Quesito
Buongiorno Padre Angelo,
Perché l’uomo moderno continua a mettere in dubbio l’esistenza di Dio?
Come dice san Paolo “è loro manifesto”. Inoltre razionalmente ci sono e ci sono stati pensatori eccellenti che hanno portato a riconoscere con l’uso della sola ragione l’esistenza del Dio creatore e che l’atto creativo continua ad essere e mantiene nell’essere tutte le cose.
Io non sono formato in Filosofia e Teologia, però ho letto e sto leggendo parecchio ed onestamente non trovo nessuna difficoltà razionale. L’uomo con la sola ragione può e deve arrivare a capire che esiste il creatore e che mantiene in essere le essenze.
Di fronte a questa logica schiacciante come può l’uomo mettere in dubbio? Ci sono arrivati i greci, ci sono arrivati i medioevali, ci sono arrivati anche altri, ma adesso la maggioranza rigetta questa logica schiacciante.
Io ho riflettuto parecchio su questo tema e sono arrivato ad una conclusione: chi ama il peccato chi ama il disordine morale non cambierà mai e negherà l’evidenza sempre. Come dice Gesù “chi fa peccato è schiavo del peccato”.
La ringrazio per il suo servizio e ministero.
Buona giornata.
Riccardo
Risposta del sacerdote
Caro Riccardo,
1. il Concilio Vaticano I, celebrato sotto il pontificato del beato Papa Pio IX, ha dichiarato: “La stessa santa madre Chiesa ritiene e insegna che Dio, principio e fine di ogni cosa, può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create; infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute (Rm 1,20): ma tuttavia è piaciuto alla sua sapienza e bontà rivelare se stesso al genere umano, non che gli eterni decreti della sua volontà per altra via, questa volta soprannaturale, come dice l’apostolo: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2).
È grazie a questa divina rivelazione che tutti gli uomini possono, nella presente condizione del genere umano, conoscere facilmente, con assoluta certezza e senza alcun errore, ciò che nelle cose divine non è di per sé accessibile alla ragione” (Costituzione sulla fede cattolica, capitolo secondo: la rivelazione, DS 3006).
2. Come mai tanti non riconoscono la presenza di Dio, della cui gloria è pieno il cielo e la terra?
La risposta ce l’ha data il Signore quando ha detto: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce” (Gv 3,19-21).
3. La causa pertanto è il peccato personale o collettivo.
Il santo Papa Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia a proposito del peccato ha scritto: “Atto della persona, il peccato ha le sue prime e più importanti conseguenze sul peccatore stesso: cioè nella relazione di questi con Dio, che è il fondamento stesso della vita umana; nel suo spirito, indebolendone la volontà ed oscurandone l’intelligenza” (RP 16), e così, offendendo gravemente Dio, “finisce col rivolgersi contro l’uomo stesso, con un’oscura e potente forza di distruzione” (RP 17).
4. “Con un’oscura e potente forza di distruzione”. Si tratta di conseguenze particolarmente gravi perché, a parte la separazione da Dio per la perdita della grazia santificante che indubbiamente è il male più grave, il peccato ottenebra l’intelligenza e più precisamente la coscienza, al cui interno risuona la voce di Dio.
E così il peccato impedisce di tenere chiara la gerarchia dei valori e favorisce quella triplice concupiscenza che ha come peculiare di obnubilare l’intelligenza nei confronti dei valori più alti per far emergere solo ciò che interessa immediatamente.
5. A motivo di questo è importante tenere nitida la coscienza e purificarla con il sacramento della confessione. Scrive San Teofilo d’Antiochia: “Come uno specchio risplendente, così deve essere pura l’anima dell’uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il viso dell’uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo quando il peccato ha preso possesso dell’uomo, egli non può più vedere Dio” (Libro ad Autolico, I, 2, 7).
6. Alla purezza del cuore, e pertanto all’operare secondo verità, Dio ha promesso la beatitudine di poterlo vedere (Mt 5,8).
Già di qua lo si può vedere dappertutto: nella natura, nei fiori, nei frutti, nel firmamento, nel prossimo che in modo tutto particolare è opera delle sue mani, nella Sacra Scrittura e nei sacramenti.
7. Gli studiosi possono portare molte altre motivazioni, soprattutto di ordine culturale, sociale e religioso. Ma alla fine tutte trovano la loro radice nel peccato che offusca l’intelligenza e impedisce di vedere Dio, la cui voce e la cui manifestazione si trova innanzitutto nel linguaggio della creazione.
Con l’augurio di tenere sempre limpida la coscienza per poter riconoscere la voce di Dio dappertutto, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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