Quesito

Buongiorno padre Angelo,
questa volta le scrivo per un quesito che mi è sorto in questi giorni seguendo alcune trasmissioni condotte da un frate, a mio giudizio bravo.
Però diceva che se prima della S. Messa uno vuole confessarsi ma il sacerdote non ha più tempo ed esce dal confessionale (o comunque uno rimane nell’impossibilità di confessarsi non per suo volere) si può ugualmente ricevere l’Eucarestia col proposito di confessarsi il prima possibile (che sempre a parer mio sarebbe subito dopo la celebrazione andare in sacrestia e chiedere al sacerdote 5 minuti d’altra parte la cura delle anime dovrebbe essere la cosa primaria di un parroco o comunque di qualsiasi prete anche se spesso non è così).
Secondo me però non è del tutto giusta questa affermazione. Infatti San Giovanni Paolo II (tanto per citarne uno) ha più volte ribadito che non si può ricevere l’Eucarestia se si ha sulla coscienza un peccato grave, nemmeno se si è veramente e sinceramente pentiti. Bisogna obbligatoriamente ricevere l’assoluzione sacramentale e questo comporta la confessione ovviamente. E’ anche vero che questa regola è sempre stata in vigore per i sacerdoti, che se hanno un peccato grave e non riescono ad andare a confessarsi prima di celebrare, col solo proposito della confessione futura possono dire Messa e "prendere" l’Eucarestia. Non so cosa pensare in merito se può mi dia delucidazioni.
Nel ringraziarla per il bellissimo sito che sicuramente le crea molto lavoro porgo i miei auguri per Natale (anche se manca ancora un mese) e la ricordo nelle mie preghiere, sperando che anche lei mi ricorderà nelle sue.
Loris
P.S. Risponda con calma non ho fretta di ricevere risposte, sicuramente avrà casi più urgenti di questo.


Risposta del sacerdote

Caro Loris,
1. resta sempre valido e normativo quanto dice la Sacra Scrittura: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1 Cor 27-30).
Il Corpo e il Sangue del Signore possono trasformarsi in motivo di condanna per chi lo assume indegnamente, e cioè in peccato mortale.
Lo ricorda anche la Liturgia della Chiesa che fa dire al Sacerdote prima della sua Comunione: “La Comunione del Tuo Corpo ed il Tuo Sangue, Signore Gesù Cristo, non diventi per me giudizio di condanna, ma per tua misericordia, sia rimedio di difesa dell’anima e del corpo”.

2. Resta sempre valido anche quanto ha detto Giovanni Paolo II nella sua enciclica sull’Eucaristia: “Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell’apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell’Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale»” (Ecclesia de Eucharistia 36).

3. Ugualmente il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione”(CCC(n. 1385).

4. Su questo punto ammoniva S. Agostino: “Nessuno dica: ‘Faccio la Penitenza privatamente, per conto mio, di fronte a Dio’, e ‘il Dio che perdona conosce quello che compio nel cuore’. Dio allora avrebbe detto senza motivo: ‘ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo!’. Così come senza motivo avrebbe consegnato le chiavi del regno di Dio alla Chiesa! Si può rendere vano il Vangelo? Si possono rendere vane le parole di Cristo?” (Sermone 392, 3).

5. Nessun dubbio dunque sulla necessità di premettere la confessione sacramentale alla Santa Comunione se uno è consapevole di essere in peccato grave.

6. Rimane il problema del sacerdote che, privo della grazia, non ha la possibilità di confessarsi e deve celebrare l’Eucaristia perché c’è la Messa di orario e la gente già affolla la Chiesa.
In questo caso gli è permesso di premettere un atto di contrizione perfetta, che comporta il proposito di confessarsi al più presto.
L’atto di contrizione, se è perfetto, ristabilisce l’amicizia con Dio e riporta in grazia.
Ma tale atto è davvero perfetto se oltre al dispiacere di aver offeso il Signore, comporta anche la volontà di confessarsi.
Di norma però non è sufficiente per fare la Comunione, perché diversamente – come dice Sant’Agostino – si vanificherebbe il comando del Signore il quale ha delegato al giudizio della Chiesa di sciogliere o non sciogliere, di perdonare il peccato oppure no.
Pertanto la condizione del sacerdote sopra descritta è una situazione  di eccezione motivata dall’impossibilità di confessarsi e dalla necessità di dover celebrare.

7. Questa situazione eccezionale è prevista dal Codice di Diritto Canonico, il quale l’estende anche al fedele: “Colui che è consapevole di essere in peccato grave, non celebri la Messa né comunichi al corpo e al sangue del Signore senza premettere la confessione sacramentale, a meno che non vi sia una ragione grave e manchi l’opportunità di confessarsi; nel qual caso si ricordi che è tenuto a porre un atto di contrizione perfetta, che include il proposito di confessarsi quanto prima” (can. 916).
Pertanto come il sacerdote, che si riconosce in peccato grave, non può fare la Santa Comunione se non c’è la necessità di celebrare, così per il fedele.
Vi è necessità non quando vi è solo il desiderio, ma quando non celebrando si darebbe scandalo alla gente.

8. Perché i fedeli possano entrare nella disposizione del can. 916 si richiede dunque che abbiano la necessità di fare la Santa Comunione.
Vi è necessità quando il non farla susciterebbe scandalo, come per il celebrare  che non celebra la Messa d’orario.
In passato i teologi moralisti portavano questi esempi per i fedeli: quando sono già sul punto di ricevere la Santa Comunione e in quel momento si ricordano di essere in peccato grave. Allontanarsi dalla sacra Mensa desterebbe motivo di incomprensione per i fedeli.
Oppure quando il sacerdote viene meno durante la celebrazione della Messa ed è necessario consumare le Sacre Specie. Allora il fedele, fatto un atto di contrizione perfetta col proposito di confessarsi al più presto, consuma le Sacre Specie che diversamente rimarrebbero sull’altare esposte alla profanazione.
Ma questa necessità non c’è quando si va a Messa di domenica o nei giorni feriali. Infatti in queste condizioni ordinarie non c’è alcun obbligo di fare la Santa Comunione.

9. Va ricordato infine che non basta la necessità di fare la Santa Comunione, ma è necessario fare un atto di contrizione perfetta, perché diversamente si mangerebbe ugualmente la propria condanna.
Il frate di cui mi hai parlato  – tra le altre cose non corrette – avrebbe omesso anche questa, a meno che tu non l’abbia colta.

Ti ringrazio di avermi fatto tornare su un punto di particolare importanza per la nostra vita cristiana.
Ti assicuro volentieri le preghiere che mi hai chiesto, ti auguro una fruttuosa quaresima e ti benedico.
Padre Angelo