Quesito

Carissimo Padre Angelo,
anzitutto mi unisco al coro unanime di voci che la ringraziano di cuore per questo servizio di cura pastorale di tanti uomini e donne bisognosi di (ri)avvicinarsi a Lui e di approfondire la conoscenza della Sua Legge. Un dono, questo, che lascia intendere come le strade del Signore siano davvero infinite e riescono ad arrivare a tutti, vicini e lontani, fisicamente e spiritualmente. Grazie a Lui perché ci ha fornito gli strumenti per comunicare in maniera così rapida, efficiente e capillare, e ciò giova molto alla causa della diffusione della Sua Parola! Prego il Signore affinché lei possa continuare a portare avanti questa opera santa, sicuro degli immensi benefici che essa arreca a chi legge la sua rubrica.

Vengo alla mia questione, una questione che mi turba da un paio di giorni e che riguarda il numero delle anime che si salveranno nel Giorno del Signore. In un’omelia di qualche tempo fa – si era in Avvento – ricordo che il sacerdote della mia parrocchia disse, commentando il passo dell’Apocalisse: “Poi vidi, ed ecco l’Agnello che stava in piè sul monte Sion, e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulle loro fronti” che il numero 144000 si dovesse intendere come numero simbolico, che rappresenta l’infinito, almeno potenzialmente, e che dunque si dovesse star tranquilli perché la potenza salvifica di Cristo è infinita. Da un paio di giorni sono venuto a conoscenza di un problema, quello del “piccolo numero relativo degli eletti”, che, nella mia mente, ha creato un piccolo corto circuito, in quanto è andato a “cozzare” con il ricordo dell’omelia brevissimamente accennata sopra, forse da me interiorizzata in una forma non proprio corretta, eccessivamente inclusiva. E’ probabile che io abbia confuso il numero dei “potenzialmente eletti” con quello degli “effettivamente eletti”. Ricercando in internet maggiori informazioni su questo piccolo numero relativo dei salvati, ho letto che nelle Scritture vi sono alcuni riferimenti che confermano tale dottrina: nel diluvio universale (Gn 6), dove 8 persone si salvarono e gli altri morirono tutti, nell’episodio di Sodoma, nella Seconda Lettera di San Pietro (2 Pt 2, 4-10), o nel Nuovo Testamento, direttamente dalle parole di Gesù: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, poiché molti cercheranno di entrare e non lo potranno" (Lc 13, 23-25). E coloro che non si saranno sforzati di entrare per la porta stretta non entreranno mai più! (Mt 7, 13): Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione e molti sono quelli che entrano per essa; mentre stretta è la porta e angusta è la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano”. In particolare, le osservazioni di alcuni Padri e Dottori della Chiesa mi hanno colpito per la gravità dello scarso (scarsissimo?) numero relativo degli eletti. Ad esempio San Giovanni Crisostomo, che dice: “Quante persone si salveranno nella nostra città? Tra tante migliaia di persone, non ce ne sono cento che arriveranno alla salvezza; e ancora non sono sicuro di questo numero. Essendovi tanta perversità nella gioventù e negligenza tra gli anziani” (Hom. XXIV in Act. Apost.). Lo stesso San Tommaso d’Aquino – ho letto – ricorda nella Somma Teologica che la maggioranza degli uomini non raggiunge la salvezza. Il mio turbamento si è fatto ancora maggiore nel leggere certe “sproporzioni” tra eletti e dannati, come quella presente in uno scritto di San Leonardo da Porto Maurizio, che dice: “San Vincenzo Ferreri riferisce, che un arcidiacono di Lione in Francia rinunciò alla sua dignità, e per zelo dell’anima sua si ritirò in un deserto a far penitenza. Spirò lo stesso giorno e ora in cui mori San Bernardo, e apparendo poi al suo Vescovo gli disse: "Monsignore sappiate che nella stessa ora in cui io spirai morirono trentamila persone; di queste l’Abate Bernardo e io salimmo al Cielo senza dilazione alcuna, tre al Purgatorio, e tutte le altre ventinovemilanovecentonovantacinque precipitarono all’inferno"”.

Ora, le chiedo – scusandomi per la lunghezza della premessa – come ci si deve rapportare di fronte a tale numerologia? Vi è l’assoluta certezza che il numero degli eletti sarà minore del numero dei reprobi? Se sì, sarà davvero esso tanto piccolo – mi spingo a dire immensamente più piccolo – rispetto al numero di questi ultimi, considerata la suggestione che viene dalle dichiarazioni di alcuni Padri della Chiesa? Il timore di non far parte di quella cerchia di anime beate, il sapere che la salvezza è solo per pochi, considerando numeri e proporzioni, è forse esso stesso un timore salvifico – una delle tante croci che ci portiamo ogni giorno – necessario alla causa della nostra salvezza? Come si può non cadere nel panico e nello sconforto?

