Quesito
Buonasera padre Angelo,
mi chiedo se la legge della gradualità possa prevedere anche il tacere parte della verità se a una persona potrebbe risultare di scoraggiamento a vivere pienamente la fede in quanto non è pronta spiritualmente.
Un ragazzo a cui ho detto che la scelta della convivenza che vuole intraprendere tra qualche mese lo escluderà dai sacramenti non l’ha presa bene e ha detto farà la Comunione dove gliela daranno.
La fidanzata invece vuole vivere un po’ di più ciò che la fede ci insegna e non farà la Comunione. Tuttavia non si sente di rinunciare alla convivenza che scelgono come prova per il matrimonio e non vogliono stabilire già una data di matrimonio e iscriversi ad un corso prematrimoniale.
Queste due cose a mio avviso permetterebbero loro l’accesso ai sacramenti.
Detto questo, tornando alla mia domanda iniziale, penso che già l’intenzione di convivere li ponga in una situazione malsana. Non gliel’ho detto perché continuano a venire a Messa la domenica e fanno la comunione. Temo che non lo facciano più qualora dicessi tutta la verità.
Un cordiale saluto e grazie.
Gian Luca
Risposta del sacerdote
Caro Gian Luca,
1. la legge della gradualità anche nel comunicare la verità è una saggia norma di comportamento.
Ad un malato grave, speranzoso di guarire, non gli si dirà di mettersi il cuore in pace perché intanto bisogna morire.
L’esito di un’informazione del genere può avere conseguenze gravi e imprevedibili.
2. Tuttavia al medesimo malato grave, se si vuole che guarisca, gli si dirà che è necessario fare questo o quest’altro e dismettere questa o quest’altra pratica.
3. Venendo al caso specifico, in genere se i due hanno la volontà di andare a convivere è perché stanno già conducendo un’intimità sessuale che non è secondo Dio e ostacola il cammino di santificazione.
Già questo comportamento impedisce di fare la Santa Comunione, a meno che non ci si penta, perché vanifica il significato stesso della Comunione, che è quello di vivere con i sentimenti di Gesù Cristo, in perfetta comunione della propria volontà con la sua, con quella di Dio.
Fare la Santa Comunione con Dio avendo il proposito di vivere in contraddizione con la sua volontà è una palese contraddizione. Vanificando gli effetti del Sacramento, si fa ingiuria al sacramento. Lo si profana. È un sacrilegio.
4. Vanificare la Santa Comunione non è senza conseguenze perché lo Spirito Santo, che è la carità stessa di Dio, nel suo infinito e divino amore scongiura di non comportarsi così. Dice per bocca di San Paolo: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 11,27-30).
5. A questo punto ci si può domandare se sia giusto o, meglio, se giovi graduare la comunicazione della verità.
Qui, il primo passo da fare è proprio quello di comunicare tutta la verità per poter rinforzare e raddrizzare il fidanzamento e ancor più la propria vita cristiana.
Ora il fidanzamento viene rinforzato, raddrizzato e consolidato vivendo castamente. Fino al momento del sì del consenso coniugale espresso nel giorno delle nozze non si è ancora una cosa sola. I due conviventi lo sanno bene
Ugualmente viene consolidata e raddrizzata anche la vita cristiana perché la Santa Comunione fatta in peccato mortale in nessun modo riempie l’anima di grazia e ne ravviva il fervore. E così, proprio motivo di questa progressiva insensibilità spirituale, si comincia a tralasciare ogni pratica religiosa perché la si sente come una realtà morta, inerte, che non comunica niente.
Quanti giovani cristiani, andando a convivere, poco per volta hanno tralasciato tutto.
6. Pertanto con garbo devi far comprendere che la castità è un aiuto, non è una condanna e neanche una repressione. È un dono che i fidanzati devono farsi vicendevolmente.
Perché è nella castità che si impara ad acquisire la padronanza su se stessi e sui propri impulsi.
La castità è la premessa insostituibile per vivere nella concordia e nella fedeltà.
Un documento del Magistero della Chiesa la definisce come “energia spirituale che libera l’amore dall’egoismo e dall’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione” (Familiaris consortio, 33).
7. A proposito della convivenza è giusto ricordare la verità tutta intera espressa nel Catechismo della Chiesa Cattolica quando parla delle offese alla dignità e alla santità del matrimonio: “Si ha una libera unione quando l’uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l’intimità sessuale.
L’espressione è fallace: che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l’una nei confronti dell’altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell’altro, in se stesso o nell’avvenire?
L’espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità a legarsi con impegni a lungo termine.
Tutte queste situazioni costituiscono un’offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l’idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà.
Sono contrarie alla legge morale: l’atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla Comunione sacramentale” (CCC 2390).
Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di ricordare queste cose.
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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