Quesito

Caro P. Angelo,
mi perdoni l’informalità di questa mail, ma non riesco a dare ad un fratello nella Fede, o meglio, ad un "padre" nella Fede, il freddo titolo di "gentile/gentilissimo".
Sono un ragazzo di 16 anni.
Innanzitutto voglio complimentarmi per il bellissimo sito degli Amici Domenicani, un buon utilizzo della rete come campo di evangelizzazione.
Trovandomi a parlare con un’amica, mi sono imbattuto i alcuni argomenti a cui non ho saputo dare risposta. Ovviamente, essendo in formazione, questo è normale, perciò le chiedo di rispondere ad alcuni di questi quesiti:
1) Perché gli omosessuali non possono "stare insieme"? Il loro amore non si può appagare nello "stare insieme" (facendo un paragone con l’innamoramento tra un uomo ed una donna, i quali non possono stare senza l’altro e tenendo ciò come presupposto)?
2) Perché i rapporti prematrimoniali sono un peccato? Come deve essere inteso il sesso nel matrimonio? Come deve essere inteso il piacere sessuale?
3) L’universo è infinito? Per la Fede Cattolica, possono esistere altre forme di vita?
La ringrazio di vero cuore per la disponibilità e la Carità che ha nel rispondere alle domande.
Preghi per me.
A presto


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. se due persone potessero stare insieme vivendo come Angeli non vi sarebbe nulla di male.
Ma noi non possiamo dimenticare che l’uomo, in seguito al peccato originale, è inclinato al male (cf. 1 Gv 2,16).
Stando insieme e per di più dormendo nello stesso letto, la tentazione di unire i propri corpi diventa molto forte.
Ma l’unione dei corpi, senza la previa unione, anzi senza la previa e irrevocabile donazione delle proprie anime fa sì che la sessualità venga svilita, profanata.

2. Questo è il motivo per cui i rapporti prematrimoniali sono un’autentica bugia: non  sono segno di previa e irrevocabile donazione della propria anima.
Né è sufficiente dire: “ma noi ci siamo già donati totalmente con la nostra intenzione” perché si è consapevoli di essere liberi di lasciare il partner come e quando si vuole.
Ciò significa che la donazione non è irrevocabile.
Diventa tale solo dopo che ci si è impegnati ufficialmente davanti a Dio e a davanti alla comunità.
Senza dire dell’ulteriore falsificazione attuata attraverso la contraccezione. La quale sta a dimostrare in maniera palese che non ci si dona totalmente e irrevocabilmente, perché si esclude volontariamente di donare la propria capacità di diventare padre e madre.

3. Queste motivazioni, oltre ad altre, fanno comprendere come la convivenza prematrimoniale sia un passo sbagliato, un peccato. Anzi, un peccato così grave da impedire di potersi confessare e fare la Santa Comunione.
Si tratta infatti di un uso della sessualità in maniera palesemente difforme dal progetto santificante di Dio. Magari inconsapevolmente, ci si separa da Lui.

4. Posta questa premessa per qualsiasi forma di convivenza, si comprende ancor di più la difformità dal progetto di Dio per chi usa della sessualità per rapporti omosessuali.
La sessualità è stata data da Dio per congiungersi in un determinato modo, che è quello scritto nella natura stessa degli organi sessuali e, più a fondo, nella natura stessa dell’uomo e della donna.
Ora tutto quanto avviene nell’esercizio della sessualità è ordinato a suscitare la vita. Ci si congiunge infatti con le facoltà procreative.
Ma qui, nell’omosessualità, tali facoltà vengono usate per uno scopo ludico o di piacere e non secondo il loro intrinseco significato.
L’unione sessuale qui è pervertita dal suo obiettivo intrinseco.
Credo che non ci voglia molto per comprendere che le cose stiano così.
Sicché la convivenza tra omosessuali è occasione prossima di peccato per gli omosessuali stessi e motivo di scandalo per gli altri.

5. Vengo adesso al significato dell’unione sessuale nel matrimonio.
L’unione sessuale nel matrimonio è manifestazione di una donazione previa e irrevocabile, è un atto in cui tutta la persona si dona simultaneamente nei suoi elementi spirituali, sentimentali e fisici.
Qui le persone si donano in totalità, pronte a mettersi in gioco perché si donano reciprocamente la capacità di diventare padre e madre.

6. Da questo risulta che i due fini dell’unione sessuale nel matrimonio sono fra di loro indivisibili perché si realizzano l’uno insieme all’altro, anzi l’uno per mezzo dell’altro.

7. Quando si frustra volutamente l’una o l’altra finalità, quell’atto cessa di essere un atto di donazione totale.
Se si frustra la finalità procreativa, come nella contraccezione, ci si rifiuta di donarsi in totalità, come vuole il Creatore.
Se si frustra la finalità unitiva, procreando al di fuori dell’unione coniugale come avviene nella cosiddetta procreazione assistita, quell’atto cessa di essere un atto in cui tutta la persona si raccoglie e si dona per divenire un semplice strumento in cui si usa dell’altro per una finalità riproduttiva.

8. Il beato papa Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae ha affermato: “Questi atti, con i quali gli sposi si uniscono in casta intimità e per mezzo dei quali si trasmette la vita umana, sono, come ha ricordato il recente concilio, "onesti e degni", e non cessano di essere legittimi se, per cause mai dipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione.
Infatti, come l’esperienza attesta, non da ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite” (HV 11).
Con questo il Papa insegna che gli atti coniugali previsti infecondi perché così disposto dalla natura, anzi dal Creatore, sono leciti perché servono a consolidare e ravvivare l’unione coniugale.
La gratificazione sessuale rimane legata al mettersi in gioco, perché lo si accetta, non lo si esclude, pronti ad accettare l’eventuale gravidanza.
Per il Papa prosegue: “Ma, richiamando gli uomini all’osservanza delle norme della legge naturale, interpretata dalla sua costante dottrina, la chiesa insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita” (HV 11).
Esclude pertanto ogni forma di contraccezione, di separazione del piacere dalla donazione totale di sé.

9. E precisa ulteriormente: “Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo.
Infatti, per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna.
Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (HV 12).

10. Alla domanda se l’universo sia infinito credo che non si possa dare una risposta a priori. Bisognerebbe verificarlo. Ma chi può fare questo?
Mi chiedi infine se per la Fede Cattolica nell’universo materiale esitano altre forme di vita. Anche qui la risposta è la stessa. La Fede, e cioè la Divina Rivelazione, non dice nulla. Pertanto né lo afferma né lo nega.
Dio però ci ha dato la ragione.
Tocca dunque alla nostra ragione verificare se queste forme di vita effettivamente ci siano.

Volentieri ti ricorderò nelle mie preghiere perché il tuo futuro sia bello e secondo i disegni di Dio.
Ti auguro una buona continuazione della quaresima e ti benedico.
Padre Angelo