Quesito

Caro Padre Angelo,
sono sposato da alcuni anni.
Con mia moglie a livello sessuale va bene, ma non come vorrei, lei è un po’ limitata, io non ho limiti.
Se non ci sono alternative posso cercare almeno per il momento rifugio altrove? Io mentalmente mi sento già pentito se dovesse succedere.
Mi scuso, ma sono molto molto confuso a riguardo.
La ringrazio in anticipo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1.  ti invito a tenere presenti alcuni principi che devono orientare la nostra vita cristiana.
Innanzitutto va sempre tenuto presente l’obiettivo superiore del matrimonio, che è quello della santificazione vicendevole.
È con questo obiettivo che ci si deve confrontare.
Questo comporta la consapevolezza che i nostri corpi sono dimora dello Spirito Santo, che vanno trattati “con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine” (1 Ts 4,4-5) e che ogni azione di un cristiano dovrebbe corrispondere a quanto dice San Paolo: “Vi esorto dunque per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1-2).
2. Con grande realismo un documento del magistero della Chiesa emesso sotto il pontificato di San Giovanni Paolo II ha riconosciuto che: “Di fatto capitano in un modo o nell’altro per periodi di più breve o di più lunga durata, delle situazioni in cui siano indispensabili atti eroici di virtù” (Pontificio consiglio per la famiglia, Sessualità umanaverità e significato, 19).

3. La purezza, la castità vale per tutti perché la Sacra Scrittura dice: “Cercate la pace e quella vita illibata e santa (santimonia) senza della quale nessuno vedrà Dio (Eb 12,14).
La Conferenza episcopale italiana traduce: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore”.

4. Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è «rivestito di Cristo» (Gal 3,27), modello di ogni castità. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità” (CCC 2348).

5. Il santo Papa Paolo VI ha ricordato i benefici della purezza anche nell’ambito coniugale: “Il dominio dell’istinto, mediante la ragione e la libera volontà, impone indubbiamente una ascesi, affinché le manifestazioni affettive della vita coniugale siano secondo il retto ordine e in particolare per l’osservanza della continenza periodica.
Ma questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi al nuocere all’amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano.
Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità, arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione degli altri problemi; favorisce l’attenzione verso l’altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l’egoismo, nemico del vero amore, e approfondisce il loro senso di responsabilità nel compimento dei loro doveri.
I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l’educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili” (Humanae vitae, 21).

6. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che “la castità richiede l’acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana.
L’alternativa è evidente: o l’uomo comanda alle sue passioni e consegue la pace, oppure si lascia asservire da esse e diventa infelice” (CCC 2339).  E: “Colui che vuole restar fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un’ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l’obbedienza ai divini comandamenti, l’esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera” (CCC 2340).

7. A questo punto il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta una bella affermazione di Sant’Agostino, frutto della sua personale esperienza: “La continenza in verità ci raccoglie e ci riconduce a quell’unità, che abbiamo perduto disperdendoci nel molteplice” (Confessioni, 10,29).
In altre parole, riconduce a quell’unione con Dio che si perde quando ci si distrae in tante cose.
I principi che ti ho presentato fanno tendere a quella santità per la quale Dio ci ha creati.
E sono capaci di rinforzare e raddrizzare la nostra vita affettiva che incessantemente è sottoposta a fragilità e a tentazioni.
Con l’augurio di vivere secondo quella santimonia di cui parla la lettera agli Ebrei (12,14), ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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