Quesito

Pace e bene, carissimo fratello maggiore dal volto sconosciuto!
Ti ringrazio infinitamente per il tuo impegno e solerzia nel vivere questo servizio di predicazione così gratuito e amorevole, è davvero una cosa ammirabile nella sua forma e novità: lo Spirito Santo di Dio davvero si rinnova attraverso di te e fa nuove tutte le cose!
Spero inoltre di darti un briciolo della ricompensa che il Signore vorrà elargirti a suo tempo comunicandoti come devo tanto alle tue parole: per gioia, salvezza e sapienza; non è una cosa facilmente percepibile con piena consapevolezza, ma qualche domanda/risposta davvero penso che abbia fatto un bellissimo e silenzioso lavoro nel mio cuore: come uno spaventapasseri! I corvi che dalla strada s’avvicinavano per rubare il seme ceduto alla terra, grazie ad alcune dritte, hanno trovato più difficile avvicinarsi!
Dato che siamo in Quaresima mi è venuto in mente di approfondire il tema.
– E’ giusto e completo dire che la penitenza ha la duplice dimensione di palestra all’amore (le olimpiadi paoline) quindi un allenamento pedagogico all’amore e del sacrificio spirituale? Se sì, ma anche se fosse falso o incompleto, quali sono le basi teologiche, buone, della mortificazione?
– Nella nostra vita quotidiana, nel nostro tempo, hai qualche consiglio particolare da applicare nel caso pratico (ad es., come scegliere un "fioretto" da vivere durante il TQ)? Mi ha colpito in particolare il passo di Gioele delle ceneri ("laceratevi il cuore, non le vesti").
– In passato era molto frequente la mortificazione del corpo nel suo senso più letterale. Ora, al giorno d’oggi, qual è la posizione della Chiesa su questo? Dato che il corpo è un dono supremo di Dio e tempio dello Spirito Santo, non è un controsenso "crocifiggere" letteralmente il corpo (con strumenti vari) se con tale azione non si riesce comunque a crocifiggere la "carne" intesa come fonte di peccato (S. Paolo)?

Ti ricorderò più spesso a Dio, visto che ti impegni in questo duro e appassionante lavoro: che Dio sia davvero sempre la Luce che ti ispira nel rispondere a questi figli!
Davvero questa rubrica è un angolo prezioso per noi giovani, che abbiamo bisogno di guide che in un mondo ballerino, spezzino la Parola per noi e dicano con amore dei SI e, soprattutto, dei NO.
Andrea


Risposta del sacerdote

Caro Andrea,
ti ringrazio anzitutto del fraterna simpatia che hai voluto esprimerci.
Non dobbiamo cercare il plauso degli uomini, altrimenti avremmo perso in partenza quello che ci potrebbe dare il Signore.
Tuttavia le parole di incoraggiamento sono uno stimolo a perseverare. Sono anch’esse un dono del Signore.
Grazie.

1. Vengo adesso a rispondere alla tua domanda.
È vero che il corpo è dono di Dio, anche se non è il dono supremo.
Il dono supremo di Dio è Dio stesso e proprio da questo dono supremo il corpo riceve la sua massima dignità: quella di diventare tempio vivo di Dio, tempio dello Spirito Santo.

2. Parlando di mortificazioni non possiamo dimenticare di avere una natura segnata dal peccato originale, con le sue inclinazioni al male, rafforzate dai peccati personali.

3. C’è la mortificazione dunque perché c’è il peccato.

4. Il fine della vita cristiana è la carità, l’amore soprannaturale che ci unisce a Dio e al nostro prossimo.

5. La mortificazione è essenzialmente un mezzo in ordine alla carità.
Se si dimentica questo, si stravolge la fisionomia della nostra religione cristiana.
La mortificazione anzitutto mostra, attraverso l’espiazione del peccato, il nostro amore per Dio.
È come un cammino a ritroso che intende cancellare tutte le radici che il peccato ha messo dentro la nostra vita.
Si vuole attuare in questo modo il restauro di quel capolavoro che Dio ha voluto compiere quando ha deciso di fare di noi e del nostro corpo il suo tempio vivo e santo.

6. Inoltre la mortificazione intende eliminare le inclinazioni al male, al capriccio e all’egoismo in modo che la nostra vita si possa esprimere sempre e verso tutti come atto di amore.

7. Come vedi, la mortificazione serve all’amore.
Anzi serve a quell’amore con la A maiuscola che si chiama carità, la quale ci conferisce la capacità di amare con il cuore di Cristo.
Con questo Cuore la carità ci dà la possibilità di amare Dio, noi stessi, il prossimo.
Per questo san Tommaso diceva che la mortificazione è la molla della prontezza nella devozione e nell’amore.

8. Non possiamo dimenticare che la base fondamentale della penitenza e della mortificazione ce l’ha data Gesù con le prime parole della sua predicazione evangelica: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).
Questo convertitevi traduce alla lettera il verbo greco. Ma non va dimenticato che San Girolamo l’ha reso in latino con la seguente espressione: “Poeniteniam agite”, fate penitenza.
La penitenza è la prima espressione pratica della nostra conversione.

9. Mi chiedi di indicarti dei modi nuovi di praticare la mortificazione.
Beh, uno mi balza subito davanti: dal momento che internet può attuare una certa dipendenza psicologica, ci si potrebbe attenere a determinate regole-
Ad esempio uno potrebbe dire a se stesso: attivo internet per visionare cose non strettamente necessarie solo al termine della giornata, ad esempio solo dopo cena.
Ugualmente, costi quello che costi, ci si può dare una regolata e dire: non lo guarderò solo per mezz’ora: oppure non oltre la tal’ora, per non fare le ore piccole.
È una mortificazione che ci fa riportare vittoria sui nostri istinti e nello stesso tempo ci regala una notevole quantità di tempo per dedicarlo allo studio, alla preghiera, a servizi vari.
Quello che ho suggerito per internet vale la televisione e per giochi vari.

Ti ringrazio molto per la preghiera che mi hai promesso.
Ti ringrazio anche per aver attirato l’attenzione su questo punto così importante per la vita cristiana e per il suo progresso.
Da parte mia ti assicuro il mio ricordo al Signore, ti saluto cordialmente e ti benedico.
Padre Angelo