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Quesito

Giornata Buona, padre Angelo.
Sono una consultatrice assidua dell’archivio con i quesiti e soprattutto con le sue risposte a tutti i nostri dubbi. Grazie per questo servizio che lei svolge e che trovo molto illuminante per la mia vita spirituale.
Ora, anch’io, approfitto della sua pazienza e le rivolgo questa domanda:
Questa mattina, alla Santa Eucaristia, ho ascoltato il passo che inizia il vangelo (che io amo moltissimo) di Giovanni. Una frase mi ha colpito tantissimo : "A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati."
Cosa vuol dire "ha dato il potere di diventare figli di Dio"? Io non sono già figlia di Dio? Perchè dice che mi dà il potere, come fosse qualcosa che poi posso fare, realizzare io?
Grazie, padre Angelo


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. capisco bene il tuo stupore.
Ma prima di aver ricevuto il Battesimo non eri ancora figlia di Dio.
Eri una sua creatura, anzi una persona, e quindi della massima dignità.
Ma figli di Dio non si nasce. Lo si diventa.
San Giovanni è chiaro: “ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12)
Lo diventano quelli che lo accolgono. “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare…”
Quest’affermazione di san Giovanni può lasciar intendere che qualcuno potrebbe non accoglierlo e pertanto potrebbe non diventare figlio di Dio.

2. Che significa allora diventare figli di Dio?
San Paolo dice che noi siamo chiamati a diventare “figli adottivi” di Dio.
Essere figli di Dio non è la stessa cosa che essere creature di Dio.
Creature lo sono anche i cani, i gatti e i topi. Ma non sono figli di Dio né possono diventarlo.
Come un bambino orfano diventa figlio adottivo di due genitori quando questi lo prendono e lo mettono a parte di tutti i loro averi, così fa Dio ci adotta come figl, per dare anoi tutto quello dall’eternità dà al Figlio suo, il Verbo, l’Unigenito.

3. Ma Dio ci adotta in una maniera immensamente più forte.
Infatti mentre i genitori possono dare al bambino che adottano il loro affetto e tutti i loro beni, ma non il loro DNA, Dio invece, oltre a darci tutti i suoi beni, mette dentro di noi un germe di vita divina, che si chiama grazia santificante.
Questa grazia santificante ci rende partecipi della natura divina, un po’ come il ferro che, messo dentro il fuoco, diventa incandescente.

4. Il ferro per natura non è infuocato. Ma può diventarlo.
Così noi per natura non siamo partecipi della natura divina. Abbiamo solo la nostra natura umana.
Ma Dio vuole renderci partecipi anche della sua natura divina attraverso la grazia, che porta in noi la presenza personale di Dio, ci abilita a pensare come pensa Dio (ecco che cosa è la fede!), ad amare come ama Dio (ecco che cos’è la carità!), a confidare nell’aiuto di Dio Padre e della onnipotenza di Cristo Salvatore (ecco che cosa è la speranza!).

5. Giovanni Paolo II, nel messaggio natalizio Urbi et Orbi del 25.12.1989, si chiede: “Quanti non L’hanno accolto? Quanti non L’accolgono? Quanti sanno di Lui? Quanti non sanno? Vorremmo calcolare con le statistiche umane, ma quanto lontano giunge questa potenza che è in Lui: Nato- Crocifisso – Risorto. Vorremmo sapere umanamente, quanti sono diventati, in Lui e per Lui, figli di Dio – figli nel Figlio. Ma i metri umani non possono misurare il mistero di Dio. Non possono misurare il Dono della Nascita di Dio, la quale è presente nella storia dell’uomo e nella storia del mondo, la quale opera nelle anime umane mediante la potenza dello Spirito che dà la Vita”.

6. Se san Paolo dice che con la grazia diventiamo figli adottivi di Dio, San Giovanni dice che semplicemente che diventiamo figli di Dio, senza mettere l’aggettivo “adottivo”.
Probabilmente perché non voleva che s’intendesse l’adozione a figli di Dio come l’adozione umana.
Si tratta infatti di una realtà immensamente più grande perché Dio con la grazia mette dentro di noi un germe divino (1 Gv 3,9). E in forza di questo germe divino Egli stesso inabita nel nostro cuore.

7. Questo titolo di figli di Dio non è dunque un nome vano né una semplice iperbole, perché con la grazia santificante diventiamo per grazia ciò che il Figlio (Gesù Cristo) è per natura.
Senza identificarci con Lui e senza sopprimere la nostra natura, Dio ci rende partecipi della sua natura, ci partecipa del suo Spirito, delle sue luci con la fede, del suo amore con la carità, delle sue operazioni con la sua grazia.
Generandoci come figli, ci dà tutto ciò di cui ha diritto il figlio, compresa l’eredità: “E se figli, siamo anche eredi. Eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze, per partecipare anche alla sua gloria” (Rm 8,17).

Ti auguro una fruttuosa e santa quaresima. 
Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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