Quesito
Buongiorno Padre Angelo,
La disturbo nuovamente con questa mail, non voglio approfittare della sua cortesia e disponibilità, le scrivo per ringraziarla e porle degli ultimi chiarimenti.
In seguito al precedente scambio di mail, innanzi tutto la ringrazio molto perché, seguendo il suo consiglio i dubbi di fede sono stati un invito del Signore ad approfondire la fede e non fermarmi alla semplice accettazione della rivelazione ma a comprendere la parte di ragione che sta alla base di tutto.
Ho comprato diversi libri di dottrina, vite di santi, alcuni suoi testi e testi di Reginald Garrigou-Lagrange. Tutti scritti in accordo al magistero, sono stato molto rigido sulla selezione perché non volevo essere inquinato da tesi “moderniste”, mi hanno aiutato parecchio a poggiare la fede su quella base intellettuale che la rende più forte e stabile, infatti sono grato al Signore di avermi spinto ad approfondire perché la mia vita di fede è molto rigogliosa e ne sento i frutti, sento proprio che è un rapporto a due io ed il Signore, avverto proprio che il Signore ha voluto che approfondissi.
Penso tutto il giorno a Gesù e Maria, sono letteralmente rapito, alcuni miei amici mi prendono per “matto e malato”, onestamente mi interessa poco, io sono rapito d’amore e lode. Da quando ho scoperto che il Signore è Vivo la mia vita sta cambiando.
Arrivo al quesito che vorrei porLe, nel mio rapporto di Fede ho capito di non basare la mia fede sulle consolazioni ma di continuare e rinnovare la mia fiducia nella lettura della Parola senza ricercare consolazioni.
All’inizio è stato difficile perché non nego che sentire il Signore vivo, sensibilmente vicino mi dava tanta gioia, tuttavia la fede non si deve fondare sulle consolazioni, questo punto l’ho capito molto bene, poiché ne ho parlato con il mio confessore e mi ha detto di fare quel passo in più, ossia di svincolarmi da esse. Ho seguito l’invito poiché nella confessione il Signore è presente, sono parole del Signore quindi le ho accettate ed accolte.
Il mio confessore non ha dato molta importanza alle consolazioni che ho avuto, mi ha detto che sono grazia del Signore e sono grato al confessore di avermi fatto capire di staccarmi da esse, ossia di non pregare per averle, potrei averle come potrei non averle.
Tuttavia però vorrei avere un approfondimento su di esse perché anche se non le devo ricercare, delle volte ho delle consolazioni molto belle e non so come comportarmi e come interpretarle.
Ci sono volte, adesso molto meno, che quando prego o soprattutto quando leggo la parola del Signore piango all’improvviso, ma pianto di gioia di una gioia tale che mi viene da chinarmi e dire grazie.
Recentemente, dopo aver fatto la santa comunione, sono tornato al posto e ho sentito vivamente una sensazione di gioia ed ho avuto le stesse lacrime di gioia.
Ultima esperienza, durante una adorazione eucaristica, ho avuto le stesse lacrime di gioia.
Come dicevo Padre, ho imparato a non ricercarle, infatti adesso quando prego il rosario o leggo la Parola, il signore non me le dà più con frequenza.
Ho imparato a rispettare la Parola e pregare con fede, il Signore c’è sempre ed ascolta sempre anche se non lo sento sensibilmente.
Le chiedo Padre, perché il Signore concede queste consolazioni? C’è una pedagogia Divina dietro a queste consolazioni?
Può essere che il Signore mi abbia in qualche modo premiato perché mi sono convertito e mi ha fatto capire che è Vivo, però superata la prima fase adesso vuole che cammini con le mie gambe invitandomi a fidarmi di Lui anche se non lo sento sensibilmente?
La ringrazio con affetto e non mancherò di pregare un rosario a Maria Santissima per Lei, per l’ordine Domenicano e per il servizio digitale del sito internet.
La ringrazio molto, Riccardo
Risposta del sacerdote
Caro Riccardo,
desidero sottolineare alcune espressioni della tua mail.
1. La prima: “Penso tutto il giorno a Gesù e Maria, sono letteralmente rapito, alcuni miei amici mi prendono per “matto e malato”, onestamente mi interessa poco, io sono rapito d’amore e lode. Da quando ho scoperto che il Signore è Vivo la mia vita sta cambiando”.
Il Signore ha detto che “dov’è il tuo tesoro, lì vi sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).
È naturale che sia così. Ed ecco perché.
2. È per l’infusione dello Spirito Santo che il cuore viene rapito verso Dio.
Chi non ha fatto questa esperienza non la può capire e si comprende perché consideri malattia ciò che i cristiani chiamano grazia.
André Frossard, narrando la propria conversione, ha ricordato di essere stato educato nel più rigido ateismo e materialismo. Suo padre in Francia era segretario generale di un grande partito ateo e materialista.
Appena convertito, cominciò ad interessarsi sempre più di Dio, di religione, di fede, di Chiesa e di Santi.
I suoi genitori pensarono che gli fosse partito il cervello e che il loro figlio fosse diventato malato. Chiesero ad uno psicologo di stargli alle coste. Dopo un po’ di tempo gli chiesero la natura della malattia. Lo psicologo rispose: “Vostro figlio è sano, sanissimo. Ma quello che voi chiamate malattia, i cristiani lo chiamano grazia”.
3. La grazia attua una trasformazione nel cuore.
La grazia è sempre concomitante con l’infusione dello Spirito Santo che San Tommaso d’Aquino definisce così: “È l’amore che rapisce il cuore verso realtà celesti”.
Questo è quanto è avvenuto in te: il Signore ha rapito il tuo cuore e questa è per te la realtà più bella e anche più dolce.
4. Avere il cuore fisso sul Signore è ciò che i teologi chiamano contemplazione.
San Tommaso d’Aquino dice che “dall’amore di Dio uno è infiammato a contemplarne la bellezza. E poiché dal conseguimento di ciò che si ama nasce la gioia, la vita contemplativa termina nel godimento, che risiede nella volontà; e questo a sua volta accresce l’amore” (Somma teologica, II-II, 180, 1).
La vita cristiana, quando è vissuta in maniera vera, è nella gioia ed è nel godimento.
5. Aggiunge ancora San Tommaso: “Siccome la vita contemplativa consiste soprattutto nella contemplazione di Dio alla quale siamo spinti dalla carità, nella vita contemplativa si ha il godimento non solo a motivo della contemplazione stessa, ma anche a motivo dell’amore verso Dio.
E da tutti e due i punti di vista il suo godimento sorpassa qualsiasi gioia umana. Infatti già il godimento spirituale è superiore a quello carnale; inoltre l’amore di carità verso Dio supera ogni altro amore. Per cui nel Salmo 33,9 si legge: Gustate e vedete come è buono il Signore” (Ib., II-II, 180,7).
“Entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25,21) disse il padrone al servo che aveva trafficato bene i talenti che gli erano stati consegnati.
Conoscere e amare il Signore è già entrare fin d’ora nella sua gioia, sebbene non pienamente e definitivamente. È nella natura della vita cristiana.
Piace annotare una citazione di San Gregorio magno: “Quando Dio viene a essere conosciuto con il desiderio e con l’intelletto, disseca ogni piacere della carne” (Omelia in Ezechiele, 14).
6. E così vengo ad una seconda considerazione: le consolazioni e il godimento che nascono dalla contemplazione sono un grande bene. È giusto desiderarli.
La Chiesa li domanda per i fedeli nell’orazione allo Spirito Santo “Deus qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti, da nobis in eodem Spiritu recta sapere et de eius semper consolatione gaudere”. In italiano: “O Dio, che hai illuminato la mente dei tuoi fedeli con la grazia dello Spirito Santo, concedi a noi di gustare la luce della sua verità e di godere della sua consolazione”.
Tuttavia, rimane chiaro che l’obiettivo non è la consolazione in quanto tale, ma è lui, Dio, la sorgente di ogni consolazione.
Giustamente la Chiesa loda e invoca lo Spirito Santo come Consolator optime (Consolatore perfetto).
Gesù invita a godere di questa presenza quando dice: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’” (Mc 6,31).
Tutti sentiamo il bisogno di essere sempre nuovamente infiammati.
7. Nei neo convertiti, e non solo in loro, è facile la tentazione di cercare le consolazioni di Dio piuttosto che il Dio delle consolazioni.
Giustamente il tuo confessore non misura il progresso della tua vita cristiana dai sospiri, e cioè dall’intensità delle consolazioni, ma dal tuo desiderio di amare Dio e di perderti per lui.
Quando si desidera amare Dio e di perdersi per lui si è disposti anche alla rinuncia di qualsiasi consolazione. Anzi, alcuni addirittura desiderano di esserne privati, perché Dio la doni ad altri e li tragga a sé.
8. Possiamo dire di avere un vero segno dell’amore per Dio quando gli diciamo con San Paolo nel momento della conversione: “Che cosa devo fare, Signore?” (At 22,10).
Il Signore gli disse: «Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia» (At 22,10).
A Damasco un certo Anania fu chiamato dal Signore per andare a cercare San Paolo. Anania gli obiettò che di Paolo aveva sentito parlare molto male a motivo delle persecuzioni che andava facendo contro i cristiani. Ma il Signore gli disse: “Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome” (At 9,15-16).
9. San Paolo patì molto per il Signore. Sotto questo aspetto gli fu tolta ogni consolazione.
Un giorno fu costretto a dire a quelli che lo rifiutavano come ministro del Signore: “Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte.
Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde.
Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità.
Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mento.
A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto delle guardie nella città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani” (2 Cor 11,23-33).
10. Con quale spirito abbia accettato tutte queste privazioni e tribolazioni lo rivela egli stesso quando scrive: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).
Ecco, questo è il segno più vero che non cerchiamo le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni perché è nostro desiderio che Dio consoli tutti rapendo il loro cuore verso le realtà celesti.
Ti auguro di permanere sempre nel rapimento del cuore verso Gesù Cristo, accettando per amore suo anche la privazione delle consolazioni perché molti possano essere salvati e consolati.
Ti benedico e ti ricordo volentieri nella preghiera.
Padre Angelo
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