Quesito

Caro Padre Angelo,
Avrei alcune domande di argomento teologico, in relazione tra loro:
Perché il battesimo non cancella le conseguenze (che mi pare dopo il battesimo siano solo terrene) del peccato originale?
Il peccato originale ha modificato la natura umana?
Se sì, perché secondo San Tommaso d’Aquino la Redenzione non ha cambiato la natura umana, ma la partecipazione alla natura Divina va intesa nel senso di destino dell’uomo?
Perché allora San Paolo parla di trasfigurazione finale della creazione, sottomessa alla caducità a causa del peccato?
In quale senso va intesa la formula nell’offertorio “mirabiliter condidisti, mirabilius reformasti”?
La ringrazio e la saluto
Massimo


Risposta del sacerdote

Caro Massimo,
1. avevo già risposto nel 2008 ad una domanda che nella prima parte è abbastanza simile alla prima delle tue domande.
Avevo riportato le motivazioni di San Tommaso che sono soprattutto tre e che si riconducono tutte ad un’intenzione misericordiosa di Dio nei nostri confronti.
Eccole:
1- col battesimo l’uomo viene incorporato a Cristo e diventa suo membro.
È quindi conveniente che l’uomo venga conformato a Cristo, il quale, pur essendo venuto tra noi pieno di grazia e verità, ha voluto prendere un corpo soggetto alla sofferenza e alla morte ed essere poi risuscitato alla vita gloriosa.
San Paolo dice che col battesimo diventiamo “eredi di Dio, coeredi di Cristo, se tuttavia soffriamo con lui per essere con lui anche glorificati" (Rm 8,17).
2- Come potremmo ottenere la corona della vittoria se non avessimo combattuto?
Non sarebbe pienamente nostra quella vittoria se ci fosse semplicemente cascata addosso!
Questo combattimento, secondo san Tommaso, fu prefigurato dai Giudici con queste parole: “Sono queste le nazioni che il Signore lasciò sopravvivere per porre a prova con esse Israele, affinché gli ebrei imparassero a combattere con i loro nemici e si abituassero alla guerra" (Gdc 3,1-2).
3- Era conveniente che rimanessero tali penalità altrimenti gli uomini avrebbero corso il pericolo di desiderare il battesimo per ricevere l’immunità dal dolore nella vita presente, e non invece che per la gloria della vita eterna (cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, Somma teologica, III, 69, 3).

2. Nel secondo quesito ti domandi se la natura umana sia rimasta intatta o sia cambiata col peccato originale.
Ebbene, se per natura umana s’intende che l’uomo è fatto di corpo e di anima razionale, la natura umana non è mutata dopo il peccato originale.
Dopo il peccato originale sono comparse invece le inclinazioni al male, ma queste non cambiano l’essenza della natura umana.
Pertanto dopo il peccato originale è solo il modo di operare dell’uomo che viene infiacchito ed è soggetto al male.

3. La nostra partecipazione alla natura divina non muta la natura umana nello stesso modo in cui il ferro messo dentro il fuoco non perde la sua natura di ferro.
Rimane sempre ferro, anche se nel frattempo ha acquisito l’incandescenza.
Se venisse mutata la sua natura, tolto dal fuoco non tornerebbe più ad essere ferro.
Così è analogamente della natura umana che diventa partecipe della natura divina mediante la grazia.

4. Mi domandi “perché allora San Paolo parli di trasfigurazione finale della creazione, sottomessa alla caducità a causa del peccato”.
Più che di trasfigurazione, san Paolo parla di liberazione dalla caducità.
San Paolo si riferisce all’incapacità di sottomettere a Dio tutte le cose a motivo della presenza del peccato.
La natura attende di essere liberata da questa incapacità (Rm 8,19). In se stessa però non è mutata. È solo l’uomo, ferito dal peccato originale, che non è più capace di rivolgerla a Dio secondo il progetto iniziale.
Solo alla fine, quando il peccato sarà eliminato una volta per tutte, la natura risplenderà nel suo disegno primigenio di rivelare e comunicare le perfezioni divine.

5. Chiedi infine il significato delle parole “mirabiliter condidisti, mirabilius reformasti”, e cioè: “in maniera mirabile hai creato l’uomo e in maniera ancor più ammirabile lo hai riformato”.
Queste parole della liturgia della Chiesa ricordano che la grazia effusa dopo la redenzione operata da Cristo è più abbondante di quella che godeva Adamo nello stato di innocenza.
La grazia che ora ci viene data non solo ci conforma alla natura divina, ma anche al Cristo morto, risorto e asceso al cielo, donando così alle nostre povere azioni compiute in Cristo un merito in qualche modo infinito ed eterno.

Ti auguro un santo Natale, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo