Quesito

Gentilissimo Padre Angelo,
le scrivo per sottoporle un quesito apparentemente semplice; le chiedo infatti cosa piaccia e cosa non piaccia a DIO nel compimento delle nostre azioni e dei nostri pensieri.
Le chiedo inoltre quale sia il modo migliore per dare amore a Dio e se quindi e’ sufficiente la recita quotidiana del rosario.
Certo di una sua risposta la ringrazio fin d’ora.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. si legge che san Tommaso d’Aquino era ansioso di sapere se il Signore fosse contento di lui.
Una volta gli apparve una sorella defunta e, sapendola in paradiso, le chiese proprio se il Signore era contento di lui. E gli disse di sì.
Che fosse questo un suo vivo desiderio lo si ricava anche dalle parole che gli disse il Crocifisso, che si trova nella Chiesa di San Domenico Maggiore in Napoli: “Hai scritto bene di me, Tommaso”.
Anche il beato Pier Giorgio Frassati sul letto di morte domandava: “Il Signore sarà contento di me”?
Dunque la domanda di sapere che cosa sia gradito al Signore non è una domanda peregrina.

2. La risposta la troviamo in Mt 19 nelle parole che Gesù disse al giovane ricco: “Se vuoi entrare nella vita eterna, osserva i comandamenti” (Mt 19,17).
Pertanto non si può dire: “io amo Dio”, quando con disinvoltura si contraddice la sua volontà.
Si legge in San Giovanni: “Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui” (1 Gv 2,4).
Nel vocabolario di san Giovanni “conosco” è la stessa cosa che dire: “amo”.

3. Ma non basta neanche questo, perché si tratta solo del minimo per non dispiacergli.
Nell’ultima cena Gesù ha dato un comandamento nuovo: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15,12-14).
Solo i Santi sono riusciti ad amare con la stessa lunghezza d’onda dell’amore di Cristo.
Noi siamo ancora per strada.
Sicché fino a quando non c’è in noi la misura dell’amore di Cristo dobbiamo concludere che Dio lo amiamo ancora poco.

4. Se hai notato, Gesù, dopo aver detto: “che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” soggiunge come per spiegare il suo comandamento: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”.
Chiede dunque di amare fino ad essere disposti a dare la vita.

5. Ci si potrebbe chiedere: chi sono gli amici?
Potenzialmente dobbiamo amare come amico ognuno del nostro prossimo, nessuno escluso. Ad ognuno dobbiamo desiderare il bene più grande: Dio.
E dobbiamo essere disposti a fare della nostra vita un sacrificio continuo perché tutti possano costantemente godere di questo bene più grande.

6. In questo precetto dell’amore è racchiuso anche quello del perdono, fino a settanta volte sette.
Vi è pure la volontà di Cristo di usare misericordia a tutti, perché diversamente non riceveremo misericordia.
Si tratta pertanto di non parlare male di nessuno, di non pensare male di nessuno, ecc…

7. Mi chiedi se sia sufficiente la recita quotidiana del Rosario.
Certamente il Rosario è un gran mezzo per poter amare con la lunghezza d’onda del cuore di Cristo.
Ma non basta. Oltre la preghiera e i sacramenti ci vogliono le opere, a cominciare dai sentimenti e dai pensieri.

Ti assicuro una particolare preghiera perché il Signore ti dia la forza di potergli piacere in tutto.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo