Quesito
Caro Padre Angelo,
ho bisogno di un aiuto e di alcuni consigli da lei.
Sono un ragazzo di 17 anni e ho letto diverse delle sue pubblicazioni grazie ad un amico e questo mi ha convinto a scriverle.
Le chiedo se sarebbe possibile avere un aiuto dato che ho un problema sul peccato contro la purezza che commetto in solitudine e nonostante tutto non riesco ad abbandonarlo, dato che prima che avessi una vera consapevolezza di questo peccato, lo commettevo spesso e senza dargli alcun peso, come fosse la normalità.
Ho provato di tutto ma puntualmente mi attanaglia una sensazione sia mentale che fisica che mi spinge al peccato.
Nonostante i miei tentativi di distrarmi non cambia nulla e spesso non fa altro che aumentare. Inizialmente avevo smesso per qualche mese grazie al rosario ma adesso stanno ritornando ad essere più frequenti nonostante continui a recitarlo.
Quando arriva questo tipo di tentazione mi sento consumato come se mi stesse togliendo tutta la forza per combattere e anche se sono consapevole di quanto sia sbagliato farlo non riesco a resistergli per più di qualche giorno. Diventa come un attacco di panico ma non si ferma finché non cedo e ricado nel peccato.
E dopo averlo commesso sono sempre triste senza volontà. Questa sensazione è una delle cose peggiori che ci siano ma mi rendo conto che con le mie sole forze non posso farci molto per risolvere del tutto.
Spero vivamente che lei possa darmi qualche consiglio per eliminare questo problema.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. Il nostro Maestro, il Signore Gesù, ci ha illuminato su come vada superato anche questo problema.
Tra le ultime parole che ha detto nell’orto degli ulivi prima della sua passione morte c’è anche questa: “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” (Mt 26,41).
Il vegliare è proprio di colui che è attento e che attende. Il suo sguardo è sempre fisso sull’orizzonte.
Nel nostro caso si tratta di tenere lo sguardo fisso su Gesù.
Questo è il primo passo.
Abbandonarsi a qualsiasi distrazione è come un mettersi da se stessi nelle mani del tentatore.
2. Ma in che modo si tiene lo sguardo fisso sul Signore?
Il Signore stesso ci ha indicato due strade.
La prima è racchiusa nella parola che ha usato dopo aver detto di vegliare: “e pregate”.
Lo scopo della preghiera non è quello di far conoscere le nostre necessità al Signore perché gli sono note tutte in anticipo.
La preghiera serve invece per rendere presente e operante il Signore nella nostra vita.
La preghiera del Santo Rosario, ad esempio, se è fatta come si deve e non si riduce semplicemente alla ripetizione materiale di preghiere pur belle è utilissima per debellare il nostro avversario.
3. Il Rosario ben fatto consiste nel fissare lo sguardo su Gesù menzionato all’inizio della decina per renderlo presente e operante.
In secondo luogo lo si ringrazia per quello che ha compiuto a nostro favore con quell’evento.
In terzo luogo si chiede quanto desideriamo in virtù dei meriti infiniti che Gesù ci ha procurato con quell’evento.
Se viene recitato così è impossibile che non si ottenga la vittoria.
Suor Lucia di Fatima diceva che dopo che la Madonna ha dato al Rosario questa straordinaria potenza, non c’è problema che non possa essere risolto a nostro favore.
4. In particolare, il grazie che viene detto al Signore per l’evento che ha compiuto per noi e che gli è costato caro prezzo (cfr. 1 Cor 7,23) è un atto d’amore.
Quando si dice grazie, il nostro cuore si apre al dono e diventa a sua volta capace di amare.
In virtù di questo atto d’amore, non c’è nessuna tentazione che non possa essere risolta.
San Tommaso d’Aquino insegna che il più debole atto d’amore per il Signore è capace di resistere a qualsiasi concupiscenza della carne.
5. Insieme con tutto questo, la tua mente viene rivolta al Signore.
Nel frattempo egli opera distogliendo la tua mente dall’oggetto della tentazione e mettendo pace nel tuo corpo.
6. C’è una seconda risorsa racchiusa nella parola usata da Gesù: “vegliate”.
Ed è quella che Gesù stesso ci ha indicato con le parole: “Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli” (Lc 12,35-37).
Le vesti strette ai fianchi rimandano agli antichi orientali che usavano vesti lunghe ma, quando viaggiavano oppure dovevano lavorare, le cingevano ai fianchi perché era necessario per la scioltezza dei loro movimenti.
Fuori di metafora, il Signore chiede di essere operosi e attivi nell’esercizio della carità.
La vita cristiana non può ridursi solo alla vita di preghiera.
Certo, la vita di preghiera è importante. Ma la vita di preghiera apre all’esercizio della carità. Il che equivale a dire che apre alla comunione con Dio e con il prossimo.
Giustamente San Gregorio Magno diceva che l’amore di Dio genera l’amore del prossimo e che l’amore del prossimo genera l’amore di Dio.
7. Ecco le tue grandi risorse che ci presenta il nostro Maestro per uscire da quel peccato che in gergo psicologico viene anche chiamato “ipsazione”, che consiste nell’avere uno sguardo centrato soltanto su se stessi.
Pertanto accanto alla preghiera impegnati attivamente all’interno della comunità cristiana e all’interno della società.
Così facendo la tua mente sarà impegnata su altro e il problema dell’ipsazione sarà accantonato quasi d’incanto,
Già in passato si era notato, e lo si osserva anche oggi, che i ragazzi che in maniera precoce si assumono delle responsabilità e hanno una vita molto impegnata non conoscono tale problema.
Con l’augurio che tu possa aver trovato le risorse per superare il problema che ti angustia, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo
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