Quesito
Un nostro visitatore ha mostrato sconcerto nei confronti delle parole di un prelato il quale ha detto che “le persone omosessuali hanno diritto di amare e di essere amate anche a livello sessuale”.
Ecco la risposta di padre Angelo.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di ascoltare l’intervista e quelle precise parole che sono state pronunciate.
Anche io ho provato amarezza perché ciò che ha detto quel prelato è grave.
In tal modo scardina la dottrina morale della Chiesa sulla sessualità e l’amore umano.
Perché se sono cosa buona i rapporti omosessuali, perché non devono esserlo anche quelli prematrimoniali?
E ancora: perché la contraccezione coniugale non deve essere considerata cosa buona se sono cosa buona i rapporti omosessuali?
2. Il principio da cui è partito il prelato è buono: ogni persona ha diritto di amare e di essere amata. Ma è sbagliata la conclusione: anche a livello sessuale.
Nelle comuni amicizie le persone amano e si sentono amate. Certamente è giusto ed è bello coltivare le amicizie. Ma con questo non si può concludere: anche a livello sessuale.
L’esercizio della sessualità, o per meglio dire della genitalità e delle capacità riproduttive, è un diritto legato ad alcune condizioni, quali sono quelle di un quadro stabile come quello del matrimonio adatto a garantire ai figli tutto ciò di cui hanno diritto per la loro crescita integrale.
Proprio per questo, solo per fare un esempio, l’adulterio non è lecito.
È cosa buona coltivare amicizie tra persone sposate. Ma da questo non si può concludere anche a livello sessuale.
3. Ma nel sentire l’intervista che mi hai passato, a parte questo errore, ciò che è più grave è che quel prelato abbia parlato come se Dio non avesse detto nulla in proposito.
Vada per le citazioni dell’Antico Testamento, che sono pure Parola di Dio.
C’è però il Nuovo Testamento che dice chiaramente che si tratta di peccati che escludono dal regno di Dio.
Nella lettera ai Romani San Paolo dopo aver detto che i pagani sono inescusabili perché non hanno riconosciuto Dio attraverso le opere da Lui compiute, aggiunge: “Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi… Li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento…E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 24.26-27.32).
Ugualmente: “Non illudetevi: né effeminati, né sodomiti… erediteranno il Regno di Dio” (1 Cor 6,10).
In 1 Tm 1,10-11 l’omosessualità viene condannata come una pratica “contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato”.
Un giudizio analogo si trova nella lettera di Giuda: “Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno” (Gd 7).
4. Ecco, dunque, la gravità: in materia di teologia morale non si parte dalla Sacra Scrittura, da Cristo, ma dai propri sentimenti.
Così facendo ci si sostituisce a Dio nel determinare ciò che è bene ciò che è male.
Certo, ogni persona va trattata con il massimo rispetto e in particolare è compito dei pastori usare la massima carità con tutti. Ma non è lecito capovolgere l’insegnamento di Dio.
Proprio domenica scorsa nella seconda lettura abbiamo sentito San Paolo che diceva queste parole: “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tm 3,16-17).
5. Pertanto non è la Scrittura che deve essere corretta per educare alla giustizia, e cioè alla santità.
È invece il nostro comportamento che va corretto, per renderlo secondo la Scrittura, e cioè secondo Dio. Solo in tal modo porta a Dio.
Un documento del magistero della Chiesa intitolato Homosexualitatis problema (HP) sulla cura pastorale delle persone omosessuali del 1.10.1986 ricorda che “come accade per ogni altro disordine morale, l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità, perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico” (HP 7).
6. Proprio oggi mi è stato inviato un libro pubblicato di fresco. È di Fulton Sheen, vescovo americano che negli anni ‘50 del secolo scorso andava per la maggiore. È intitolato “La mia vita”.
L’ho aperto a caso e ho letto queste parole a proposito del vescovo che deve farsi tutto a tutti: “Il Signore gli ha detto di essere non solo il sale della diocesi, ma anche la luce.
Il sale serve a prevenire la decomposizione e il deterioramento. La luce è ciò che illumina e rivela le parti oscure e più segrete dell’anima. Da un lato, il vescovo dovrebbe fermare la diffusione del male; dall’altro, deve promuovere la bontà e la verità” (pp. 215-216).
7. Concludo ricordando quanto siano attuali e profetiche le parole con cui il santo Papa Paolo VI ha scritto alla fine dell’enciclica Humanae vitae sulla contraccezione: “Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo, è eminente forma di carità verso le anime.
Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Redentore stesso ha dato l’esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare, ma per salvare, egli fu certo intransigente con il male, ma paziente e misericordioso verso i peccatori.
Nelle loro difficoltà, i coniugi ritrovino sempre nella parola e nel cuore del sacerdote l’eco della voce e dell’amore del Redentore.
Parlate poi con fiducia, diletti figli, ben convinti che lo Spirito Santo di Dio, mentre assiste il magistero nel proporre la dottrina, illumina internamente i cuori dei fedeli, invitandoli a dare il loro assenso.
Insegnate agli sposi la necessaria via della preghiera, e istruiteli convenientemente, affinché ricorrano spesso e con grande fede ai sacramenti dell’eucaristia e della penitenza, e perché mai si scoraggino a motivo della loro debolezza” (HV 29).
La stessa cosa va fatta anche con le persone omosessuali: non sminuire i principi è forma eminente di carità. Non ci si può sostituire a Dio.
Nei confronti delle persone che cadono va messa in atto la massima carità. Il Signore ce le ha date perché aiutiamo ciascuno a diventare “uomo di Dio, completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tm 3,16-17).
Con l’augurio di ogni bene ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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