Quesito

Caro Padre Angelo,
durante il programma di filosofia di quest’anno il mio professore spiegandoci Platone e il mondo delle idee, il demiurgo ecc. ci ha suggerito che è molto più plausibile un’influenza platonica sulla Bibbia e poi sul cristianesimo che un’influenza biblica sulle idee di Platone. Ma quanto davvero Platone ha influenzato l’ebraismo e la Bibbia? (…).
Altra questione sempre in merito alle influenze esterne sull’ebraismo: quali furono (se ci furono) gli apporti persiani sull’ebraismo durante la cattività babilonese, e perché Dio permise delle influenze e/o dei sincretismi se ci sono stati?
Grazie, la ricordo in preghiera. 
Samuele


Risposta del sacerdote

Caro Samuele, 
1. non so come il tuo professore di filosofia possa parlare di influenza di Platone, filosofo greco vissuto tra il 428 e il 348 avanti Cristo, sull’Antico Testamento, quando a quell’epoca quasi tutti i 47 libri dell’Antico Testamento erano già stati scritti. 

2. È vero che Platone parla di demiurgo che avrebbe plasmato le realtà materiali come somiglianza delle idee che avrebbe contemplato nell’iperuranio.
Tuttavia il concetto presente nell’Antico Testamento è nettamente diverso dal pensiero di Platone perché è Dio creatore di tutto e creatore dal nulla.
Il demiurgo, figura inventata da Platone e che è senza alcun fondamento, non crea dal nulla. Ma plasma dalle idee preesistenti.

3. Inoltre per Platone il corpo è il carcere dell’anima, luogo di pena.
Anche questo è del tutto contrario alla Divina Rivelazione.
Dopo aver creato l’uomo in anima e corpo e dopo averlo creato ad immagine e somiglianza sua, “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gn 1,31). 
Qui per ora non c’è alcun peccato originale. Non c’è alcuna colpa da riparare.
Questo non è soltanto frutto di ciò che è stato scritto nella Genesi, ma risale ad una tradizione molto e molto più antica quando vigeva più la cultura della memoria che è quella del libro.

4. È lecito invece pensare ad un influsso dell’ellenismo in alcuni libri, come ad esempio quello della sapienza.
Va notato però che quando si parla di ellenismo, non lo si deve confondere con Platone ma con la cultura greca.
La Bibbia di Gerusalemme a questo proposito nell’introduzione al libro della Sapienza scrive: “Dato l’ambiente, la cultura e le intenzioni dell’autore, numera miglia che si rilevino nel libro numerosi contatti con il pensiero greco. L’autore deve certamente alla sua formazione ellenistica un vocabolario capace di astrazione è una spigliatezza di ragionamento che non permettono il lessico e la sintassi ebraica; essa gli dà, inoltre, dei quadri di classificazione, dei temi di scuola e anche un genere letterario che egli desume dalla retorica. Ma questi prestiti sono limitati e non significano adesione a una concezione di vita greca; servono a esprimere un pensiero che si nutre della Bibbia” (cfr. Introduzione al libro della Sapienza).

5. A questo proposito padre Congar ha osservato che Dio ha ritenuto opportuno rivelarsi non soltanto attraverso le categorie della cultura ebraica ma anche di quella greca.
Un conto però è il modo di scrivere e di esporre, e un altro conto sono i contenuti.
Come ricorda la Bibbia di Gerusalemme “questi prestiti della cultura greca servono a esprimere un pensiero che si nutre della Bibbia”, cioè di un pensiero proprio che emerge della divina rivelazione espresso con linguaggio nuovo.

6. Circa la cultura mesopotamica: indubbiamente ci sono somiglianze, ma non si può parlare di influsso.
Ad esempio, la cultura babilonese è nota per il famoso “Codice di Hammurabi”, che è un insieme di leggi e norme scritte che sono state redatte durante il regno del re babilonese Hammurabi (1792-1750 a.C. circa). Si tratta di un corpus di 282 sentenze che regolavano alcuni aspetti della vita e della società babilonese.
Il fatto che i comandamenti abbiano somiglianze con alcune di queste sentenze non significa che derivino da queste sentenze, perché derivano dal diritto naturale scritto nel cuore di tutti gli uomini.

7. Infine i comandamenti sono esposti in maniera personale, non anonima. Escono dall’Io divino, li ha scritti Dio con il suo dito (cfr. Es 31,18) e sono rivolti ad un tu. Mentre quelli del codice di Hammurabi sono esposti in termini impersonali alla maniera di un codice di norme.
Nella Sacra Scrittura l’osservanza dei comandamenti è premessa inderogabile per poter essere elevati in alto, come su ali di aquile (cfr. Es 29,4) e poter vivere una relazione di comunione tra Dio e il popolo e ciascuno dei membri.

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di esporre queste precisazioni, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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