Quesito
Caro Padre Angelo,
complimenti sempre per la sua rubrica.
Volevo chiederle cosa si intende per raccoglimento interiore.
Grazie di cuore,
Francesco
Risposta del sacerdote
Caro Francesco,
1. per raccoglimento interiore si intende, in una parola, stare alla presenza di Dio.
C’è il pericolo per l’uomo, a contatto con le creature, di distrarsi e di fissare in esse la propria attenzione. Mentre tutte le creature, da quelle materiali e inorganiche a quelle puramente spirituali, “sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16), e cioè di Gesù Cristo.
2. Per rimediare al pericolo della distrazione, Dio ci ha donato “la pupilla della santissima fede”, come la chiamava Santa Caterina da Siena.
Come per mezzo della pupilla dell’occhio noi vediamo tutte le cose nel loro orizzonte, così mediante la pupilla della santissima fede vediamo tutte le cose nell’orizzonte di Dio.
Esse sono state date infatti per parlarci di Dio, per portarci a Dio e per unirci a Dio.
3. Un richiamo al raccoglimento interiore, allo stare la presenza di Dio, lo troviamo in Gn 17,1 quando Dio “apparve ad Abramo e gli disse: Io sono Dio l’Onnipotente: cammina davanti a me e sii integro”.
Vivere alla presenza di Dio è il segreto del cristiano.
Quando si vive alla presenza di Dio tutto diventa più facile per orientare ogni cosa a Dio, secondo quanto si legge in 1 Cor 10,31:“Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” e in Col 3,17: “E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre”.
4. Per vivere così è necessario mettere in pratica quanto lo Spirito Santo ha detto per mezzo di Paolo nel versetto precedente: “La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori” (Col 3,16).
Senza il nutrimento della parola di Dio è impossibile vivere alla sua presenza.
Vi è da sottolineare l’espressione “nella sua ricchezza”, che significa “abbondantemente”, come si leggeva nella traduzione precedente.
La parola di Dio è quel pane sopra sostanziale del quale dobbiamo nutrirci ogni giorno. “È il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia” (Gv 6,50).
5. In tal modo diventa più facile vivere secondo l’indicazione di Fil 3,20: “La vostra cittadinanza (cioè la vostra conversazione) è in cielo”.
Questo non richiede che in ogni singolo istante si parli con Dio o che si pensi a lui, perché non sarebbe possibile. Ma che la disposizione dell’animo sia orientata Dio in modo che facilmente si riesca a rientrare in se stessi.
6. Questo obiettivo deve essere certamente frutto di impegno e di lotta (ascesi) personale, ma nello stesso tempo va domandato a Dio che vuole stabilizzarci sempre di più in questa comunione d’amore.
Perciò bisogna pregare perché si possa realizzare in noi ciò che scrisse San Paolo: “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, perché vi conceda, secondo la ricchezza (abbondanza) della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito” (Ef 3,14.16).
Affinché “il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,17-19).
7. Il desiderio di stare sempre la presenza di Dio è lo sbocco naturale del nostro amore per lui.
Scrive San Tommaso: “La cosa massimamente ambita nell’amicizia è vivere con l’amico e conversare con lui. Ora il vivere in comunione con Dio avviene mediante la contemplazione di lui, come diceva l’apostolo Paolo con quelle parole: “la vostra conversazione è nei cieli” (Fil 3,20).
“Poiché poi lo Spirito Santo ci rende amatori di Dio, ne segue che per opera dello Spirito Santo siamo costituiti come suoi contemplatori, come dice l’apostolo Paolo: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor 3,18)” (Somma contro i gentili, IV, 22,1).
Con l’augurio di pregustare già fin d’ora qualcosa della beatitudine del paradiso, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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