Quesito

Caro Padre Angelo,
1. leggendo una precedente domanda ho appreso che la legge morale ammette la ‘‘restrizione mentale’, azione che non può essere paragonata assolutamente ad una menzogna che è sempre immorale e va evitata.
Io ci terrei a capire molto bene tutto questo per il seguente motivo: per quanto riguarda il comandamento ‘‘non dire falsa testimonianza’ sono veramente molto scrupoloso ma mi accorgo che a volte forse sbaglio perchè appena mi fanno certe domande per paura di mentire rivelo cose anche di altri che mi dovrei tenere.
2. Lei ha parlato di Restrizione mentale larga e stretta. Siamo in presenza della stretta quando non è possibile in nessun modo sapere la verità. Io mi chiedo allora come può considerare il ‘‘non so nulla’ del Confessore o magari di un medico che applica il segreto professionale come una restrizione larga; mi sembra infatti che anche da queste frasi non sia possibile sapere in nessun modo la verità. Aspetto un suo chiarimento.
La ringrazio
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. la restrizione mentale è un atto interno della mente per il quale, mentre parliamo, restringiamo le parole ad un altro senso, che non è il loro senso ovvio.
Se l’altro senso, che diamo alle nostre parole è tale che in nessun modo può essere capito dagli altri uditori e in nessun modo è manifestato dalle circostanze, abbiamo una restrizione puramente mentale. Per esempio dico: ieri ho visto il tale, intendendo di averlo visto nel ritratto.
Se al contrario l’altro senso che diamo alle nostre parole può essere inteso in virtù delle circostanze esterne, non si ha la restrizione strettamente mentale ma la restrizione largamente mentale. Per esempio: quando so un fatto che devo tenere segreto e una persona mi fa un’interrogazione indiscreta, rispondo “Non lo so”, intendendo di non saperlo di scienza comunicabile ad altri.
La restrizione puramente mentale non è lecita. È  nient’altro che una bugia.
La restrizione largamente mentale non è proibita in ogni caso. Il suo scopo intrinseco non è indurre in errore, ossia far credere il falso, ma nascondere la verità in casi nei quali questa verità non deve essere manifestata. Questo e non il primo deve essere il fine inteso, altrimenti l’uso della restrizione mentale è peccato di bugia.
La restrizione largamente mentale con l’intenzione di nascondere la verità non è però lecita senz’altro. È necessario che nascondere la verità sia doveroso o almeno molto utile e non ci siano altri mezzi disponibili che questo. Se tutti usassero la restrizione senza limiti ai casi più o meno urgenti, dovremmo continuamente temere di essere in errore circa il senso delle parole degli altri, cosa che renderebbe molto difficile la vita sociale.

2. Da quanto ti ho detto, risulta chiara la risposta anche alla seconda parte della tua domanda: il sacerdote o il medico intende dire che non sa cose che siano rivelabili agli altri.

Ti ringrazio del quesito, ti prometto una preghiera e ti benedico.
Padre Angelo