Se si debbano accusare i peccati gravi dimenticati e se si possa distinguere tra peccato grave e peccato mortale

////Se si debbano accusare i peccati gravi dimenticati e se si possa distinguere tra peccato grave e peccato mortale

Se si debbano accusare i peccati gravi dimenticati e se si possa distinguere tra peccato grave e peccato mortale

Quesito

Caro Padre Angelo!
Sono ….
Leggendo le sue risposte pubblicate ho letto che i peccati gravi dimenticati non volontariamente sono assolti implicitamente ma qualora tornassero in mente c’è l’obbligo di confessarli.
Per obbedienza una suora mi ha detto di no, che non è necessario.
Mi ha detto che nella confessione non li avrei dovuti dire. Anche se ero sicura di non averli mai confessati.
Inoltre la suora mi ha detto che esiste materia grave e mortale.
Secondo lei i peccati contro la purezza sono gravi ma non mortali e quindi non c’è l’obbligo di confessarli.
Inoltre io ero certa di non aver mai confessato un peccato in cui ho imbrogliato l’università. Ho fatto finta di fare un anno di tirocinio ma in realtà non l’ho fatto e nella tesi ne ho parlato imbrogliando tutti e inventando tutto tranne i riferimenti bibliografici. Per obbedienza io non l’ho confessato quando lei me l’ha detto. Ma ieri ho sentito la necessità di confessarlo. Io mi chiedo: la confessione è sacrilega perchè ho disobbedito alla suora che mi ha accompagnata spiritualmente fino a novembre? Altra cosa ho voluto riconfessare un peccato contro purezza. Anche qui, per disobbedienza o per scrupolo ho fatto una confessione sacrilega? Inoltre non mi è chiara una cosa riconfessare peccati per scrupolo comporta una confessione sacrilega o no. Perchè la suora mi ha detto di sì ma non so se me l’ha detto per farmi paura e mettermi alle strette oppure se è così realmente.
La ringrazio


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. probabilmente in te c’è la tendenza allo scrupolo. E sei portata a vedere peccato mortale dove non c’è (ad esempio l’imbroglio all’università, sebbene non sia un atto virtuoso, tuttavia non ha recato male a nessuno e costituisce forse solo un peccato veniale).

2. Inoltre si possono confessare i peccati già confessati, ma non per mettere in dubbio la precedente assoluzione.
Sarebbe giusto dire al confessore che sono già stati accusati.
In questo caso, il sacerdote in quanto è anche medico dell’anima saprebbe darti buoni consigli per uscire dagli scrupoli, i quali danneggiano sempre qualora vi si presti ascolto.

3. Da quanto capisco dalla tua mail, tra te e la suora c’era un  rapporto di direzione spirituale.
La Suora faceva bene a dirti di obbedirle e ho l’impressione che nelle sue affermazioni volesse calcare la mano per toglierti gli scrupoli.

4. Tuttavia di per sé nelle sue affermazioni ci sarebbero due errori.
Il primo: i peccati gravi non accusati per dimenticanza – sebbene vengano assolti perché c’era la buona volontà di confessarli – tuttavia vanno confessati in una successiva confessione perché l’accusa dei peccati è di diritto divino.
La dottrina della Chiesa insegna che vanno accusati tutti i peccati gravi commessi dopo il Battesimo non ancora direttamente rimessi col potere delle chiavi e non ancora accusati in una confessione individuale (cfr. can. 988 – § 1).

5. L’altro errore è quello di separare il peccato grave da quello mortale.
Il Magistero della Chiesa infatti ha detto che non si può fare questa distinzione (con buona pace anche di un certo onorevole, che farebbe bene a rimanere nel suo campo, quello della filosofia o della politica e non quello della teologia).
Giovanni Paolo II è intervenuto nell’Esortazione postsinodale Reconciliatio et paenitentia e ha dichiarato che “il peccato grave si identifica praticamente, nella dottrina e nell’azione pastorale della Chiesa, col peccato mortale” (RP 17).

6. Inoltre, prima che Papa Giovanni Paolo II intervenisse con questo documento, il Codice di Diritto Canonico varato nel 1983, proprio per evitare di distinguere tra peccato grave e peccato mortale ha affremato che “il fedele è tenuto all’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi” (can 988,1).
Se avesse detto che c’è l’obbligo di accusare i peccati mortali, uno avrebbe potuto dire: il mio è grave ma non mortale.
Invece ha tralasciato la dizione di peccato mortale, e ha detto che vanno accusati tutti i peccati gravi.

7. Sempre nella medesima linea la dottrina della Chiesa insegna “chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione” (Can. 916).

8. Infine va ricordato che i peccati sessuali hanno a che fare con materia grave e pertanto sotto il profilo oggettivo sono di per sé gravi e cioè mortali.
Lo afferma la Dichiarazione Persona humana della Congregazione per la dottrina della fede: “Ora, secondo la tradizione cristiana e la dottrina della Chiesa, e come riconosce anche la retta ragione, l’ordine morale della sessualità comporta per la vita umana valori così alti che ogni violazione diretta in quest’ordine è oggettivamente grave” (PH l0).

9. Questa medesima Dichiarazione dice che i peccati sessuali distruggono la carità e fanno perdere la grazia: “L’uomo pecca mortalmente non soltanto quando il suo atto procede dal disprezzo diretto di Dio e del prossimo, ma anche quando coscientemente e liberamente, per qualsiasi motivo, egli compie una scelta il cui oggetto è gravemente disordinato, in questa scelta, infatti, è già incluso il disprezzo del comandamento divino: l’uomo si allontana da Dio e perde la carità” (PH 10).

10. Molto probabilmente la Suora, vendendoti incline allo scrupolo, intendeva minimizzare le tue colpe e probabilmente voleva dire che non hai commesso peccati gravi in materia di purezza. Ma il suo linguaggio è stato impreciso.
Doveva dirti che nel caso che le riferivi non c’era materia grave.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

Di |2017-09-19T15:00:00+00:0019 settembre 2017|Un sacerdote risponde - Teologia morale - Generale|