Quesito

Caro Padre,
le domande che volevo farle ora scaturiscono da una riflessione che ho fatto su alcool e droga.
Riguardo il primo: è ovvio che preso con moderazione non dà problemi. Ma quando uno per esempio si ubriaca, commette peccato. Le domando: il peccato che si commette rientra tra quelli oggettivamente gravi (come ad esempio la masturbazione) o comunque non c’è materia grave? A quale comandamento si ricollega questa proibizione di abusare degli alcoolici?
Circa gli stupefacenti: alcuni dicono che, assunta della marijuana (droga leggera) tipo una volta al mese, se ne ricaverebbe degli effetti benefici alla circolazione. E’ vera questa cosa oppure si tratta della classica “bufala”? E comunque, secondo la Chiesa è peccato fumarsi anche solo uno spinello? E anche qui, è peccato oggettivamente grave? A che comandamento si rifà?
Escludo dalla domanda i casi come quello della morfina utilizzata come palliativo ad un forte dolore, chiaramente leciti.

Fortunatamente, non ho a che fare con tali sostanze (o, nel primo caso, non ne abuso), dentro di me so che certi comportamenti sono contrari al progetto di Dio. Però purtroppo come è noto molti miei coetanei non la pensano così, e mi piacerebbe puntualizzare certe questioni anche nel caso ne avessi a discutere.

Un caro saluto,
Lorenzo.


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
1. l’abuso di alcool e di stupefacenti va conto il 5° comandamento, il quale comanda non solo di non uccidere, ma anche di custodire la nostra e l’altrui salute.

2. Così si esprime anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale però parla della gravità dell’uso dell’alcool in connessione con atti che possono mettere in pericolo l’incolumità delle persone.
Dice esplicitamente: “La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l’abuso dei cibi, dell’alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l’incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli” (CCC 2290).

3. Il CCC non è un trattato di teologia e pertanto è necessariamente succinto.
In teologia si insegna che è peccato grave anche l’ubriacarsi senza portare danno agli altri.
S. Paolo annovera l’ubriachezza tra le opere della carne, per cui chi le compie non entra nel regno di Dio (Gal 5,21; 1 Cor 6,9-l0).
A nessuno è lecito privarsi dell’uso di ragione e della connessa facoltà di compiere atti importanti, che possono essere richiesti anche all’improvviso.

4. Circa la responsabilità di chi si ubriaca, va distinto il caso di chi si ubriaca inopinatamente (non ha colpa) e chi invece conosce le conseguenze del bere.
Gli atti disordinati emessi da un ubriaco gli sono imputabili nella misura in cui furono previsti almeno confusamente. In ogni caso gli sono imputabili per averne posto la causa (volontario in causa).

5. Anche l’uso della droga, al di fuori di motivi terapeutici, è peccato grave.
Il catechismo della Chiesa Cattolica è chiaro e non fa distinzioni tra droghe.
È sottinteso che l’uso di alcuni stupefacenti è più grave di altri. Ma questo non toglie che tutti siano peccati gravi, come analogamente rubare un miliardo di euro è più grave che rubarne un milione. Ma questo non significa che rubarne un milione sia solo peccato veniale.
Ecco il testo del catechismo: “L’ uso della droga causa gravissimi danni alla salute e alla vita umana. Esclusi i casi di prescrizioni strettamente terapeutiche, costituisce una colpa grave. La produzione clandestina di droghe e il loro traffico sono pratiche scandalose; costituiscono una cooperazione diretta, dal momento che spingono a pratiche gravemente contrarie alla legge morale” (CCC 2291).

Ti ringrazio, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo

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