Quesito

Pace e Bene Padre Angelo e a tutto il suo Ordine,
volevo chiederle un parere riguardo il rapporto con gli altri.
Sono convinto che in ogni evento della giornata ci sia la possibilità di fare la scelta tra il Bene e il male, a proposito, tra ieri e oggi mi sono capitate queste cose:
ieri sera ho fatto una serata di preghiera assieme con un parroco e un mio amico, dopodichè io e il mio amico siamo andati in un locale a bere qualcosa e a parlare dell’importanza di non scindere la professionalità lavorativa dalla Cristianità, in quel momento mi si è avvicinato un ragazzo a chiedermi una sigaretta e io gliel’ho data volentieri. Due minuti dopo viene a chiedermene un’altra e io un pò irritato gli dico di no, poco dopo ci alziamo per andare via e questo ragazzo butta la sigaretta accesa ai nostri piedi e offende a bassa voce mia madre, io, che avrei un carattere irrascibile mi sono tenuto e me ne sono andato.
Oggi vado a fare la spesa chiedo informazioni riguardo un prodotto e mi viene risposto in modo sgarbato che devo andare alla cassa, vado alla cassa a chiedere la stessa informazione e la cassiera mi risponde di no in modo brusco e si gira dall’altra parte.
In quei momenti sento una grande rabbia che vorrei reagire anche in mal modo, ma so anche, per esperienza personale, che ci sono persone abitudinariamente maleducate.
La mia domanda è questa: un cristiano come dovrebbe vivere queste situazioni? C’è modo di viverle in modo positivo?
La domanda più importante: Come avrebbe vissuto Gesù queste situazioni?
Grazie e Sia Lodato Gesù Cristo.
Filippo


Risposta del sacerdote

Caro Filippo,
1. hai fatto bene a non dare una seconda sigaretta a quel ragazzo.
Quello che è successo dopo sta a dire che non meritava neanche la prima.

2. Ma il Signore, dopo la preghiera, voleva chiederti il sacrificio di accettare un’umiliazione e un’ingratitudine per amore suo. 
Gesù ha accettato tante ingratitudini da parte di ognuno di noi.
E così alla preghiera, eri chiamato ad unire un atto molto bello di amore puro per il Signore.

3. Lo stesso discorso vale anche per quanto ti è successo nel locale dove sei andato a fare la spesa.
Dopo lo sgarbo della prima, anche lo sgarbo della seconda. 
Sì, tanta gente è maleducata.
Ma il Signore ci ricorda che le vere virtù si acquisiscono superando le difficoltà e le tentazioni.

4. Pensa all’episodio di San Francesco quando insegna a frate Leone dove sta la perfetta letizia.
È un insegnamento sempre attuale e mi piace riportarlo per te e per i nostri visitatori perché abbiamo tutti bisogno di acquisire pazienza, di attingere sempre più santità di vita  dal Cuore mite e umile di Nostro Signore e vivere così in perfetta leticizia.

5. Te lo riporto dalle Fonti Francescane nell’italiano del duecento:
Come andando per cammino santo Francesco e frate Leone, gli spuose quelle cose che sono perfetta letizia”.
“Venendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Agnoli con frate Lione a tempo di verno, e ‘‘l freddo grandissimo fortemente il crucciava, chiamò frate Lione il quale andava innanzi, e disse così: «Frate Lione, avvegnadioché li frati Minori in ogni terra
dieno grande esempio di santità e di buona edificazione; nientedimeno scrivi e nota diligentemente che non è quivi perfetta letizia». E andando più oltre santo Francesco, il chiamò la seconda volta: «O frate Lione, benché il frate Minore allumini li ciechi e distenda gli attratti,
iscacci le dimonia, renda l’udire alli sordi e l’andare alli zoppi, il parlare alli mutoli e, che maggiore cosa, risusciti li morti di quattro dì; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando un poco, santo Francesco grida forte: «O frate Lione; se ‘‘l frate Minore sapesse tutte le lingue e tutte le scienze e tutte le scritture, sì che sapesse profetare e rivelare, non solamente le cose future, ma eziandio li segreti delle coscienze e delli uomini; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia. Andando un poco più oltre, santo Francesco chiamava ancora forte: «O frate Lione, pecorella di Dio, benché il frate Minore parli con lingua d’Agnolo, e sappia i corsi delle istelle e le virtù delle erbe e
fussongli rivelati tutti li tesori della terra, e conoscesse le virtù degli uccelli e de’ pesci e di tutti gli animali e delle pietre e delle acque; iscrivi che non è in ciò perfetta letizia». E andando ancora un pezzo, santo Francesco chiamò forte: «O frate Lione, benché ‘‘l frate
Minore sapesse sì bene predicare, che convertisse tutti gl’infedeli alla fede di Cristo; iscrivi che non è ivi perfetta letizia».
E durando questo modo di parlare bene di due miglia, frate Lione con grande ammirazione il domandò e disse: «Padre, io ti priego dalla parte di Dio che tu mi dica dove è perfetta letizia».
E santo Francesco sì gli rispuose: «Quando noi saremo a Santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e ‘l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de’ vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch’andate ingannando il mondo e rubando le limosine de’ poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all’acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilemente che quello portinaio veramente ci conosca, che
Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia.

E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo
spedale, che qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia.
E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l’amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia.
E però odi la conclusione, frate Lione. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimi e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie e obbrobri e disagi; imperò che in tutti gli altri doni di Dio noi non ci possiamo gloriare, però che non sono nostri, ma di Dio, onde dice l’Apostolo: Che hai che tu, che tu non abbi da Dio? e se tu l’hai avuto da lui, perché te ne glorii, come se tu l’avessi da te? (1 Cor 4,7) Ma nella croce della tribolazione e dell’afflizione ci possiamo gloriare, però che dice l’Apostolo: lo non mi voglio gloriare se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo (Gal 6,14).
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco” (FF 1836).

6. Non dobbiamo dimenticare che il Signore ci ha insegnato così: "E a chi ti percuote su una guancia, tu porgi anche l’altra" (Mt 5,39). Così ti era chiesto di fare. E con due atti di carità così grande facevi diventare migliore te e facevi diventare migliori anche tanti altri, perché il bene ha una forza segreta di espandersi, soprattutto quando è accompagnato dalla grazia di Dio.

Ti ringrazio per l’augurio di pace e di bene me per me e per il mio Ordine.
Lo ricambio con una promessa di preghiera.
Ti benedico.
Padre Angelo