La ringrazio in anticipo per le risposte che vorrà darmi e la prego di ricordarmi in una sua preghiera al Signore e alla Madre Santissima. Le chiedo in particolare di domandare la grazia di innamorarmi follemente di Cristo e di avere una forte nostalgia di Lui. Spero che il Signore possa riempirmi il cuore di speranza e darmi pace per i miei turbamenti presenti e futuri. Nel Rosario che mi accingo a recitare tra poco la ricorderò con gratitudine, per tutto quello che ha fatto e che continua/continuerà a fare per aiutare molte anime, la mia compresa, a camminare sulla retta Via. La abbraccio,
Enrico


Risposta del sacerdote

Caro Enrico,
1. fu posta a Gesù questa domanda esplicita: “Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno” (Lc 13,23-24).
Come vedi il Signore non rispose con dei numeri, ma ha ricordato lo sforzo che si deve fare per potersi salvare.
Certo, ha detto che “molti” non riusciranno a salvarsi.

2. A fronte di questo testo ne troviamo un altro in Ap 7,9.
Qui San Giovanni, dopo avere visto i 144.000 salvati di ogni tribù di Israele, scrive: “Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani” (Ap 7,9).

3. 144.000 è un numero simbolico e risulta dalla combinazione di 12 per 12 per 1.000 eletti.
Il 12 è in riferimento alle 12 tribù d’Israele.
Gli esegeti dicono che questo numero indica perfezione. Non va inteso in maniera materiale come fanno i testimoni di geova e riguarda sia il popolo d’Israele propriamente detto sia il popolo cristiano in generale che san Paolo chiama anche Israele di Dio (Gal 6,18).

4. Oltre a questo numero san Giovanni vede “una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.
Queste parole mostrano l’efficacia della morte di Cristo in forza della quale moltissimi di ogni tribù, lingua, popolo e nazioni si salvano.

5. Pertanto da una parte dobbiamo ricordare il monito di Gesù per cui non è sufficiente dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze” (Lc 9,26). Alla fede è necessario far corrispondere le opere perché diversamente è morta (Gc 2,26)
E dobbiamo ricordare anche che il nostro avversario è sempre all’erta per farci cadere (1 Pt 5,8)
Tuttavia dall’altra dobbiamo avere fiducia nella volontà salvifica di Dio.

6. Questa volontà salvifica è stata espressa da san Paolo con queste parole: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).
È una volontà salvifica sempre operante e in atto nei cuori di tutti gli uomini.

7. Noi siamo certi che Dio dà a tutti gli uomini la grazia almeno sufficiente perchè possano salvarsi.
Se corrispondono a questa grazia, sono aperte le porte per poter riceverla dentro il proprio cuore.

8. Dobbiamo anche dire  che solo Dio conosce il lavorìo che avviene all’interno dei cuori, delle coscienze.
Se i cuori si aprono alla sua azione salvifica ricevono la grazia santificante e con essa la contrizione perfetta, preparata dagli atti imperfetti di contrizione.
E poi insieme con la grazia ricevono la fede necessaria alla salvezza, almeno quella fede che nei suoi elementi essenziali è ricordata così dalla lettera agli Ebrei:  “Senza la fede è impossibile essergli graditi; chi infatti si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Ebr 11,6).

9. Questo processo può avvenire in qualunque momento, anche all’ultimo istante della vita.
Noi siamo certi che Dio è fedele alla sua volontà salvifica.
Inoltre siamo certi che la sapienza di Dio non ha limiti per trovare le vie per entrare nel segreto delle coscienze e portarvi la sua luce soprannaturale.
Questo è il motivo della nostra speranza sul grande numero di coloro che si salvano.

10. Sulle testimonianze delle rivelazioni private è necessario essere cauti.
Mi sembra strano che nella medesima ora in cui è morto san Bernardo (penso che quest’ora sia computabile nei classici sessanta minuti) siano morte 30.000 persone.
Ciò induce a pensare che in quella giornata ne sarebbero morte 720.000 e che in un anno tali morti sarebbero arrivate a 255.500.000! Cifra assurda, se si pensa che oggi le morti all’interno dell’intero pianeta vanno dai sessanta ai settanta milioni l’anno.
Ancor più assurda se si tiene presente quanto  riferiscono gli storici, e cioè che nel primo millennio la popolazione mondiale si mantenne sul numero di 250.000.000 persone circa.
Il dato che mi hai riferito è già sufficiente per squalificare in partenza l’affermazione.

11. Pertanto è meglio attenersi all’unica fonte competente e sicura: la divina Rivelazione, che non ha voluto dare cifre, ma stimolare l’urgenza della conversione e della necessità di stare pronti.

12. La Chiesa, sposa di Gesù Cristo ed eco della sua voce, nella sua liturgia si esprime così: “Deus cuius misericordiae non est numerus et bonitatis infinítus est thesaurus”. “O Dio, la cui misericordia è senza limiti e il tesoro di bontà è infinito”.
Questa è la nostra fede e questa è anche la nostra preghiera e la nostra speranza.
Poggiato su questo San Domenico pregava ogni notte dicendo. “Dio mio, misericordia mia”. E poi pregava per la conversione dei peccatori.
Anche noi andiamogli dietro, fiduciosi nella misericordia del Signore e della Sua Madre Santissima, che è per tutti madre di misericordia.

Ti ringrazio per le parole cortesi e affettuose con cui hai iniziato la tua mail e ti ringrazio anche di avermi attirato su questo tema.
Assicuro la mia preghiera perché il Signore ci usi misericordia e ci porti là dove è Lui, perché questo è stato il motivo della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione.
Ti benedico.
Padre Angelo