Quesito

Carissimo Padre,
La disturbo ulteriormente perchè mi farebbe davvero piacere una Sua spiegazione sulle "potenzialità" racchiuse nel digiuno offerto a Dio.
In questo periodo, sto ricorrendo con una certa regolarità al digiuno, quale "veicolo" di preghiera. In alcune giornate, cioè, offro a Dio il tempo e i "pensieri" normalmente dedicati al pasto, sostituendo alla buona tavola la preghiera del Rosario.
"Questo" tipo di digiuno, quale occasione di preghiera e modalità di riaffermazione delle giuste gerarchie tra anima e corpo, è per me – lo sto scoprendo in ogni occasione – fonte di numerosi "doni" spirituali. Il Signore, nonostante le mie povertà e i miei peccati, realmente mi regala una più autentica comunione con Lui, e – se necessario – veicola attraverso il Rosario (la "bancarotta del demonio" secondo san Giovanni Bosco!) delle "medicine" che mi permettono di rinvenire e curare le mie debolezze nella vita di fede.
Invece, forse per la mia indole tendenzialmente "razionalista", mi trovo in difficoltà nel concepire il digiuno quale "sacrificio per…" (per una persona, per una collettività, per la pace…).
Ecco allora il mio quesito: la fede della Chiesa "conosce" il digiuno quale strumento in sé di sacrificio offerto per qualcuno o qualcosa?
E più in generale, Dio apprezza il "sacrificio per…" anche quando la nostra privazione non è in grado – da un punto di vista materiale e causale – di determinare, secondo iter umanamente ricostruibili, il cambiamento pratico di una situazione?

Naturalmente, carissimo Padre, mi risponda soltanto se e quando troverà il tempo per farlo tra i Suoi molteplici impegni.
La mia povera preghiera La accompagna sempre.
Ancora grazie.
Antonio C.


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
1. ti ringrazio anzitutto della bella testimonianza che ci offri sulla preziosità del digiuno.
Tu lo vivi come un atto di amore per il Signore.
Mi verrebbe da dire che il Signore in te ha cambiato i gusti perché che tralasci la buona tavola per qualcosa di meglio.
E infatti la preghiera del Rosario, per chi la sa recitare, non è soltanto una buona tavola, ma un’ottima tavola nella quale si gusta e si vede come è buono il Signore (cf. Sal 33,9).

2. Mi chiedi se accanto a questo significato ce ne siano degli altri.
La risposta è affermativa.

– La Sacra Scrittura ci ricorda il digiuno praticato da Mosè prima di ricevere la Legge, il quale “rimase con il Signore 40 giorni e quaranta notti senza mangiare pane e senza bere acqua” (Es 34,28). Anche Daniele si mortifica per un certo tempo prima di avere le sue visioni (Dan 9,3; 10,2).
Potremmo dire che qui il digiuno ha un significato purificatorio e preparatorio, anticipazione del digiuno eucaristico, che ha il senso di purificare e disporre le nostre anime e i nostri corpi ad accogliere il Signore.

– Altre volte è praticato per umiliarsi davanti a Dio ed essere liberati da dolori e preoccupazioni (2 Sam 12,16), come nel caso di Davide che si mise a digiunare per implorare la guarigione del figlio.

– Altre volte ha un significato chiaramente espiatorio. Tale era il digiuno cui dovevano sottoporsi tutti gli israeliti nel giorno dell’Espiazione, lo “iom kippur” (Lv 16,29-31). Si celebrava verso l’equinozio di autunno.

– Gesù ha digiunato 40 giorni e 40 notti. Non ha digiunato per disporsi alla rivelazione, ma per meritare che coloro che avrebbero ricevuto l’annuncio della sua parola avessero la forza di aderirvi.

– Secondo  S. Tommaso il digiuno viene praticato principalmente per tre motivi (Somma teologica, II-II, 147,1).
Primo, per reprimere le concupiscenze o passioni disordinate, che in tal modo vengono snervate. S. Girolamo scrive che “senza Cerere e Bacco, Venere si raffredda” (Contra Jovin., 2), vale a dire che con l’astinenza nel mangiare e nel bere, la lussuria si smorza.
Secondo, per disporre l’anima a contemplare le realtà più sublimi e come a dire che si ha più fame di queste che di quelle materiali. Tale è il significato delle tre settimane di digiuno di Daniele, al termine delle quali ricevette la rivelazione (Dan 10,3ss).
Terzo in riparazione dei peccati.La conversione non è semplicemente un fatto interiore, ma impegna tutto l’uomo, compresa la corporeità. Si legge in Gioele: “Convertitevi a me di tutto cuore, nel digiuno, nel pianto e nel lamento” (2,12). i peccati e manifestare che l’uomo ha bisogno anche di un altro cibo.

– Mi piace concludere con una citazione di S. Agostino: “Il digiuno purifica l’anima, eleva la mente, sottomette la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umiliato, dissipa le nebbie della concupiscenza; smorza gli ardori della libidine e accende la luce della castità” (De orat. et jeiun., serm. 73).
Sant’Agostino diceva anche che il digiuno mette le ali alla nostra preghiera, che così diventa capace di penetrare le nubi e di essere esaudita da Dio.

Ti ringrazio del quesito, ti accompagno la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo