Quesito
Buongiorno,
sto conoscendo una ragazza che mi piace e con cui mi trovo bene. Non è la mia ragazza, ci stiamo semplicemente frequentando e conoscendo. Tuttavia, non condividiamo gli stessi valori, perché lei non è cristiana, come la maggior parte dei miei coetanei. Questo aspetto mi porta a riflettere: da un lato, mi sembra possibile aiutarla a conoscere Dio, magari anche a convertirsi, come è successo a me. La mia fede non mi è stata trasmessa in modo profondo dai miei genitori, che sono cristiani ma non particolarmente praticanti. Per questo penso che anche lei, se gliela facessi conoscere e se pregassi per lei, potrebbe incontrare Dio. Infatti non si tratta di due favole senza fondamento, ma dell’unica risposta vera alle grandi domande, l’unica via alla felicità e alla salvezza.
Per questo, quando conosco una ragazza, tendo a dirmi che non è necessario che sia cristiana. Anche perché, a dire il vero, di ragazze cristiane ne ho conosciute poche, e con nessuna di loro ho mai iniziato una relazione. Mi chiedo allora se abbia senso pormi questo problema fin dall’inizio o se, invece, valga la pena di iniziare una conoscenza con la speranza che possa aprirsi alla fede. Tuttavia, mi rendo conto che nella realtà le cose non sono così semplici. Parlare di Dio, di Gesù, di morale, affrontare temi come l’aborto e altri principi fondamentali della nostra fede, può lasciare qualcosa nell’altro, ma cambiare davvero il cuore e la mentalità di una persona è molto difficile. Spesso, anche di fronte ad argomentazioni solide, la risposta è sempre la stessa: “Quello che dici ha senso, ma non sono d’accordo”. E questa chiusura, questa mancanza di una vera riflessione, rende tutto più complicato.
C’è poi un altro aspetto che mi preoccupa. Il coinvolgimento affettivo e fisico cresce con il tempo, e so che più ci si lega a una persona, più diventa difficile mantenere la lucidità e l’oggettività. Se mi accorgessi, strada facendo, che questa ragazza non condivide i miei valori e non vuole accoglierli, riuscirei davvero a interrompere la relazione? La verità è che, più aumenta il legame, più è difficile prendere decisioni razionali. Inoltre, vivere il fidanzamento in modo conforme alla nostra natura e alla volontà di Dio potrebbe risultare troppo difficile se l’altra persona non condivide gli stessi principi.
A tutto questo si aggiunge una sensazione di scoraggiamento generale nei confronti delle relazioni. Faccio fatica ad approcciare nuove ragazze, perché dentro di me sento che, alla fine, mi illuderò sempre e troverò ragazze superficiali, prive di una vera profondità interiore e di valori morali solidi.
Questo mi porta a una domanda: ha senso cercare e conoscere ragazze che non sono cristiane, sperando in un cambiamento? Oppure sarebbe meglio limitarsi a frequentare solo ragazze che già condividono la mia fede?
La ringrazio anticipatamente e le auguro una buona giornata,
Giulio
Risposta del sacerdote
Caro Giulio,
1. un giovane cristiano deve conoscere non soltanto gli obiettivi immediati del matrimonio, che sono quelli del reciproco perfezionamento e della generazione e dell’educazione dei figli, ma anche l’obiettivo ultimo.
L’obiettivo ultimo del matrimonio è la reciproca santificazione dei coniugi.
2. A questo obiettivo proporziona la fede che è quella luce soprannaturale infusa da Dio in noi che inquadra il matrimonio all’interno di quel fine per cui Dio ci ha creati.
Questo fine è la santità.
Piace ricordare che nella lingua ebraica matrimonio si dice “kadushìm” che significa santificazione.
3. La fede, mentre illumina l’obiettivo ultimo della nostra vita e del matrimonio, illumina anche il percorso che consiste nel camminare nelle vie di Dio, tratteggiate nella legge naturale e nella divina rivelazione.
4. A questo punto, ci si può domandare quale sia l’obiettivo ultimo del matrimonio per un non credente.
È molto difficile, per usare un eufemismo, che dica: è la santità.
Il suo obiettivo ultimo, se ce l’ha, è diverso dalla santità perché altrimenti si farebbe cristiano.
Ne segue che sia diverso anche il percorso.
5. Allora, su che cosa si incontrano due giovani di cui uno è credente e l’altro non credente?
Si incontrano su alcuni punti, che sono pure importanti, ma vissuti in maniera diversa.
Il matrimonio invece, e anche il fidanzamento per la sua parte, è una forma di amicizia in cui si vuole condividere ogni cosa, soprattutto le più importanti e le più essenziali.
6. Stando così le cose, i motivi di conflitto sono a portata di mano.
Si pensi ad esempio per uno per il quale il centro della propria vita è Cristo e la partecipazione all’eucaristia dominicale e alla vita della comunità cristiana è un punto irrinunciabile.
Per l’altro, invece, la domenica sarà tutto ciò che si vuole, ma non la partecipazione all’eucarestia e alla vita della comunità cristiana.
Per il credente è il giorno in cui ci si sazia di Dio.
Per il non credente è il giorno in cui ci si sazia di tutt’altro.
Per questo la Sacra Scrittura dice che ci si deve sposare” nel Signore” (1 Cor 7,39) e cioè con uno che ha la medesima fede.
Nel matrimonio ci vuole parità di culto e parità di fede.
7. Un altro esempio può riguardare l’educazione dei figli. Per un coniuge è imprescindibile orientare a Cristo non solo negli ideali, ma anche nell’indirizzo concreto della vita.
Per l’altro coniuge no.
Evidentemente questa disparità di vedute porta a contrasto e a divisione.
8. Altro punto irrinunciabile e particolarmente importane è quello che riguarda l’intimità coniugale, perché la santità di vita passa anche attraverso questa strada. Per crescere in Cristo e in santità di vita è necessario che “il talamo (il letto nuziale) sia senza macchia” (Eb 13,4).
9. Allora, per giungere al tuo quesito, si potrà inizialmente intraprendere un’amicizia anche con una persona non credente, nella speranza che avvenga quanto è avvenuto nella tua pregressa esperienza.
È giusto aver fiducia nel Maestro interiore, che illumina dall’interno ogni uomo (Gv 1,9) e inclina alla ricerca della verità e degli autentici valori della vita.
Ed è giusto aver fiducia nella buona volontà della persona incontrata.
Se pertanto si vede che la parte non credente è contenta di ciò che lei si propone ed è contenta di conoscere Cristo e di seguire le sue vie, si può partire.
Per esperienza pastorale personale, mi sono sentito dire dalla parte credente che colui che inizialmente era poco credente l’ha ben presto superata nella vita spirituale.
10. Ma qualora si vedesse che l’obiettivo della santificazione viene sistematicamente rifiutato e anzi viene proposto tutto il contrario, si deve concludere che quella persona non è quella giusta per il nostro scopo.
Questo discernimento va fatto senza andare troppo per le lunghe perché non gioverebbe a nessuno.
Con l’augurio che il Signore ti faccia incontrare una persona disponibile a percorrere con te l’itinerario della santificazione cristiana, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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