in una recente risposta non si tratta di una sentenza ex Cathedra, con valore dogmatico, ma di una sentenza legata ugualmente ad un pronunciamento definitivo e irreformabile.
Ciò che la differenzia dal dogma non è la maggiore o minore certezza, perché è identica, ma solo questo: che se uno non vi crede non è considerato eretico.

6. Questo mi porta a distinguere di nuovo tra magitero definitorio e Magistero definitivo.
Si tratta ambedue di Magisteri infallibili.
Ma nel Magistero definitorio, che si esprime attraverso una sentenza ex Cathedra del Sommo Pontefice o una sentenza di un Concilio ecumenico, è prevista la scomunica per chi non vi crede.
Nel Magistero definitivo, che è ugualmente infallibile (cfr. Concilio Vaticano II, Lumen Gentium 25), se uno non vi crede si potrà dire che è temerario e prossimo all’eresia, ma a rigore non è scomunicato.

7. Per la precisione, dal momento che fai riferimento all’Evangelium vitae, devo dire che le tre affermazioni centrali di Giovanni Paolo II in questa enciclica sono magistero definitivo della Chiesa, e sono pertanto infallibili.
Questo non perché alcuni teologi lo dicono, ma per le parole usate dal Papa stesso.
Ti riporto per brevità solo quelle in riferimento all’aborto, ma le medesime parole vengono usate anche per la condanna dell’omicidio volontario e dell’eutanasia:
“Di fronte a una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa, Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile.
Pertanto, con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi – che a varie riprese hanno condannato l’aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina – dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o come mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente.
Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale.
Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa” (EV 62).

Mi auguro di aver riportato chiarezza e precisione nella terminologia.
Ti ringrazio di avermene data l’occasione.
Ricambio volentieri il bell’augurio che mi hai fatto, con tutta la sua solennità, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo