Il giudizio universale non è la ripetizione davanti a tutti del giudizio particolare, ma aggiunge qualcosa di nuovo

////Il giudizio universale non è la ripetizione davanti a tutti del giudizio particolare, ma aggiunge qualcosa di nuovo

Il giudizio universale non è la ripetizione davanti a tutti del giudizio particolare, ma aggiunge qualcosa di nuovo

Quesito

Caro Padre Angelo,
Lei e il vostro sito siete arrivati nella mia vita come un dono dal Cielo!
Ieri era il mio compleanno e pregavo intensamente Gesù di farmi trovare un sacerdote teologo che potesse aiutarmi a far luce su diversi punti… e pochi minuti dopo ho trovato Lei!
Sono veramente grata! Gesù mi ha riconfermato ancora una volta la sua presenza costante al mio fianco!
Ecco le mie domande: 
Sul Giudizio Particolare e Universale:
1) Se il Giudizio Universale sostanzialmente conferma quanto già sentenziato in quello particolare, qual è la differenza pratica? E’ forse il fatto che, a seguito del Giudizio Universale, riprenderemo anche il nostro corpo e vivremo il paradiso o l’inferno non più solo con l’anima, ma anche col corpo (rinnovato)?
2) Ho letto anni fa che qualcuno asseriva che all’inferno non ci sia ancora nessuno (mentre in paradiso sì), perché la sentenza dell’inferno avverrà solo col Giudizio Universale. Ma mi pare che questo contraddica il CCC, nel quale si dice invece che anche subito dopo la morte (col Giudizio Particolare) si può andare all’inferno. Qual è la giusta impostazione?
Grazie infinite!
Pregherò per Lei e per tutti i collaboratori del vostro sito, affidandovi all’amatissima Mamma Celeste.
Gaia


Risposta del sacerdote

Cara Gaia,
1. il giudizio universale non è la pura ripetizione del giudizio particolare, ma aggiunge qualche cosa.
Certo non muta lo stato dell’anima per coloro che si trovano all’inferno o in paradiso.
Come tu hai osservato, la prima cosa nuova che emerge col giudizio universale è la risurrezione dei corpi.
E questo costituisce indubbiamente una dilatazione della felicità o dell’infelicità a seconda del premio o della condanna.

2. Ma c’è anche un’altra cosa da osservare.
Mentre il giudizio particolare si svolge su quanto ha persona ha compiuto nel tempo della sua vita, nel giudizio universale la persona viene giudicata anche nelle conseguenze che le sue azioni hanno avuto su coloro che le sono sopravvissuti.
Anche in ordine a questo può crescere il merito o il demerito.
Ecco che cosa insegna San Tommaso: “Si deve però notare che, sebbene la vita temporale dell’uomo termini con la morte, si prolunga in qualche modo nel futuro.
Primo, in quanto continua a vivere nella memoria degli uomini: in cui talora conserva contro la verità una fama buona o cattiva.
Secondo, continua nei figli, i quali sono qualche cosa dei genitori (…).
Terzo, continua negli effetti delle sue opere: ad esempio dall’impostura di Ario e degli altri impostori pullula l’incredulità fino alla fine del mondo (…)..
Quarto si prolunga nelle vicende della salma: la quale talora viene sepolta con onore, talora rimane insepolta, e finalmente si riduce del tutto in polvere.
Quinto, si prolunga nelle cose in cui l’uomo ripone il suo affetto, p. es., in certi beni temporali, di cui alcuni finiscono presto, mentre altri durano più a lungo.
Ora tutte queste cose devono sottostare all’esame del giudizio di Dio.
Perciò non si può avere di esse un giudizio perfetto e manifesto fino a che dura il corso del tempo presente.
E per questo deve esserci un giudizio finale nell’ultimo giorno, in cui venga giudicato perfettamente e palesemente tutto ciò che riguarda ciascun uomo in qualsiasi maniera” (Somma teologica, III, 59, 5).

 3. Circa l’affermazione che l’inferno sia vuoto va osservato:
primo: si immagina l’inferno come un luogo preparato per qualcuno.
L’inferno è certamente lo stato dei dannati.
Il Dictionnaire de Théologie Catholique scrive: “In nessuna delle definizioni della Chiesa relative al Paradiso, al Purgatorio e all’inferno si può trovare alcuna allusione a un luogo” (XIII,1311).
Questa assenza di riferimenti non significa che l’inferno non esista anche come luogo. Ma la Chiesa non lo insegna.
secondo: di certo in questo stato di vita vi si trovano i demoni.
E questo è dogma di fede.

4. Che ci siano anche delle anime risulta dall’insegnamento del Signore il quale ad esempio nelle parabole ha parlato del ricco che banchettava lautamente e che finì all’inferno.
Ora le parabole, diversamente dalle favole, sono prese da eventi della vita presente e futura.
Le favole invece sono frutto dell’immaginazione.
Il Signore pertanto fa riferimento ad una realtà.

5. Inoltre si legge nel Vangelo che un tale chiese al Signore se sono pochi quelli che si salvano.
Ed ecco la risposta del Signore: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno” (Lc 13,24).
Dunque, a detta dell’unico competente in materia, e cioè Nostro Signore, molti sono quelli che finiscono all’inferno.

6. Infine come i salvati non devono aspettare la fine del mondo per andare in paradiso, la stessa cosa vale anche per i dannati.
San Tommaso basandosi sulle sacre Scritture dice: “Fu opinione di alcuni che le anime dei santi non vengono premiate in cielo né quelle dei dannati condannate all’inferno fino al giorno del giudizio.
Ma la sua falsità appare evidente da quanto dice l’Apostolo (2 Cor 5,5ss): "Noi ci facciamo coraggio, e abbiamo la buona volontà di uscire dal corpo, e preferiamo uscire dal corpo, per andare a vivere presso il Signore". (…).
Ora, questo significa vedere Dio per essenza, il che, a detta di San Giovanni, costituisce "la vita eterna" (Gv 17,3).
Perciò è evidente che le anime separate dal corpo godono la vita eterna.
Bisogna quindi affermare che dopo la morte l’uomo acquista uno stato immutabile per quanto riguarda l’anima. E di conseguenza per il premio dell’anima non c’è motivo di differire il giudizio” (Somma teologica, III, 59, 5, ad 1).
E subito aggiunge quanto verrà fatto nel giudizio universale rispetto a quello particolare: “Ma essendoci altre cose riguardanti l’uomo che si svolgono per tutto il corso del tempo, e che non sono estranee al giudizio di Dio, è necessario che alla fine dei tempi siano anch’esse sottoposte di nuovo al giudizio. Infatti sebbene l’uomo in esse non possa né meritare, né demeritare, esse tuttavia rientrano nel premio o nel castigo. Perciò devono essere sottoposte al giudizio finale” (Ib.).

7. Infine non posso che compiacermi della singolare coincidenza che c’è stata tra la tua domanda nel giorno del tuo compleanno e quanto subito dopo hai trovato in internet.
È un bel segno anche per noi che stiamo dall’altra parte.

Ti ringrazio per le preghiere che hai assicurato per me e per i coordinatori del sito. Ne abbiamo tutti bisogno.
Da parte mia ti ricordo volentieri al Signore e ti benedico.
Padre Angelo