Quesito

Rev.do P. Angelo,
pur essendo un peccatore, sono cattolico e desidererei poter restare tale.
Ci sono però cose, nella Chiesa, che non riesco a capire, e che nessuno ha mai saputo spiegarmi.
La prima è: tutti i documenti pontifici (encicliche, motu proprio, lettere apostoliche, ecc…) sono sempre magistero infallibile o no? C’è una, diciamo, "gradazione" in essi, oppure no?
Non potrebbero essere, quando non espongano dogmi in materia di fede o di morale, considerati, almeno in parte, frutto del loro tempo?
Anche alcune parti della Bibbia, oggi, vengono considerate frutti del loro tempo: sappiamo, ad esempio, che è la terra a girare intorno al sole, e non viceversa, anche se ai tempi di Giosuè si credeva diversamente; non ammettiamo più la schiavitù, che, ad esempio, non viene condannata dall’ apostolo Paolo, ecc…
Leggendoli, poi, si notano condanne che oggi nessuno tirerebbe più fuori, si condannava, ad esempi, lo sport femminile ai tempi di Pio XI, si credeva che in qualche modo danneggiasse la donna, e la sua vocazione alla casa, alla maternità ed alla famiglia, si intuisce una condanna del lavoro femminile fuori casa nella "Casti Connubii" dello stesso Pontefice, mentre si parla di "genio femminile" da parte del beato Giovanni Paolo II, il quale, a quanto mi risulta, non ha mai condannato le cose citate prima.
Tornando molto indietro nel passato, oggi nessuno brucerebbe più streghe ed eretici, secoli addietro si faceva.
E pertanto, non potrebbe anche darsi che qualche condanna attuale della Chiesa in futuro si smorzi o scompaia del tutto? 
La ringrazio per l’ attenzione.
Emiliano


Risposta del sacerdote

Caro Emiliano,
1. tra i documenti con cui il Magistero si esprime vi è certo una gradazione per importanza.
Di questo ne avevo già parlato in una risposta pubblicata sul nostro sito e te ne do gli estremi:
?Desidero conoscere il valore dei vari pronunciamenti del Magistero
www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=536
4 ago 2007…

2. Circa i contenuti del magistero, bisogna distinguere tra la materia di fede e di morale e altre materie, come ad esempio tutti gli argomenti che noi oggi mettiamo nella dottrina sociale della Chiesa.
In materia di fede e di morale il magistero si sviluppa in maniera omogenea, senza mai contraddire le affermazioni fatte precedentemente.
Così si è espresso anche Papa Giovanni XXII nel discorso inaugurale del Concilio (11.10.1962): “occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione” (eodem tamen sensu eademque sententia).
E così si è espresso anche Giovanni paolo II in Veritatis splendor: “Lo sviluppo della dottrina morale della Chiesa è simile a quello della dottrina della fede: cf Con. Ecum. Vat. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. 4: DS, 3020, e cap. 4: DS, 3024. Anche alla dottrina morale si applicano le parole pronunciate da Giovanni XXIII in occasione dell’apertura del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962); «Occorre che questa dottrina….” (VS nota 100).
Pertanto in materia di fede e di morale il Magistero della Chiesa, mentre incessantemente si sviluppa e si approfondisce, sostanzialmente rimane identico.

3. Non è così invece per alcuni aspetti della dottrina sociale della Chiesa.
Dico per alcuni aspetti, perché per altri anche nella dottrina sociale della Chiesa si trovano principi che non mutano.
Disse Pio XII: “Se questa dottrina è definitivamente e univocamente fissata nei suoi punti fondamentali, è tuttavia abbastanza larga da poter essere adattata e applicata alle mutevoli vicissitudini dei tempi, purché senza detrimento dei suoi principi immutabili e permanenti” (Ai partecipanti al convegno di A.C… 1945).
Questi principi immutabili sono quelli che riguardano la dignità della persona umana che va sempre considerata come fine e mai come mezzo, la pari uguaglianza fra tutti gli uomini, i principi ordinatori della società, quali il principio di solidarietà, del bene comune, di sussidiarietà,….
Ma la dottrina sociale della Chiesa contiene “anche norme di giudizio e direttive di azione”. È comprensibile che i giudizi siano legati alle situazioni del tempo in cui è stata scritta l’enciclica e che le direttive di azione impartite valgano per quella particolare situazione.

4. In merito alle direttive di azione mi piace ricordare ad esempio il cambiamento riguardante il non expedit, e cioè il divieto di partecipare alle consultazioni politiche elettorali.
Pio X nell’enciclica “Il fermo proposito” (11.6.1905) ai vescovi d’Italia sull’azione cattolica e sociale concede ai cattolici di intervenire nella vita politica dopo il non expedit di Pio IX (13.X.1874).
Questi l’aveva intimato perché ai deputati veniva chiesto di “giurare di sancire lo spoglio della Chiesa” (i. giordani, Le Encicliche sociali dei Papi, p. 222 nota).
Di qui lo slogan: “né eletti, né elettori”.
Ebbene Pio X nell’enciclica menzionata scrive:  “Ragioni gravissime ci dissuadono dallo scostarci da quella norma già decretata da Leone XIII, secondo la quale rimane vietata in Italia la partecipazione dei cattolici al potere legislativo.
Se non che altre ragioni parimenti gravissime, tratte dal supremo bene della società, che ad ogni costo deve salvarsi, possono richiedere che nei particolari si dispensi dalla legge” (n. 13).

5. Circa i giudizi sulle situazioni storiche scrive un documento della  Congregazione dell’educazione cattolica:“È ovvio che la formulazione di giudizi morali su situazioni, strutture e sistemi sociali non riveste lo stesso grado di autorità che è proprio del magistero della Chiesa quando si pronuncia in merito ai principi fondamentali” (La dottrina sociale nella formazione sacerdotale, n. 49).
È necessario dunque distinguere nei pronunciamenti del Magistero ciò che attiene ai principi e ciò che invece riguarda la disciplina e gli interventi di carattere storico.
È il magistero stesso che chiede di usare questa discrezione.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo