Quesito

Salve, Padre Angelo,
sono Simone. Oggi leggevo la particolarità del sacrificio perfetto di Cristo in Ebrei 9. Mi ha colpito molto il versetto 14, dove dice che Gesù si è offerto senza macchia al Padre.
Il quesito che mi sono posto è che la mia sofferenza non è redentrice, in quanto non è senza macchia e quindi senza peccato come quella di Cristo.
Posso soffrire le pene dell’inferno anche ma sono comunque un peccatore e mischiare sofferenza e peccato significa annullare la redenzione. Per cui se ogni merito viene da Cristo, pur unendo queste sofferenze a quelle di Cristo, l’unico mio guadagno può essere il mio sì! È giusto quello che dico?
Perché oggi si sbolognano le persone dicendo “soffri per Cristo e come lui” invece di camminare a fianco, aprire porte di speranza e di guarigione (non miracoli) perché è impossibile soffrire come Lui.
Ho scoperto anche che nella storia della Chiesa la questione della sofferenza è venuta dopo, dai primi apostoli ai primi secoli del Cristianesimo non c’era tutto questo adito alla sofferenza e per cui le persone erano più aperte a Dio e alla guarigione.
Grazie per la risposta.
Benedizioni.


Risposta del sacerdote

Caro Simone, 
1. è vera la tua osservazione.
Ma intanto prendiamo in considerazione il testo: “Quanto più il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente?” (Eb 9,14)
Solo Cristo, proprio perché è senza macchia, perché è Dio, e perché ha una volontà salvifica può essere il redentore nostro.

2. Queste tre motivazioni sono sottolineate da San Tommaso nel commento al passo della lettera agli ebrei che hai riportato.
La prima motivazione: si offrì senza macchia, come tu stesso hai sottolineato.
Così era già stato prefigurato nell’Antico Testamento quando Dio aveva comandato per mezzo di Mosé che l’agnello da consumare per la Pasqua fosse “senza difetto, maschio, nato nell’anno” (Es 12,5).
Del resto, come dice il libro del Siracide: “Dall’impuro che cosa può uscire di puro?” (Sir 34,4).
Sicché nessuno può essere detto correntore, fatta eccezione della Beata Vergine Maria, in subordine a Cristo e per volontà di Cristo.

3. La seconda motivazione è evidenziata dallo “spirito eterno” con cui Cristo offrì se stesso.
Questo spirito eterno connota la sua natura divina, dalla quale il sacrificio di Cristo traeva un valore infinito.

4. La terza motivazione: perché Cristo aveva una volontà salvifica come emerge da Mt 1,21: “Egli viene per salvare il suo popolo dei suoi peccati”.

5. Allora che valore ha l’offerta di noi stessi, in unione con il sacrificio di Cristo?
Quello espresso da San Paolo quando dice: “Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

6. Il Papa Pio XII nell’enciclica Mystici corporis scrive: “Mentre moriva sulla Croce, Cristo donò alla Sua Chiesa, senza nessuna cooperazione di essa, l’immenso tesoro della Redenzione; quando invece si tratta di distribuire tale tesoro, Egli non solo comunica con la Sua Sposa incontaminata l’opera dell’altrui santificazione, ma vuole che tale santificazione scaturisca in qualche modo anche dall’azione di lei” (EE 6, 193).

7. Pertanto le nostre buone azioni come pure i nostri meriti non vanno considerati come causa efficiente dell’espiazione dei peccati.
Questi sono stati espiati tutti una volta per sempre da Cristo.
La necessità della nostra cooperazione è nella distribuzione dei meriti della passione di Cristo.
Come per un’automobile per correre non basta che abbia il serbatoio pieno ma è necessario che la benzina passi al motore, così le nostre sofferenze e le nostre buone opere hanno il compito di far passare una maggiore quantità di meriti e di santificazione da Cristo a noi.
Per questo concludeva il medesimo Papa: “Mistero certamente tremendo, né mai sufficientemente meditato: che cioè la salvezza di molti dipenda dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni, a questo scopo intraprese dalle membra del mistico Corpo di Gesù Cristo, e dalla cooperazione dei Pastori e dei fedeli, specialmente dei padri e delle madri di famiglia, in collaborazione col divin Salvatore” (EE 6, 193).

Con l’augurio di cooperare molto con Cristo per la salvezza di molti fratelli, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo