Quesito

gentile Padre Angelo,
le sottopongo un problema relativo al nudismo.
Studiando l’ecologismo non ho potuto fare a meno di notare che queste persone che vogliono tornare alla natura spogliandosi, tornano un po’ come nel Giardino dell’eden, cioè non hanno il senso del pudore, quindi mi chiedevo, commettere il peccato originale non è da un lato un bene se si acquista il senso del pudore? Io credo che queste persone regrediscano alla natura, un po’ come gli animali, che non hanno il pudore.
Però non mi so spiegare il collegamento col peccato originale.
Cordiali saluti,
Francesca C.


Risposta del sacerdote

Cara Francesca,
1. prima del peccato originale non c’era il pudore perché non ce n’era bisogno. Da tutto il corpo traspariva la bellezza interiore e lo sguardo dei progenitori era del tutto puro.
Oggi non c’è il pudore, ma non per il medesimo motivo per cui non c’era nel paradiso terrestre.

2. San Tommaso, ponendosi la domanda di chi sia proprio il pudore, afferma categoricamente che i peccatori incalliti (homines in peccatis profundati) non hanno il pudore (defectus verecundiae est in pessimis), perché sono così schiavi dei loro vizi che si gloriano perfino di ciò di cui dovrebbero arrossire (Somma teologica, II-II, 144, 4).
Già S. Paolo aveva osservato che alcuni, avendo scelto per dio il loro ventre, si gloriavano di ciò di cui avrebbero dovuto vergognarsi (Fil 3,19).
Anche S. Agostino, nelle Confessioni, attesta per se stesso questa esperienza. Scrive: “Ma io cadevo precipitosamente con tanta cecità che, tra i miei coetanei mi vergognavo d’essere meno canaglia, quando li sentivo vantarsi delle basse imprese con tanta maggiore vanteria quanto più essi erano svergognati; desideravo di fare anch’io così, non solo per il piacere del male, ma anche per il piacere delle lodi. Che vi è di più detestabile del vizio? Ed io per non essere detestabile mi facevo più vizioso e quando non esisteva un’azione da uguagliarmi a quei depravati fingevo di aver fatto quello che non avevo fatto, per non sembrare tanto più abbietto quanto più ero innocente ed essere creduto tanto più vile, quanto più ero casto” (s. agostino, Confessioni, II, 3).

3. L’eclissarsi del senso del pudore nel peccatore è dato dal fatto che le azioni cattive (come inversamente anche le azioni buone) accompagnano sempre colui che le compie, determinando la formazione e la crescita degli habitus.
Ora gli habitus cattivi, cioè i vizi, hanno questo di peculiare: che indirizzano la persona a fissare l’attenzione in modo permanente sui beni transitori e in modo particolare sui beni sensibili, che sono i più appetibili e di immediata soddisfazione. Sicché il peccatore, ad un certo punto, forse senza accorgersene, si trova indifferente nei confronti dei valori eterni e spirituali, circa i quali prova una “cecitudo mentis” e una “hebetudo sensus” (s. tommaso, Somma teologica, II-II, 15, 3).
In queste persone il pudore via via scompare, fino al punto che esse si vantano per ciò di cui si dovrebbero vergognare.
Al dire di S. Tommaso il pudore non si trova neanche nei santi e nelle persone mature (in optimis viris), perché sono così radicate nella virtù da non lasciarsi sedurre dalle cose turpi. Adamo ed Eva nello stato di innocenza ci offrono una bella testimonianza in merito.
Tutto ciò è segno che il pudore nasce da una debolezza interna all’uomo che gli rende difficile cogliere una persona per quello che è.
Non comparendo nei santi e, per altri motivi, neanche nei peccatori, il pudore si caratterizza come il sentimento proprio delle persone comuni nella virtù, come è la gran massa degli uomini, per il motivo che in essi si trova un certo amore del bene e tuttavia non sono del tutto immuni dal male.
Di qui si spiega il suo fluttuare nell’animo umano e anche il suo variare da una cultura all’altra.

4. Il pudore è essenzialmente il timore di un atto turpe.
E viene considerato turpe tutto ciò che non manifesta la superiorità, la dignità e la trascendenza dell’uomo sugli essere a lui inferiori.
“Dovunque, però, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo” (CCC 2524) e per questo nasce quando la coscienza si sveglia o si risveglia (Ib.).
Gli animali non provano pudore perché tutto quello che fanno è nell’ordine della loro naturale.
L’uomo invece, che è di natura razionale, si vergogna quando viene sorpreso o si esibisce nel compiere azioni tipiche degli animali.
Pertanto “insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana” (Ib.).
Il pudore (o purezza del cuore) è un bene prezioso per tutti.
Esso “detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti” (CCC 2523), e nello stesso tempo “libera dal diffuso erotismo e tiene lontani dagli spettacoli che favoriscono la curiosità morbosa e l’illusione” (CCC 2525).

Ti saluto, ti prometto un ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo