Quesito
Buongiorno padre Angelo,
leggendo gli scritti liturgici di padre Guéranger, ho scoperto che il rito della commixtio è un simbolo sotto il quale è evocato un grande mistero: al momento della Risurrezione il sangue di Cristo, ricongiungendosi al suo Corpo, tornò a scorrere interamente nelle sue vene.
Queste parole sono risuonate nel mio cuore a tal punto, che durante ogni Messa quel momento è diventato per me un gesto rituale solennissimo, da svolgere con la massima cura e devozione. Certamente la commixtio è solo un simbolo, perché non opera nulla sul Cristo eucaristico, interamente presente sia sotto la specie del pane sia sotto la specie del vino. Eppure mi pare di scorgere come la Liturgia riesca a illuminare l’anima sui misteri del Signore e suggerire segreti mai uditi.
Ne è derivato anche un ragionamento che mi ha portato a formulare questa mia opinione: al momento della Risurrezione, il Signore si riappropriò del Sangue Preziosissimo effuso per la nostra Redenzione, sicché nessuna goccia andò perduta. Tutto il sangue, compreso quello versato durante la flagellazione, ritornò a scorrere nelle vene di Cristo. Ne ho dedotto che non vi può essere nessuna reliquia del sangue di Cristo su questa terra. Il che mi ha portato a concludere che il sangue analizzato sulla Sindone non sarebbe veramente quello di Cristo.
Alcuni miei amici confratelli hanno giudicato la mia visione troppo infantile e magica. Inoltre – aggiungevano – Gesù avrebbe dovuto riappropriarsi pure della minima cellula epidermica, persa durante il suo naturale sviluppo fisico. Ho pensato però che il discorso sul sangue fosse alquanto differente, essendo intimamente legato al mistero della Redenzione.
Quali sono gli errori nel mio ragionamento? Potrebbe essere la mia una prospettiva rispettabile dal punto di vista teologico? Gradirei un suo parere.
La ringrazio per il suo lavoro e la saluto affettuosamente.
In corde Jesu et Mariae,
Don Alberto
Risposta del sacerdote
Caro Don Alberto,
1. la “commixtio” e cioè l’unione di un frammento della particola consacrata con il sangue di nostro signore, trae origine da un rito antico. Nel dizionario pratico di liturgia romana curato da Robert Lesage si legge: “Nella Messa papale il Papa mescolava al suo calice il frammento di pane consacrato, che era stato conservato dalla messa precedente e che gli era stato presentato al momento di entrare nella basilica per la celebrazione della Messa: era la continuità del sacrificio di Cristo nel tempo.
D’altra parte il Papa, giunto alla frazione dell’ostia nella sua Messa, mandava dei frammenti, per mezzo degli accoliti, ai sacerdoti suburbani, che celebravano per quei fedeli, che data la lontananza non potevano partecipare alla Messa del proprio vescovo: continuità dell’unico sacrificio nello spazio.
Posteriormente, piuttosto che omettere il rito, pur venendo meno la circostanza su ricordata, lo si mantenne supplendo con ulteriore spezzamento dell’Ostia, dalla quale si stacca il pezzetto che viene immesso nel calice”.
Il significato immediato di questo rito è quello della comunione di tutti in un solo corpo.
2. Tralasciando l’interpretazione spirituale di Dom Guéranger, va detto che il corpo di Cristo è risorto nella sua integrità.
A questo proposito San Tommaso scrive: “Il corpo risorto di Cristo, come abbiamo già notato, “era identico nella natura, e differente nella gloria”. Perciò tutto quello che appartiene alla natura del corpo umano era presente nel corpo di Cristo risorto. Ora, è evidente che alla natura del corpo umano appartengono la carne, le ossa, il sangue e ogni altra cosa del genere. Quindi tutte queste cose si trovavano nel corpo di Cristo risorto. E integralmente, senza nessuna diminuzione: altrimenti la resurrezione non sarebbe stata perfetta, non essendo reintegrato quanto era caduto con la morte. Il Signore infatti ha fatto ai suoi fedeli questa promessa: “Tutti i capelli del vostro capo sono contati” (Mt 10,30). E ancora: “Non andrà perduto neppure un capello della vostra testa” (Lc 21,18)” (Somma teologica, III, 54,3).
3. San Tommaso va avanti e sembra concludere dandoti ragione almeno in parte.
Ecco che cosa scrive: “Tutto il sangue che era sgorgato dal corpo di Cristo, appartenendo all’integrità della natura umana, risuscitò con lui. Lo stesso vale per tutte le altre parti appartenenti alla realtà e all’integrità della natura umana. Il sangue poi che in certe chiese è conservato tra le reliquie non scaturì dal costato di Cristo: ma si narra che sia sgorgato da qualche immagine sfregiata di Cristo” (Ib., ad 3).
Dunque risuscitò non solo il sangue presente nel cadavere ma anche quello versato nella flagellazione e nella crocifissione.
4. Dobbiamo allora pensare che le gocce di sangue che avevano bagnato la terra al momento della flagellazione e della crocifissione, o che avevano bagnato la sindone siano state riassorbite nel corpo glorioso di Cristo?
Non si richiede di pensare proprio questo.
Sempre San Tommaso dice che “i martiri nella risurrezione dei morti non saranno privi di quelle membra che in terra e vero amputate e straziate, essendo stato detto loro non perirà un capello del vostro capo” (Commento al Vangelo di Giovanni, cap. 20, lez. 6).
Sappiamo che i corpi di alcuni martiri furono divorati dalle belve.
Ma non deroga all’onnipotenza divina creare le medesime membra. Non avviene forse questo per la risurrezione dei nostri corpi, che nel frattempo possono essere stati trasformati in mille altre sostanze?
5. Dice ancora San Tommaso: “Le parti dell’uomo che appartengono alla sua specie saranno recuperate integralmente nei risorti, e non solo gli organi, ma anche le parti come la carne, i nervi e simili, dei quali sono composte le membra umane. Però non tutto ciò che fu materialmente in quelle parti sarà riassunto, ma solo quando sarà sufficiente all’integrità delle parti.
Né per questo motivo l’uomo non sarà lo stesso numericamente, o non sarà integro, anche se non tutto ciò che fu in lui materialmente verrà in lui riassunto.
È chiaro infatti che nello stato di viatore l’uomo rimane se stesso dal principio alla fine, tuttavia tutto ciò che è in lui come parte non resta lo stesso, ma si trasforma, come il fuoco resta lo stesso anche se la legna si consuma e viene continuamente ricambiata” (Compendio di teologia, cap. 159).
6. E aggiunge ancora: “Come non tutto ciò che fu materialmente nel corpo umano verrà riassunto da Dio nella restaurazione del corpo dei risorti, così Dio supplirà se qualcosa fosse mancato all’integrità. (…).
Perciò, benché nella vita presente alcuni siano stati privi di qualche membro non abbiano raggiunto la perfetta statura morendo con una statura molto piccola, per la potenza divina nella risurrezione avranno la dovuta perfezione e delle membra e della quantità” (Ib., cap. 160).
7. Né deroga all’onnipotenza divina far risorgere tutto il corpo morto del Signore nella sua integrità e lasciare nella Sacra Sindone tracce del suo prezioso Sangue.
Con l’augurio di ogni bene, ti porgo anche i più cordiali auguri di una Santa Pasqua ricca di grazia e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
