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Quesito

Innanzitutto grazie al Signore per la sua rubrica, caro Padre Angelo.
Volevo chiederle, frequentando il liceo, mi capita spesso di guardare alcune ragazze che per esempio mi passano davanti oppure le guardo io.
Spesso mi accorgo di averne guardato parti che non avrei dovuto guardare, altre volte per non guardarle cambio direzione di sguardo.
Altre volte forse potrei guardarle pure apposta. È ciò un peccato che mi impedisce di prendere la Comunione?
La ringrazio e ringrazio il Signore per la sua rubrica, pregherò per lei. 


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. ecco come San Tommaso commenta le parole di Gesù: “Chi guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).
“Poiché il desiderare talvolta capita improvvisamente e non in modo deliberato, allora è veniale ed è una propassione, secondo San Girolamo. 
Invece il guardare per desiderare è con deliberazione, quindi è mortale ed è una passione secondo San Girolamo”.

2. Per propassione s’intende ciò che tocca le inclinazioni sensitive ma non va oltre e cioè non influisce nell’intelletto e nella volontà.
Il che equivale a dire che siamo in un ambito cosiddetto pre morale, dove non si può ancora parlare di bene o di male.

3. San Tommaso osserva che “in noi a volte tali passioni non s’arrestano all’appetito sensitivo, ma trascinano la ragione. Ciò non avveniva in Cristo, perché tutti i moti attinenti alla carne umana erano così contenuti per sua volontà nell’appetito sensitivo che la sua ragione non ne veniva minimamente intralciata.
Ecco perché San Girolamo scrive che “il Signore per dimostrare la realtà dell’uomo assunto soffrì vera tristezza, ma per escludere un dominio della passione sul suo animo si dice che “cominciò a rattristarsi” per una propassione, indicando con la passione ciò che domina l’animo, cioè la ragione, e con il termine propassione il sentimento che si sviluppa entro l’appetito sensitivo, senza sconfinamenti” (Somma teologica, III, 15, 4).

4. Può stupire che proposito degli sguardi San Tommaso dica che trattandosi di propassione vi sia soltanto peccato veniale.
Perché se non si è ancora nell’ambito del bene del male, non si dovrebbe parlare neanche di peccato veniale.

5. Questo è vero per alcune passioni ma non per tutte, perché quelle legate “alla carne” lasciano il segno.
Ed è per questo che San Tommaso dice che Cristo non volle essere tentato nella purezza perché in questo campo l’uomo ne rimane sempre in qualche modo toccato. 
Ecco le sue precise parole: “La tentazione che proviene dal nemico può essere senza peccato, poiché di per sé consiste in una pura suggestione esteriore.
Invece la tentazione della carne non può essere senza peccato, poiché deriva dal piacere e dalla concupiscenza; e al dire di Sant’Agostino «c’è sempre qualcosa di peccaminoso quando la carne ha voglie contrarie a quelle dello spirito» (De civitate Dei 19,4). Così dunque Cristo volle essere tentato dal nemico, ma non dalla carne” (Somma teologica, III, 41, 1, ad 3).

6. Se qualcuno può stupirsi che San Tommaso parli di peccato veniale va ricordato che talvolta si parla di peccato veniale nel senso che ci si attarda sulla strada, cioè non si va avanti.
Nel nostro caso, si tratta di un peccato veniale involontario o, per meglio dire, di una imperfezione.
Perché si parla di peccato? Perché non fa progredire nella via della santificazione, ma ci si attarda.

7. Con questi criteri vai avanti serenamente e fai pure la Santa Comunione.
Solo il peccato mortale la impedisce.

Ti ringrazio della preghiera per me. La contraccambio volentieri, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo