Una volta compiuta la risurrezione ed il giudizio universale, come sarà il nostro corpo? Sarà giovane?

////Una volta compiuta la risurrezione ed il giudizio universale, come sarà il nostro corpo? Sarà giovane?

Una volta compiuta la risurrezione ed il giudizio universale, come sarà il nostro corpo? Sarà giovane?

Quesito

Salve Padre.
Mi chiamo Simone, sono un ragazzo di 15 anni cattolico e praticante.
Questa è la mia seconda domanda su questo sito.
Stavolta, la mia domanda è sull’escatologia.
So che, come lei ha scritto qui: http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=1155 rispondendo a una domanda, tutti noi risorgeremo con questo corpo. È verità di fede ed è sancito dal Concilio Lateranense IV.
Ecco, io ho una domanda. La mia domanda è la seguente:
Ma, una volta compiuta la risurrezione ed il giudizio universale, come sarà il nostro corpo? Cioè, come sarà il nostro corpo in cielo quando tutto sarà compiuto?
Il nostro corpo sarà giovane?
Se sarà così, se a risorgere e a passare il giudizio con beatitudine dovesse essere un bambino, quel bambino riceverebbe il corpo di un giovane una volta che tutto sarà compiuto?
Davvero, dopo la risurrezione e il giudizio, non ci saranno bambini in cielo perché il corpo di un bambino non è "perfetto" come quello di un giovane?
Ho un debole per i più piccoli, è un desiderio grande per me aiutarli e dargli affetto, sopratutto ai più bisognosi…
È per me difficile pensare ad un paradiso senza bambini…
Purtroppo sono tanti i bimbi innocenti morti…tutti loro diventerebbero dei giovani?
Ecco, non so se ho formulato bene la mia domanda, spero di si…
Colgo anche l’occasione per ringraziarla per tutto quello che fa per il prossimo con questo sito.
Simone


Risposta del sacerdote

Caro Simone,
1. ti presento anzitutto quanto scrive il Catechismo Romano del Concilio di Trento, che è un Catechismo fatto per i parroci per aiutarli nella predicazione.
Nel testo che leggerai è sottinteso che i bambini risorgeranno come bambini, perché ad essi non manca nulla della loro perfezione.
Ecco che cosa si legge:

“§ 134. Risorgerà il corpo di ogni singolo uomo

Va inoltre precisato che il cristiano ha la certezza che nella risurrezione finale risorgerà, per ciascun uomo, proprio quello stesso e medesimo corpo che fu suo durante la vita sebbene corrotto dalla morte e ridotto in polvere.
Tale è il pensiero dell’Apostolo quando scrive:
Questo corpo corruttibile deve rivestirsi di incorruttibilità (1 Cor 15,53). Anche Giobbe lo afferma: “E nella carne mia vedrò il mio Dio; lo vedrò io stesso, i miei occhi lo mireranno, e non un altro (Gb 19,26).
Ciò del resto risulta dalla definizione stessa di risurrezione. Essa infatti, secondo san
Giovanni Damasceno, è un ritorno alla condizione da cui si era caduti (De fide orthodoxa,
4,27).
Se consideriamo infine la ragione per cui avviene la risurrezione, non vi può essere dubbio in proposito. I corpi infatti saranno risuscitati affinché ciascun uomo abbia ciò che il suo corpo si è meritato, secondo il bene e il male compiuti.
L’uomo deve quindi necessariamente risorgere con lo stesso corpo con cui servì Dio o il demonio, per ricevere in quel medesimo corpo la corona del trionfo e il premio oppure la pena eterna e il supplizio.

§ 135. Integrità del corpo risorto

La risurrezione del corpo va intesa nel senso che, con esso, sarà richiamato in vita anche tutto ciò che appartiene alla realtà della natura corporea e tutto ciò che è esigenza del decoro e della completezza dell’uomo.
Ecco come ne parla sant’Agostino: «Non vi sarà allora nei corpi ombra alcuna di
difetto; se taluni in vita erano troppo pingui e grassi non I non riprenderanno l’intera mole del corpo, ma la parte superiore a quella ordinaria sarà considerata superflua.
Al contrario, tutto ciò che la malattia o la vecchiaia avrà consumato nel corpo sarà riparato per la virtù divina di Cristo, come avverrà per coloro che fossero stati gracili o magri. Poiché Cristo non solo ci riparerà il corpo, ma reintegrerà pure tutto quello che ci fu tolto dalla miseria e dalla deficienza della nostra vita» (De
civitate Dei
, 22,19).
E altrove lo stesso Agostino precisa: «L’uomo non riprenderà i capelli che aveva, ma quelli che converranno a lui secondo ciò che diceva Cristo: "Tutti i capelli del vostro capo sono numerati"» (De civitate Dei, 22,19).
In primo luogo, ci saranno ridonate tutte le membra del corpo, essendo esse parte integrante della natura dell’uomo. Chi perciò, per difetto di nascita o per malattia, fosse stato privo dei suoi occhi, gli storpi o gli zoppi o comunque i minorati risorgeranno con il corpo integro e perfetto; in caso contrario, infatti, non sarebbe soddisfatto il desiderio dell’anima di riunirsi al corpo, desiderio che tutti sappiamo con certezza che dovrà essere appagato.
È certo inoltre che la risurrezione dei corpi, come la loro creazione, va annoverata fra le più stupende opere di Dio. Come quindi all’inizio della creazione tutte le cose uscirono perfette dalle mani di Dio, così avverrà anche nella risurrezione finale. A proposito dei martiri,
sant’Agostino scrive: «Essi non saranno privi di quelle membra; tale mutilazione sarebbe
disonorevole per il corpo (i martiri che furono decapitati dovrebbero infatti risorgere senza la testa). Rimarranno però nelle loro membra le cicatrici gloriose della spada, più splendenti dell’oro e delle gemme preziose, come lo sono le cicatrici delle ferite di Cristo»
(De civitate Dei, 22,19).
Questo vale anche per i peccatori, anche se le loro membra, nel caso specifico, siano state amputate per una colpa personale. L’acutezza, infatti, della loro sofferenza sarà in proporzione delle membra da essi possedute; perciò quella restituzione delle membra non ritornerà a loro vantaggio, ma a loro disgrazia e miseria. Il merito e il castigo non sono attribuiti alle membra, ma alla persona che le possiede; pertanto esse saranno integralmente restituite ai buoni in premio e ai cattivi in supplizio.

§ 136. Immortalità dei corpi risorti

Il corpo dunque risorgerà, sarà cioè richiamato alla vita. Ma il suo stato sarà assai diverso. I corpi risorti avranno infatti una grande differenza rispetto a come erano in terra: mentre quaggiù erano soggetti alle leggi della morte, una volta risorti essi saranno immortali. Questa meravigliosa reintegrazione della natura è merito della vittoria di Cristo sulla morte.
Dice infatti la Sacra Scrittura: Eliminerà la morte per sempre (Is 25,8).
E altrove: Dov’è, o morte, la tua peste? (Os 13,14). Spiegando queste parole, san Paolo scrive: L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte (1 Cor 15,26).
In san Giovanni leggiamo: Non ci sarà più la morte (Ap 21,4).
Era conveniente che il peccato di Adamo fosse totalmente vinto per merito di Cristo con la distruzione dell’impero della morte. Ed era pure conforme alla giustizia divina che i buoni godessero per sempre una vita beata e che i cattivi, dovendo scontare pene eterne, invocassero la morte e non la trovassero, desiderassero morire e la morte fuggisse da loro.

§ 137. Doti dei corpi risorti

I corpi risorti dei santi avranno inoltre meravigliose doti, che li faranno immensamente nobili e splendenti. Sulle orme di san Paolo, i Padri parlano di quattro doti dei corpi risuscitati.
La prima è l‘‘impassibilità, il dono e la qualità cioè per cui i corpi risorti non potranno più in alcun modo soffrire, né essere colpiti da alcun dolore e molestia. Non potrà nuocere loro né il freddo, né il caldo, né la pioggia. Dice san Paolo: [Il corpo] si semina corruttibile e risorge incorruttibile (1 Cor
15,42).
I teologi scolastici hanno chiamato questa incorruzione con il termine di «impassibilità», per esprimere una qualità esclusiva dei corpi gloriosi degli eletti.
I corpi dei dannati sono anch’essi incorruttibili, ma non impassibili, poiché possono soffrire il freddo, il caldo e qualsiasi molestia.
Viene poi lo splendore, il dono cioè per cui i corpi dei santi risplenderanno come il sole. Lo attesta Cristo: Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,43). E perché nessuno dubitasse di queste sue parole,
Gesù le confermò con l’esempio della sua trasfigurazione (cfr. Mt 17,2). San Paolo designa
questo dono ora come «gloria», ora come «splendore». Scrive infatti: il Signore Gesù
Cristo … trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al corpo suo splendido
(Fil 3,21). E altrove: Seminato nella miseria, risorgerà nella gloria (1 Cor 15,43).
Il popolo ebreo vide una pallida immagine di questa gloria nel deserto, quando Mosè, di ritorno dal colloquio avuto con Dio sul Sinai, apparve così splendente in volto che i figli di Israele non poterono sostenerne la visione (cfr.
Es 34,29).
Questo splendore consisterà in una luce che si irradia su tutta la persona dall’intima e
perfetta felicità dell’anima, quasi un riflesso della sua beatitudine; allo stesso modo in cui l’anima stessa sarà beata per comunicazione della felicità divina. Non tutti, però, fruiranno in uguale misura di questo privilegio. Infatti tutti i santi saranno ugualmente impassibili, ma non tutti avranno pari splendore. L’Apostolo dice che altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro ancora quello delle stelle. E come una stella differisce dall’altra per il suo splendore, così anche i corpi dopo la risurrezione (cfr. 1 Cor 15,41).
A questa dote va unita quella dell’agilità, cioè il dono per cui il corpo sarà liberato dal peso
che in terra lo affatica, così che potrà muoversi con la massima facilità dovunque voglia il
desiderio dell’anima, con un movimento talmente celere che nessun altro può esservi
paragonato. Tale è la dottrina di sant’Agostino nel De civitate Dei e di san Girolamo nel suo commento a Isaia. Per questo san Paolo scrive: [Il corpo] si semina debole e risorge pieno di
forza
(1 Cor 15,43).
L’ultima proprietà è la sottigliezza, in virtù della quale il corpo sarà completamente sotto il dominio dell’anima, cui servirà e ubbidirà in modo perfetto. San Paolo dice: Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale (1 Cor 15,44)”.

2. Adesso ti presento quanto scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica, che è il catechismo del Concilio Vaticano II.
È stato scritto per i Vescovi delle varie parti del mondo perché modellino i loro catechismi particolari secondo la dottrina qui esposta.
Il linguaggio, come vedrai, è più sintetico.

Come risuscitano i morti?

997 Che cosa significa «risuscitare»?
Con la morte, separazione dell’anima e del corpo, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato.
Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù.

998 Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: «quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,29).

999 Come? Cristo è risorto con il suo proprio corpo: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!» (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, «tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti», ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso, in «corpo spirituale» (1 Cor 15,44):
Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco… Si semina corruttibile e risorge incorruttibile… E’ necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità (1 Cor 15,35-37; 1 Cor 15,42; 1 Cor 15,53).

1000 Il «come» supera le possibilità della nostra immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede. Ma la nostra partecipazione all’Eucaristia ci fa già pregustare la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo: Come il pane che è frutto della terra, dopo che è stata invocata su di esso la benedizione divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà, una terrena, l’altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l’Eucaristia non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della risurrezione (Sant’Ireneo di Lione ).

1001 Quando? Definitivamente «nell’ultimo giorno» (Gv 6,39-40; Gv 6,44; Gv 6,54; Gv 11,24); «alla fine del mondo» (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48). Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo: Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo (1 Ts 4,16)”.

3. Come avrai notato, il Catechismo della Chiesa Cattolica non è sceso ai particolari che tu desideri conoscere.
Ed è per questo che ti ho presentato il testo del Catechismo Romano, che costituisce sempre un valido punto di riferimento per conoscere la dottrina della Chiesa.

Ti auguro un sereno tempo di Pasqua, ricco di grazia e di pace.
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo