Quesito

Buongiorno padre.
Sono un cattolico praticante ormai in pensione.
Sono sposato da circa 40 anni ho due figli e due bellissimi nipoti. Le scrivo per chiederle un parere anche se in qualche modo credo di avere già la risposta, dato che mi confesso abbastanza spesso.
Il mio problema riguarda la sessualità. 
Come dicevo sono sposato da tanti anni ma il mio matrimonio non va bene; i problemi sono cominciati praticamente subito e avevamo difficoltà ad avere rapporti, di comune accordo abbiamo frequentato un consultorio che ci ha aiutato ma solo in parte, devo quindi dire che in fondo i problemi sono rimasti.
Non andiamo d’accordo, non riusciamo a parlare serenamente e a risolvere i nostri problemi con il dialogo, anche perché io sono disposto al dialogo mentre mia moglie si chiude e non parla più, però si arrabbia e si mette a urlare.
La nostra situazione è peggiorata con l’arrivo dei figli e ormai da molti anni non abbiamo più rapporti sessuali. 
Mia moglie si è negata spesso, non direttamente, ma attraverso quei mille stratagemmi che una donna furba sa sempre trovare.
Anche se più volte l’ho scongiurata di non comportarsi in questo modo perché mi metteva in pericolo di tentazione e di peccato, le cose non sono cambiate; semplicemente per mia moglie il problema non esisteva, erano tutte fisime mie.
Il tempo è passato, sono diventato vecchio, i figli se ne sono andati per la loro strada; ora non litighiamo più ma non abbiamo neanche più niente da dirci.
Mi sono sempre piaciute le donne ma nonostante questo e la mia situazione di castità obbligata non ho mai tradito mia moglie ma ne ho desiderate tante di donne!
Mi sono rifugiato nella masturbazione, risposta sbagliata al mio desiderio impellente e frustrato. 
 So che la chiesa nel suo catechismo dice che questo comportamento è un “disordine grave” ma so anche che parla di circostanze a proposito del giudizio morale di questo atto.
Che cosa devo fare padre?  A volte passo dei periodi anche lunghi senza masturbarmi, poi però ricomincio e quando succede mi sento male davanti a Dio.
Contemporaneamente non riesco a far tacere la voce del mio corpo e poi sa come funziona: quando muori di fame anche il profumo del cibo è sufficiente a farti venire l’appetito!
Mi confesso spesso e a volte quando esco dal confessionale so già che ci cadrò nuovamente perché in realtà resta l’attaccamento a questo peccato e questo succede perché sento che, essendo ormai alle corde, è l’unica possibilità che mi è rimasta.
Ma per questo motivo mi sembra di prendere in giro Dio.
Prego, cerco di impegnarmi socialmente, faccio volontariato, faccio il nonno dei miei nipoti ma basta un po’ di solitudine e …….
Preghi per me per la salvezza della mia anima.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il problema della masturbazione va superato.
È vero che tua moglie ha delle responsabilità.
Tuttavia anche tu sei chiamato alla felicità perfetta, alla santità.

2. È vero che il Magistero della Chiesa ricorda, soprattutto per gli adolescenti e per i giovani, che ci sono delle circostanze che possono attenuare la responsabilità soggettiva.
La Dichiarazione Persona humana della Congregazione per la dottrina della fede aveva scritto a suo tempo: “La psicologia moderna offre, in materia di masturbazione, parecchi dati validi e utili per formulare un giudizio più equo sulla responsabilità morale e per orientare l’azione pastorale. Essa aiuta a vedere come l’immaturità dell’adolescenza, che può talvolta prolungarsi oltre questa età, lo squilibrio psichico o l’abitudine contratta possano influire sul comportamento, attenuando il carattere deliberato dell’atto, e far sì che soggettivamente non ci sia sempre colpa grave” (PH 9).
Parimenti il Catechismo della Chiesa Cattolica aggiunge lo stato di angoscia e fattori sociali (CCC 2352).

3. A scanso di equivoci, per abitudine contratta si fa riferimento a meccanismi automatici in cui neanche ci si rende conto di ciò che si è iniziato a fare, come capita a qualcuno abituato a bestemmiare o a far uso di turpiloquio al quale – pur pentito e anche confessato dei suoi peccati – sfugge involontariamente qualche espressione blasfema o sconcia.
Non so se tu ti riconosca in qualcuna di queste circostanze che possono attenuare soggettivamente la colpevolezza morale.
In ogni caso resta vero ciò che dice questo documento della Santa Sede quando ricorda la necessità di “far ricorso ai mezzi necessari, naturali e soprannaturali, che l’ascesi cristiana, nella sua esperienza di sempre, raccomanda per dominare le passioni e far progredire la virtù” (PH 9).

4. Certo sarebbe più facile per me e più consolatorio per te dire che hai motivi plausibili che riducono la responsabilità.
Ma questo come si concilierebbe con l’ascesi cristiana che esige il combattimento? Come si concilierebbe con la chiamata alla santità che è doverosa per tutti?
Il documento Persona humana, dopo aver detto che tutti sono chiamati alla castità secondo le esigenze del proprio stato (la castità degli sposi è una castità diversa da chi è celibe, oppure da chi vive nella verginità o nel celibato consacrato) ricorda che in tutti, “in ogni stato di vita, la castità non si riduce a un atteggiamento esteriore: essa deve rendere puro il cuore dell’uomo” (PH 11).
È infatti nella purezza del cuore che si incontra Dio e si vive in piena comunione con lui.

5. Il documento vaticano ricorda anche che “la castità è compresa in quella continenza che Paolo annovera tra i doni dello Spirito Santo, mentre condanna la lussuria come un vizio particolarmente indegno del cristiano e che esclude dal regno dei cieli (cfr. Gal 5,19-23; 1 Cor 6,9-11)” (PH 11).
E a questo proposito ripete ciò che lo Spirito Santo dice per bocca di Paolo: “Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello…
Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito» (1 Ts 4,3-8; cf. Col 3,5-7; 1 Tm 1,10).
E ancora quelle altre parole: “Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impudicizia, pecca contro il proprio corpo. O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor 6,15.18-19).
Per questo San Paolo scongiura: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri” (Rm 6,12).

6. È vero che anche dopo la redenzione di Cristo l’uomo sperimenta un doloroso conflitto tra la «legge della sua mente» e la «legge della carne nelle sue membra», che lo tiene prigioniero (cfr. Rm 7,23).
Ma con l’aiuto della grazia, della preghiera, dei sacramenti, della mente occupata in buoni pensieri e in sane occupazioni, e con l’aiuto dell’impegno personale è possibile vivere nella purezza e in quella libertà interiore per la quale si sta in comunione con Dio come si vuole e quanto ci vuole.
Il documento della Santa Sede conclude dicendo: “Occorre, in particolare, che tutti abbiano un’alta idea della virtù della castità, della sua bellezza e del suo rifulgente splendore.
Essa onora l’essere umano e lo rende capace di un amore vero, disinteressato, generoso e rispettoso degli altri” (PH 12).

7. Tra tutti questi mezzi occupa un posto particolare la confessione sacramentale fatta in maniera regolare e frequente, indipendentemente dalla presenza del peccato di impurità.
Questo sacramento, istituito la sera del giorno della risurrezione del signore (cfr. Gv 20,23), comunica la potenza della risurrezione di Cristo che aiuta a prevenire le cadute, accordando un aumento di grazia e una particolare protezione celeste.
Non è buon criterio quello di andarsi a confessare solo a motivo delle cadute. Ci si deve confessare anche per prevenirle. È così, con la potenza della risurrezione di Cristo, che si va avanti nella vita spirituale, ci si corrobora nello spirito e si cresce in santità di vita.
Con questo augurio ti benedico e ti prometto un ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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