Quesito

Caro P. Angelo, 
le avevo scritto già qualche tempo fa, oggi vorrei chiederle delle delucidazioni sull’amore sponsale, che non sono riuscita a cogliere su internet. Sento spesso, all’interno dell’ambiente cristiano che frequento, l’espressione "morire a se stessi per amare l’altro", ma non mi è del tutto chiara. So bene che non viene posto l’accento sull’amore (e amare) come sentimento, emozione, bensì come gratuito dono di sè, impegno responsabile a voler il bene dell’altro, ma se vi sono delle problematiche oggettive che rendono faticoso e difficile il rapporto di coppia, "morire" in che cosa consiste concretamente? è una questione di atteggiamento al problema, di maturità?
Spesso invece, scaturiscono forme di giudizio e di critiche, di fronte alle quali ci si chiude in silenzi ostinati, e posizioni difensive che non edificano di certo.
In attesa di una sua risposta, la ringrazio anticipatamente di cuore, e le chiedo anche una preghiera per ottenere lumi e discernimento per questa questione così delicata.
Saluti


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. l’amore sponsale è l’amore per il quale uno è disposto a svuotare se stesso per il bene del coniuge.
Presuppone il morire ai propri capricci e agli egoismi.
Quando si ama l’altro in maniera vera, e cioè lo si vuole felice e interiormente ricco, si è contenti di rinunciare a se stessi.

2. Per un cristiano si tratta di un’applicazione alla morale coniugale di quanto dice San Paolo nella lettera ai Romani: “Ciascuno di noi cerchi di compiacere il prossimo nel bene, per edificarlo. Cristo infatti non cercò di piacere a se stesso” (Rm 15,2-3),.
Ogni cristiano, e tanto più i coniugi cristiani, hanno il dovere di rinunziare al proprio comodo e adattarsi alle esigenze degli altri per renderli contenti purché queste esigenze non siano contrarie alla legge di Dio.
Per questo San Paolo precisa che dobbiamo compiacere il prossimo “nel bene”.

3. Ma è proprio qui che possono nascere dei conflitti perché quello che ad uno pare un bene,  all’altro può sembrare un male.
Di qui, come tu osservi, hanno origine gli arroccamenti sulle proprie posizioni, ci si chiude nel silenzio nella speranza che l’altro capisca e cambi idea.

4. I coniugi cristiani dovrebbero evitare di creare un clima pesante all’interno della famiglia.
Loro dovere è di ricorrere subito a Colui che dal Profeta Isaia è stato annunciato come il “Consigliere Ammirabile” (Is 9,5) e a Colei che nelle litanie lauretane viene invocata come sede della Sapienza.
Quando si attinge la Luce dal Signore e quando si confida sulla forza persuasiva dei doni dello Spirito Santo si è più pronti alle mozioni divine e diventa più facile trovare l’accordo.

5. Non posso dimenticare che San Tommaso d’Aquino quando aveva dei testi di difficile comprensione da commentare, perché magari il testo stesso era corrotto, si rivolgeva a  Dio con la preghiera e anche con il digiuno.
E in maniera sorprendente gli veniva data la luce per spiegare tutto in modo mirabile.

6. Penso che si possa applicare anche alle eventuali tensioni che si creano in famiglia il criterio attribuito a Sant’Agostino per comporre ogni conflitto: “In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas”, che tradotto in italiano suona così: "occorre unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte".

7. “In tutte la carità”: si tratta di amarsi a vicenda con un amore divino, con un amore che è invocato da Dio e che vuole donare all’altro il bene più grande che è Dio stesso, la sua presenza dentro di lui, la sua illuminazione e la sua santificazione.

8. Tra la Madonna e San Giuseppe non c’è stata nessuna divergenza nel governo della famiglia, perché tutti e due erano animati dalla carità e dai doni dello Spirito Santo.
Niente più di queste realtà soprannaturali poteva tenerli costantemente uniti nel pensiero e nella volontà.
Noi, certo, non siamo la Madonna e San Giuseppe. Ma questo ci ricorda che nell’impegno costante di santificazione e di piacere a Dio troviamo la forza segreta per superare ogni tensione.

Ti assicuro la preghiera che mi hai chiesto, ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo