Quesito

Caro padre Angelo,
innanzi tutto debbo ringraziala per l’opera che fa chiarendo i numerosi dubbi che ci assillano e che per mezzo della pubblicazione sul sito delle risposte portano tanti benefici anche a chi quei dubbi li ha e non li espone e diventano arricchimento per tutti.
Vengo ora al mio quesito. Giornalmente ritaglio nel mio tempo una mezz’oretta per pregare. Sono preghiere al Sacro Cuore di Gesù per chiedere delle grazie; la coroncina della Divina Misericordia e altre preghiere con le varie intenzioni. Il problema è che spesso, ma direi molto spesso, durante le preghiere mentre le labbra recitano, la mente pensa ad altro. Ogni volta che mi confesso lo faccio presente e quasi tutti i confessori, pur esortando l’attenzione, hanno però minimizzato il problema ed alcuni hanno riconosciuto che capita spesso anche a loro ed uno in particolare, su mia specifica richiesta se dovevo ricominciare le preghiere, mi ha risposto che non era necessario.
Ieri mi sono recato in una Chiesa Francescana nella ricorrenza del Perdono della Porziuncola, e al Frate Confessore ho accusato questo mio problema e lui mi ha detto che al momento che mi accorgo della distrazione debbo ricominciare da capo le preghiere così come (sono all’incirca le sue parole) “.. il figliol prodigo ritorna dal padre dopo che si era allontanato, così ritorniamo dall’inizio alla preghiera dopo che ci siamo distratti…”
Caro Padre Angelo, vuole per favore darmi il suo pare illuminato su cosa è più giusto comportarmi in questi casi?
Vorrei inoltre chiederle se può chiarirmi quale è il metodo più giusto di pregare, se concentrarsi sulle parole della preghiera o sulle intenzioni per cui viene detta e quanto altro è utile perché la stessa non diventi un puro atto abitudinario.
La ringrazio per la saggezza e la chiarezza delle sue risposte  chiedendole inoltre di ricordarmi nelle sue preghiere
Enzo


Risposta del sacerdote

Caro Enzo,
1. ti riporto il pensiero di San Tommaso d’Aquino, che certamente è più illuminato di me e anche di tanti sacerdoti e confessori.

2. Alla domanda: “Se la preghiera debba necessariamente essere attenta” risponde così:
“La questione interessa specialmente la preghiera vocale.
Ora, in proposito si noti che una cosa può essere necessaria in due modi. In un primo modo come mezzo che facilita il raggiungimento del fine. E in questo senso l’attenzione è assolutamente necessaria alla preghiera.
In un secondo modo una cosa può essere necessaria come mezzo indispensabile per raggiungere il suo effetto.
Ora, tre sono gli effetti della preghiera.
Il primo, comune a tutti gli atti accompagnati dalla carità, è la capacità di meritare (sottinteso: per la vita eterna). E per questo effetto non si richiede necessariamente che l’attenzione accompagni la preghiera in tutta la sua durata, ma la virtualità della prima intenzione con la quale uno l’ha cominciata rende meritoria tutta la preghiera: come avviene in tutte le altre azioni meritorie.
Il secondo effetto della preghiera è invece peculiare ad essa, ed è l’impetrazione (l’invocazione di una grazia). E anche per questa basta l’intenzione iniziale, di cui soprattutto Dio tiene conto. Se invece l’intenzione iniziale manca, allora la preghiera non è capace né di meritare, né di impetrare: come infatti dice S. Gregorio «Dio non ascolta quella preghiera alla quale chi prega non presta attenzione».
Il terzo effetto della preghiera infine è quello che essa realizza con la sua stessa presenza, vale a dire una certa refezione spirituale dell’anima. E per questa nella preghiera si richiede necessariamente l’attenzione. Per cui S. Paolo (1 Cor 14,14) diceva: «Se io prego con la lingua, la mia intelligenza rimane senza frutto».
Si noti però che nell’orazione vocale ci possono essere tre tipi di attenzione.
Primo, l’attenzione materiale, con cui si bada a non sbagliare le parole.
Secondo, l’attenzione al senso delle parole.
Terzo, ed è la cosa più necessaria, l’attenzione al fine della preghiera, cioè a Dio e allo scopo per cui si prega. E questa attenzione possono averla anche le persone non istruite. E talvolta questo slancio spirituale che innalza l’anima a Dio è così forte da far dimenticare ogni altra cosa, come afferma Ugo di S. Vittore” (Somma teologica, II-II, 83,13).

3. In conclusione:
quando domandi una grazia: non è necessario che tu pensi al significato delle singole parole (diversamente non andresti più avanti), ma a Dio e alle cause o persone per  cui preghi.
quando invece fai la meditazione, che è ordinata essenzialmente a nutrire la nostra anima, allora è necessaria l’attenzione, diversamente non ci si nutre.

A parer mio, il sacerdote che ti ha chiesto di ripetere le preghiere ha esagerato, a meno che la tua preghiera non fosse stata una distrazione dall’inizio alla fine.

Ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo