Quesito

Caro Padre Angelo,
Vorrei gentilmente delle delucidazioni sul sacramento della confessione e della riconciliazione.
Premetto che sono pieno di dubbi, è da circa venti anni che non mi confesso (da quando ho fatto la cresima) e gradualmente mi sono allontanato dalla pratica religiosa. In questo ultimo periodo però di sera ho iniziato a rileggere il vangelo e ne sono piacevolmente attratto per la bontà e giustizia presente. In particolare trovo molto bella la parabola del giovane ricco del vangelo di Matteo.
Sono molto ignorante dal punto di vista religioso e quello che non riesco a comprendere fino in fondo è:
– secondo le scritture dopo la morte ognuno di noi avrà una diversa "ricompensa" a seconda delle azioni positive o negative fatte sulla Terra?
– Se una persona ha peccato molto per anni, si pente, si confessa e viene perdonata le sue azioni negative saranno totalmente cancellate o quando ci si troverà davanti alla giustizia di Dio saranno messe sul piatto della bilancia le azioni positive e negative e verrà quindi fatta una valutazione?

Collegata alla seconda domanda mi sorge un altro dubbio che non riesco a sanare: la confessione non può essere interpretata come una pratica "comoda" per continuare a peccare e infine essere comunque salvato. Mi spiego meglio: "pecco mortalmente tanto dopo mi confesso e mi pento e sarò salvato, poi pecco mortalmente ancora tanto dopo mi confesso e mi pento e sarò nuovamente salvato……e cosi via sino a prima della morte".
Non sarebbe più equo dire: Dio deciderà la gravità delle tue azioni e la benevolenza delle tue opere passate, presenti e future e alla fine sarai giudicato in base a ciò che hai fatto nel corso della vita, da ora in poi cerca di seguire gli insegnamenti di Cristo.
Grazie per l’attenzione e la disponibilità.
Cordiali saluti
Daniele


Risposta del sacerdote

Caro Daniele.
1. Gesù ha detto: “Nessuno viene a me se il Padre non lo attira” (Gv 6,44).
Con evidenza si può scorgere l’azione di Dio nella tua vita.
Ti ha lasciato errare, hai fatto l’esperienza della lontananza da Dio e adesso lo stai riscoprendo con grande trasporto.
Quando apri il vangelo realizzi un incontro: Gesù, risurrezione e vita, si avvicina a te e ne rimani contagiato.
Anche in te si sta realizzando quello che avvenne in Sant’Agostino, quando descrivendo la propria conversione disse: “Hai alitato sopra di me il tuo profumo, ed ecco adesso io anelo a te”.
Sì, quando apri quelle pagine sacre, il Signore viene ad alitare sopra di te il suo profumo, tu lo respiri e ti senti rivivere.

2. Vengo adesso alle questioni che mi hai posto.
Al termine della nostra, prima di essere soppesati sulle azioni buone o cattive che avremo fatto, saremo giudicati in base allo stato di grazia, che nel Vangelo viene presentata con l’immagine della veste nuziale (Mt 22,11).
Si salveranno coloro che avranno addosso la veste nuziale, magari  anche con qualche macchia (peccati veniali).
Saranno condannati quelli che si troveranno sprovvisti di veste nuziale. Questa veste nuziale viene dismessa col peccato mortale.
La confessione sacramentale, che è come un nuovo battesimo, ce la ridona.

3. Poi, in base alle opere buone o cattive, si riceverà la giusta rimunerazione.
Perché in Paradiso vi sono gradi diversi di gloria, come ricorda San Paolo: “Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore” (1 Cor 15,41).
Analogamente la stessa cosa avviene per coloro che si dannano.

4. Se al termine dei propri giorni una persona si presenta davanti a Dio rivestita della veste nuziale, non le verranno computati i peccati, che ormai sono stati lavati dal sangue dell’Agnello (Ap 7,14).
Dio getta dietro le proprie spalle (e cioè dimentica, non li guarda più) i peccati di chi si pente e si confessa.
Dice il Signore: “Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,1). Quando usciamo dal confessionale siamo nuovi in tutti i sensi, siamo rivestiti dei sentimenti di Cristo, anche con il ripudio e la detestazione dei peccati commessi.

5. E con quest’ultima affermazione trovi luce anche per l’ultima domanda nella quale la confessione potrebbe sembrare una pratica troppo comoda: pecco, tanto poi mi confesso…
Se non si esce dalla confessione conformati almeno in maniera sufficiente ai sentimenti di Cristo, quella confessione è vana, è un sacrilegio.
La confessione è infatti il segno sacramentale del nostro ritorno a Dio, della nostra conversione.
Se uno esce dalla confessione senza odiare o detestare il proprio peccato, non è riconciliato, anche se il Sacerdote avesse proferito le parole dell’assoluzione. Quella che ha fatto è solo una parvenza o simulazione di confessione.

6. Torna opportuno ricordare le antiche nozioni del Catechismo.
Per fare una buona confessione sono necessarie cinque cose:
1- esame di coscienza,
2- dolore dei peccati,
3- proponimento di non più commetterli,
4- accusa dei peccati,
5- soddisfazione o penitenza.

Sono contento di averti sentito. Ti assicuro la mia preghiera e il ricordo nella S. Messa.
Quello che il Signore ha iniziato in te, si degni di portarlo a compimento.
Ti benedico.
Padre Angelo