Quesito

Gentile padre Angelo,
mi scusi per lo scarsissimo preavviso, ma, magari, riuscirà a leggere comunque questa mia. Sarò brevissimo: volevo solo chiederLe come rispondere a un amico che, non sentendosi più in linea col “sentire” cattolico attuale, si sta legando sempre più alla Fraternità sacerdotale San Pio X e il 1° luglio si recherà addirittura a Econe in occasione delle consacrazioni episcopali…
Io ho già fatto leva sugli argomenti tradizionali quali l'”Ubi Petrus, ibi Ecclesia“, la disobbedienza, lo scisma etc…, ma sembra giustificare tutto con lo stato di necessità e col fatto di seguire ciò che la Chiesa ha predicato ab immemorabili… Che restino solo preghiera e sacrificio…
La ringrazio!
Una preghiera
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. in nessun modo si può invocare lo stato di necessità.
Come tutti, anche i cosiddetti lefevriani hanno il Papa a portata di mano, a loro disposizione.
Hanno tutto il tempo e le modalità che vogliono per presentargli il loro pensiero e chiedergli, in quanto pastore visibile e supremo delle anime, se vi sia lo stato di necessità per consacrare vescovi senza il suo mandato.

2. Se il Papa, come è intuibile, non è d’accordo con loro non possono invocare lo stato di necessità.
Va ricordato che Cristo ha dato a Pietro, e non a loro, il compito di confermare nella fede: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,32).
La regola della fede è la fede di Pietro. Non è la loro.

3. La fede di Pietro ha la garanzia che viene da Gesù Cristo, dall’Alto, il quale ha detto: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,17-19).
C’è dunque qualcosa di soprannaturale e di divino nell’insegnamento di Pietro e nella Chiesa Cattolica da lui guidata.

4. Il criterio dello stato di necessità non si può invocare quando Pietro proibisce esplicitamente di compiere quel passo, dichiarando addirittura che qualora lo compissero attuerebbero uno scisma e da se stessi si metterebbero fuori della Chiesa venendo scomunicati. Questa è una palese disobbedienza, neanche troppo bene mascherata.
Perché stabilito esclusivamente da loro e contro il mandato esplicito del Romano Pontefice, il loro criterio si manifesta palesemente arbitrario, soggettivo, esposto all’errore, senza alcuna garanzia dall’Alto.
Non capiscono che se tutti si comportassero così verrebbe giustificata ogni frammentazione nella Chiesa?

5. La gravità di ciò che stanno per compiere è enorme: di fatto danno inizio ad una Chiesa parallela, lacerando ancora una volta l’unità della Chiesa, simboleggiata da quella tunica inconsunta di Cristo che neanche i soldati osarono dividere: “Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca” (Gv 19,23-24).

6. Si appellano a quello che la Chiesa ha sempre insegnato.
Ma nell’insegnamento di ciò che la Chiesa ha sempre insegnato vi è anzitutto l’insegnamento che Cristo ha trasmesso alla Chiesa, quell’insegnamento che non per puro caso abbiamo sentito nel Vangelo di domenica scorsa (13a domenica del tempo ordinario, anno A): “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt 10,40).
Tra questi “voi” c’è Pietro, al quale Gesù Cristo ha dato un particolare incarico.
Se non si accoglie Pietro, non si accoglie Gesù Cristo e non si accoglie neanche Colui che l’ha mandato.

7. Per l’amico tuo che vuole recarsi a partecipare all’atto che dà inizio alla Chiesa parallela valgono le parole che lo Spirito Santo ha detto attraverso l’apostolo Giovanni: Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa alle sue opere malvagie” (Gv 1,10).
Scongiuralo a non andare. La partecipazione ad un’opera così malvagia non gli attira nessuna benedizione celeste.
Con l’augurio e la preghiera che nessuno tra i nostri visitatori sia tra questi, ti benedico e ti ricordo davanti al Signore.
Padre Angelo

Questo articolo è disponibile anche in: Russo