Quesito

Caro Padre Angelo,
Gesù è o non è venuto a giudicare?
Mi riferisco ad alcuni passi del Vangelo di Giovanni: in Gv 3,17 si dice “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.”; in Gv 8,15 “Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno..” (ma aggiunge subito dopo che se lo fa, il suo giudizio è vero… quindi sì o no? che clausola sta dietro al farlo, in questo determinato caso?); quindi in Gv 9,39 “Gesù disse: «Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi».” (forse qui risponde a 8, 15 dove se proprio lo fa è vero?); poi in Gv 12,47 ritorna sul ‘non’: “Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.”
Questi passi li ho riportati dalla Nuova Riveduta, che si trova su internet assieme ad altre versioni. E’ interessante fare un paragone sul termine giudicare, che diventa nella C.E.I. e nella Bibbia di Gerusalemme (quella che ho io) “condannare”. In Gv 8,15 nelle note si dice appunto che giudicare significa “condannare” in semitico, e il passo a 12,47 riporta quindi condannare. E ciò mi fa capire che toglie peso al significato, perché non condannare mi fa sottendere “per sempre”, anche se questo solo nel caso di “non” giudicare, perché per contro allora dove dice che venuto per giudicare allora parrebbe un “condannare” (a meno che l’originale abbia una parola diversa). Anche l’adultera “non” viene condannata (giudicata?) In ogni caso quel 9,39 è di troppo, o è incoerente… Posso solo pensare che, dato che la maggioranza sta sul non giudicare piuttosto che sul farlo, allora in quest’ultimo caso ci sia una condizione diversa che nelle altre, che purtroppo non è ben chiara di primo acchito e che soprattutto le note nell’edizione della Bibbia di Gerusalemme non si spiega.
La ringrazio per la disponibilità.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
ti porto il commento di san Tommaso, che è illuminante.

1. Circa Gv 9,39: “Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio” San Tommaso scrive: “In contrario però sta l’affermazione fatta in precedenza (3,17): «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ecc.».
Risposta: nella frase ricordata si tratta del giudizio di condanna, di cui sopra fu detto (5,29): «Quanti fecero il male andranno incontro a una risurrezione di condanna». E a tale compito Dio non ha mandato il suo Figlio nella sua prima venuta, ma piuttosto per salvare.
Qui invece si parla del giudizio «discretivo», di separazione, al quale così accenna il Salmista (42,1): «Giudicami, o Dio, e separa la mia causa da quella di gente senza pietà». Egli infatti è venuto per separare i buoni dai cattivi, come mostrano le parole che seguono: «… perché coloro che non vedono vedano; e quelli che vedono diventino ciechi» (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1360).

2. Circa Gv 12,47 “Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico” San Tommaso scrive: “Indica poi il castigo degli increduli, dicendo: «Se qualcuno ascolta la mia parola e non
la osserva, non sono io a giudicarlo».
Per prima cosa quindi presenta la dilazione del suddetto giudizio di condanna; secondo,
preannunzia tale giudizio come futuro (v. 48): «Chi mi respinge e non accoglie le mie parole
ha chi lo condanna»; terzo, indica la causa di questa dilazione: «La parola che ho annunziato lo
giudicherà nell’ultimo giorno».
A proposito del primo tema il Signore fa due precisazioni: afferma la dilazione di quel
giudizio, e indica il motivo di quella dilazione” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1715).

3. “Ecco dunque la prima precisazione: «Se qualcuno ascolta le mie parole e non le
osserva, non sono io a giudicarlo
».
Va qui notato che coloro i quali ascoltano la parola di Dio e la custodiscono credendo con il
cuore e mettendola in pratica con le opere, sono proclamati beati. Coloro invece che l’ascoltano e non attendono a custodirla divengono per questo ancora più colpevoli. Sta scritto infatti: «Non quelli che
ascoltano la Legge sono giusti presso Dio, ma quelli che la praticano saranno giustificati»
(Rm 2,13); e ancora: «Siate operatori della parola e non semplici uditori» (Gc 1,22).
Perciò «se uno ascolta la mia parola e non la osserva, non sono io a giudicarlo…».
Questa affermazione però sembra in contrasto con quanto fu detto sopra (5,22): «Il Padre..,
ha rimesso ogni giudizio al Figlio»; perciò la frase, «non sono io a giudicarlo», va intesa
cosI: in questo momento. Infatti qualcuno avrebbe potuto pensare che il proprio disprezzo
sarebbe stato imputato alla sua fragilità, e per questo poteva evadere impunito; perciò egli
dice che costoro saranno giudicati, ma non adesso. Infatti si legge nel Qoelet (12,14):
«Ogni opera Dio sottoporrà a giudizio»; e Giobbe (19,29) raccomanda: «Guardatevi
dall’iniquità…, poiché c’è una spada che vendica l’iniquità, e sappiate che c’è un giudizio»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1716).

4. “Porta quindi la ragione per cui è dilazionato il giudizio. «Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo».
Due infatti sono le venute del Figlio di Dio: la prima come salvatore; e la seconda come giudice.
Ora, essendo tutti gli uomini immersi nei
peccati, se fosse venuto prima come giudice, non si sarebbe salvato nessuno; perché
«eravamo tutti figli dell’ira»; perciò fu opportuno che egli venisse prima a salvare i credenti, e poi a giudicare fedeli e peccatori.
Ed è quanto qui egli afferma: E per questo che
adesso non giudico, «perché non sono venuto» in questa mia prima venuta «per giudicare il
mondo, ma per salvare il mondo». Cosi aveva detto anche sopra (3,17): «Dio non ha mandato
il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 1717).

5. Circa Gv 3,17 “Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo”, San Tommaso commenta:
“«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare…». Con questo versetto il Signore previene un’obiezione che poteva presentarsi. Infatti nell’antica Legge era stato promesso che il Signore sarebbe venuto per giudicare. Vedi, per es., Is 3,14: «Il Signore verrà per giudicare…». Perciò qualcuno avrebbe potuto sostenere che il Figlio di Dio non era venuto per dare la vita eterna, bensì per giudicare il mondo.
Ecco perché il Signore, per escludere questo, precisa due cose: primo, dichiara di non essere venuto per giudicare; secondo, ne offre le prove: «Chi crede in lui non viene giudicato»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 481).

6. “Dice dunque: il Figlio di Dio non è venuto per giudicare, perché «Dio non ha mandato il Figlio suo», in questa prima venuta, «per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi». Una frase analoga si legge infra, 12,47: «Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvare il mondo».
Ora, la salvezza dell’uomo sta nel raggiungere Dio, secondo le parole del Salmista (Sal 61,8): «In Dio è la mia salvezza». E raggiungere Dio è conseguire la vita eterna: perciò salvarsi è lo stesso che conseguire la vita eterna.
Gli uomini però non devono essere negligenti, né abusare della divina misericordia, per il fatto che dice: «Non sono venuto per giudicare il mondo», permettendosi di peccare; perché anche se nella prima venuta non ha il compito di giudicare, bensì quello di perdonare, nella seconda verrà a giudicare e non a perdonare, come nota il Crisostomo. E con lui concorda il Salmista (Sal 74,3): «Nel tempo che avrò stabilito io giudicherò con giustizia»” (Commento al Vangelo di Giovanni, n. 482).

Come vedi, san Tommaso non nota alcuna contraddizione.
Esamina le affermazioni partendo dal contesto in cui Gesù le proferisce.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo