Perché Dio non si rivolge a tutti? Io sono non credente da molti anni

Perché Dio non si rivolge a tutti? Io sono non credente da molti anni

Quesito

Se il messaggio di Dio è universale e rivolto a tutti gli uomini, perché ha deciso di rivelarsi in un’epoca, in un luogo e a un popolo ben preciso? Perché nessun altro ha avuto questo privilegio?
Sono non credente da molti anni ormai, questo è uno dei principali motivi che mi hanno allontanato dalla fede. In un certo senso penso che Dio non meriti la mia attenzione e il mio credo, non sono mai stato in contatto con lui, non l’ho mai visto né sentito. Se vuole rivolgersi a tutti noi, perché non lo fa rivelandosi in ciascun individuo?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. ti chiedo scusa anzitutto per il grande ritardo con cui ti rispondo, ma solo oggi sono giunto alla tua.
Per la prima domanda ho già pubblicato nel nostro sito una risposta.
Te ne do gli estremi perché la possa leggere: Perché Dio si è scelto un popolo e non si è manifestato a tutti?

2. Per la seconda: potrei dire che Dio parla ad ogni uomo attraverso la coscienza, all’interno della quale scopriamo alcuni imperativi universali che non siamo noi a darci e che sono identici in tutti gli uomini.
Qualcuno ha osservato che di fronte ad una legge universale ed eterna ci si trova ugualmente di fronte ad un legislatore altrettanto universale ed eterno perché le leggi non si fanno da sole. E questo legislatore è Dio.

3. Kant diceva che l’uomo conosce solo il fenomeno e non il noumeno. Da questo erroneamente concludeva che l’uomo non può dimostrare razionalmente l’esistenza dio di Dio.
Tuttavia riconosceva che due cose gli parlavano di Dio: il cielo stellato e la coscienza morale.

4. È molto bello quanto il Concilio Vaticano II dice a proposito della coscienza: “Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire.
Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa questo, evita quest’altro.
L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato.
La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Gaudium et spes, 16).

5. Queste parole sono molto simili a quelle di un pensatore inglese e anglicano che successivamente è diventato cattolico, J.H. Newmann.
Ebbene, Newmann diceva: “La coscienza non consiste… in un desiderio di essere coerenti con se stessi; essa è un messaggero che viene da Colui che, tanto nella natura che nella grazia, ci parla quasi attraverso un velo e ci ammaestra e ci guida col mezzo dei suoi rappresentanti.
La coscienza è un vicario aborigeno (il primo fra tutti) di Cristo, un profeta delle sue informazioni, un monarca nei suoi ordini, un sacerdote nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi; ed anche se l’eterno sacerdozio che si trova incarnato nella Chiesa potesse cessare di esistere, nella coscienza permarrebbe il principio sacerdotale ed avrebbe il predominio” (Lettera al duca di Norfolk, c. 5).

6. Diceva anche: “La mia natura sente la voce della coscienza come una persona.
Quando le obbedisco, mi sento soddisfatto; quando le disobbedisco, provo un’afflizione, proprio come ciò che sento quando accontento o dispiaccio qualche amico caro… Un’eco implica una voce; una voce, qualcuno che parla.
È colui che parla che io amo e venero”.

7. Se ci pensi, è la tua stessa esperienza e ti accorgi che Dio è infinitamente più vicino a te di quanto tu non pensi.
Forse anche tu stai facendo l’itinerario di Sant’Agostino prima della conversione.
Cercava Dio fuori di sé, mentre Dio gli era dentro.
Ecco che cosa Sant’Agostino scrive nelle Confessioni: “Dov’eri dunque allora, e quanto lontano da me? Io lontano da te vagavo escluso persino dalle ghiande dei porci che di ghiande pascevo (Lc 15,16). (…). Lungo quei gradini fui tratto sino agli abissi infernali (Prv 9,18), febbricitante, tormentato dall’arsura della verità, mentre, Dio mio, lo riconosco davanti a te, che avesti misericordia di me quando ancora non ti riconoscevo, mentre cercavo te non già con la facoltà conoscitiva della mente, per la quale volesti distinguermi dalle belve, ma col senso della carne. E tu eri più dentro in me della mia parte più interna e più alto della mia parte più alta” (3, 6, 11).

8. E ancora: “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori.
Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
Eri con me, e io non ero con te.
Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace (Confessioni, 10, 28, 39).

9. Ti auguro di scoprire questa Persona, che è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto” (Gv 1,9-10).
Sta illuminando anche te, mentre mi leggi.
È desideroso di illuminare tutto il percorso della tua vita.
Non solo, ma è anche desideroso di comunicare a te tutto se stesso.

Ti prometto una preghiera perché tu lo possa conoscere, amare e possedere.
Ti benedico.
Padre Angelo

Di |2017-09-04T15:00:00+00:0004 settembre 2017|Un sacerdote risponde - Teologia morale - Generale|