Quesito

Gentile padre Angelo Bellon,
sono … un ragazzo di 25 anni che segue la sua rubrica da tempo e che si è avvicinato alla fede cattolica da adulto grazie al suo sito amici domenicani.
Le scrivo per chiederle suggerimenti per vivere meglio la Santa Messa.
Vorrei chiederle se potesse gentilmente suggerirmi dei testi per approfondire sia la struttura della Santa Messa, così da viverla al meglio, sia il significato spirituale dei gesti e dei riti che vengono svolti. Mi piacerebbe riuscire a cogliere il significato profondo della liturgia così da vivere a pieno il mistero dell’Eucaristia.
Tenga però presente che non sono un teologo e dunque le chiedo di potermi rispondere in maniera accessibile anche a chi non ha una laurea in tale disciplina
Con la presente ci tengo a ringraziarla del suo immenso servizio e la ricordo in preghiera.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. ti spiego la struttura della Messa con le parole di San Tommaso d’Aquino, che è il massimo dei teologi.
Rimarrai stupito per la semplicità e la concisione del linguaggio.
Ne parla nella Somma teologica, III, 83, 4.

2. Ecco il testo:
“Nell’Eucarestia si compendia tutto il mistero della nostra salvezza: perciò essa si celebra con maggiore solennità degli altri sacramenti.
E, poiché sta scritto: “Bada ai tuoi passi quando ti rechi alla casa del Signore” (Qo 4,17), e: “Prima della preghiera disponi l’anima tua” (Sir 18,23 Volg.), nella celebrazione di questo mistero innanzi tutto si premette una preparazione che disponga a compiere degnamente gli atti successivi.
Primo atto di tale preparazione è la lode divina che si esprime nell’introito, conforme alle parole del Salmo: “Il sacrificio di lode mi onora, e questa è la via per cui gli mostrerò la salvezza di Dio” (Sal 49,23). E il più delle volte il brano si prende dai Salmi, o almeno si canta intercalato con un salmo, perché, come osserva Dionigi, “i Salmi comprendono sotto forma di lode tutto quello che è contenuto nella Sacra Scrittura” (De ecclesiastica Hyerarchia 3, 4-5).
– Il secondo atto rammenta la miseria della vita presente, invocando la misericordia divina, col dire tre volte “Kyrie eleison” (…) e ciò contro la triplice miseria dell’ignoranza, della colpa e della pena; oppure per significare che tutte le Persone sono immanenti l’una nell’altra.
– Il terzo atto ricorda la gloria celeste, alla quale siamo destinati dopo l’attuale miseria, dicendo il “Gloria a Dio nell’alto dei cieli“. E si canta nelle festività in cui si commemora la gloria celeste, mentre viene omesso negli uffici penitenziali che commemorano le nostre miserie.
– Il quarto atto contiene l’orazione che il sacerdote fa per il popolo, affinché i fedeli siano degni di così grandi misteri”.

3. Inizia poi la Liturgia della Parola che normalmente comprende una lettura dell’Antico o del Nuovo Testamento e il Vangelo.
Di domenica e nelle solennità il Vangelo è sempre preceduto da due letture, tratte l’una dall’Antico e l’altra dal Nuovo Testamento.
Ed ecco che cosa scrive San Tommaso:
“In secondo luogo, sempre a scopo preparatorio, segue l’istruzione del popolo fedele, essendo questo sacramento “il mistero di fede”, come si disse sopra.
Tale istruzione viene fatta inizialmente con l’insegnamento dei Profeti e degli Apostoli, che viene letto in chiesa dai lettori e dai suddiaconi.
Dopo questa lettura viene cantato dal coro il graduale (salmo responsoriale), che sta a significare il progresso nella virtù, e l’alleluia, che significa l’esultanza spirituale; oppure negli uffizi penitenziali (in tempo di quaresima) si canta il tratto, che significa il gemito spirituale. Infatti sono questi i frutti che deve produrre nel popolo l’insegnamento suddetto.
– In modo perfetto però il popolo viene istruito mediante l’insegnamento di Cristo contenuto nel Vangelo: esso viene letto dai ministri più alti, cioè dai diaconi.
Dopo la lettura del Vangelo, poiché a Cristo crediamo come alla verità divina, secondo le parole: “Se io dico la verità, perché non mi volete credere?” (Gv 8,46), si canta il Simbolo della fede (il Credo), con il quale il popolo mostra l’assenso della sua fede alla dottrina di Cristo.
Il simbolo però si canta nelle feste alle quali esso in qualche modo si richiama cioè nelle feste di Cristo, della Beata Vergine e degli Apostoli che fondarono la nostra fede e in feste simili”.

4. Inizia poi la seconda parte della Messa che consiste nel rendere presente Gesù Cristo che offre il sacrificio di se stesso a nostro favore. È la cosiddetta liturgia eucaristica.
Ecco come la spiega San Tommaso:
“Preparato e istruito così il popolo, si passa alla celebrazione del mistero (mistero significa realtà nascosta. Qui la realtà nascosta è Gesù Cristo che si rende presente con il suo sacrificio, n.d.r.).
Esso viene offerto come sacrificio e viene consacrato e consumato come sacramento (segno sacro); infatti prima c’è l’oblazione (offertorio); secondo, la consacrazione della materia offerta; terzo, la sua consumazione.
Nell’oblazione ci sono due momenti: la lode da parte del popolo nel canto dell’offertorio, per indicare la gioia degli offerenti, e l’orazione da parte del sacerdote che prega perché l’oblazione del popolo sia accetta a Dio. Questi infatti furono i sentimenti espressi da Davide: “Con semplicità di cuore e con gioia io ti ho offerto tutte queste cose, e ho visto il popolo qui radunato offrirti i suoi doni con grande letizia” (1 Cr 29,17); il quale pregava dicendo: “Signore Dio, mantieni sempre in essi questa disposizione d’animo” (1 Cr 18,18)”.

5. Si procede quindi verso la consacrazione. Per comprendere tutte le affermazioni di San Tommaso va ricordato che fino alla riforma liturgica attuata dopo il Concilio Vaticano II la preghiera eucaristica era sempre la stessa. Per questo veniva chiamata: Canone, regola. Oggi viene chiamata preghiera eucaristica prima.
Ecco di nuovo il testo di San Tommaso: “In relazione poi alla consacrazione, che si compie per virtù soprannaturale, anzitutto il popolo viene stimolato alla devozione con il prefazio: per questo lo si invita ad “avere il cuore in alto rivolto al Signore”.
Quindi al termine del prefazio il popolo loda devotamente sia la divinità di Cristo dicendo con gli angeli: “Santo, Santo, Santo“, sia la sua umanità dicendo con i fanciulli: “Benedetto colui che viene (nel nome del Signore)“.
– Quindi il sacerdote segretamente ricorda innanzi tutto coloro per i quali viene offerto questo sacrificio, cioè la Chiesa universale, “coloro che sono costituiti in autorità” (1 Tm 2,2) e in modo speciale le persone “che offrono o per le quali viene offerto il sacrificio”.
– Poi “commemora i santi“, dei quali implora il patrocinio sulle persone già ricordate sopra dicendo: “In comunione con tutta la Chiesa ricordiamo…”.
Finalmente conclude la sua preghiera con le parole: “Accetta questa oblazione…”, chiedendo che essa sia salutare per coloro per i quali viene offerta”.

6. “Il sacerdote passa quindi alla consacrazione stessa.
E chiede prima di tutto che la consacrazione raggiunga il suo effetto, dicendo: “notifica, o Dio, questa offerta, ecc.”.
– Secondo, compie la consacrazione con le parole del Salvatore: “La vigilia della sua passione, ecc.”.
– Terzo, scusa la sua presunzione, dichiarando di aver obbedito al precetto di Cristo: “Celebrando il memoriale …”.
– Quarto, supplica che il sacrificio compiuto sia accetto a Dio: “volgi sulla nostra offerta il tuo sguardo sereno e benigno…”.
– Quinto,invoca gli effetti di questo sacrificio e sacramento: prima per quelli stessi che lo ricevono, dicendo: “Ti supplichiamo, Dio onnipotente…”; poi per i morti che non lo possono più ricevere: “Ricordati, o Signore, …”; e infine per gli stessi sacerdoti offerenti: “Anche a noi tuoi ministri, peccatori, ….”.

7. “Si passa così alla consumazione del sacramento.
E innanzi tutto si dispone il popolo alla comunione.
Primo, con la preghiera comune di tutto il popolo che è la Preghiera del Signore, in cui chiediamo che “ci venga dato il nostro pane quotidiano”, e anche con una preghiera privata che il sacerdote recita da solo per il popolo, dicendo: “Liberaci, o Signore, …”.
– Secondo, si dispone il popolo mediante la pace, che viene data invocando l'”Agnello di Dio“: l’Eucaristia è infatti il sacramento dell’unità e della pace. Invece nelle messe dei defunti, nelle quali il sacrificio non si offre per la pace presente ma per il riposo dei morti, la pace viene omessa.
Segue poi la consumazione del sacramento: e qui il sacerdote comunica prima se stesso e poi gli altri, perché, come dice Dionigi, chi dà agli altri le cose divine, ne deve prima essere partecipe egli stesso (De ecclesiastica Hyerarchia 3,14).
Da ultimo tutta la celebrazione della messa termina con il ringraziamento: il popolo esulta per aver ricevuto il mistero, e tale è il significato del canto dopo la comunione; e il sacerdote celebrante rende grazie mediante l’orazione: ciò a imitazione di Cristo, il quale dopo aver celebrato la Cena con i discepoli “cantò l’inno”, come narra il Vangelo (Mt 26,39)”.

Con l’augurio di averti offerto qualche sussidio per trarre maggior frutto della partecipazione alla Santa Messa, ti benedico e ti ricordo volentieri nella preghiera.
Padre Angelo

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