Quesito
Gentile padre Angelo Bellon,
sono … un ragazzo di 25 anni che segue la sua rubrica da tempo e che si è avvicinato alla fede cattolica da adulto grazie al suo sito amici domenicani.
Le scrivo per chiederle suggerimenti per vivere meglio la Santa Messa.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
alla mail precedente aggiungo altre annotazioni, prese tutte da San Tommaso.
1. “La consacrazione vien fatta con le sole parole di Cristo” (Somma teologica, III, 83, 4).
2. “L’Eucarestia è il sacramento della perfetta unità della Chiesa. Quindi particolarmente in questo sacramento più che negli altri si deve rammentare tutto ciò che si riferisce alla salvezza della Chiesa intera” (Ib., ad 3).
3. “In questo sacramento si richiede una devozione maggiore che negli altri sacramenti, essendo qui presente Cristo nella sua integrità. Deve essere anche più estesa, perché in questo sacramento è necessaria la devozione di tutto il popolo per il quale si offre il sacrificio, e non soltanto quella di coloro che ricevono il sacramento, come, negli altri sacramenti” (Ib., ad 5).
4. “Il sacerdote non chiede che siano portate in cielo le specie sacramentali, né il corpo vero di Cristo, il quale non cessa mai di esservi. Ma chiede ciò per il corpo mistico, simboleggiato da questo sacramento: ossia che l’angelo assistente ai divini misteri offra a Dio le preghiere del sacerdote e del popolo, secondo le parole dell’Apocalisse: “Salì il fumo degli aromi per le orazioni dei santi dalla mano dell’angelo al cospetto di Dio” (Ap 8,4).
“Altare del cielo”: viene qui denominata o la Chiesa stessa trionfante, nella quale chiediamo di essere trasferiti; o Dio stesso, di cui imploriamo la partecipazione. (…).
Oppure per l’angelo qui s’intende Cristo medesimo che è “l’Angelo del gran consiglio”, il quale congiunge il suo corpo mistico a Dio Padre e alla Chiesa trionfante.
Per questo il sacrificio eucaristico prende il nome di messa. Perché per mezzo di un angelo il sacerdote manda preghiere a Dio, come il popolo le manda per mezzo del sacerdote. Oppure perché Cristo è l’ostia a noi mandata (missa). Per cui alla fine della messa il diacono nei giorni festivi licenzia il popolo dicendo: “Andate, la messa è finita”, ossia è stata trasmessa a Dio l’ostia mediante l’angelo, perché sia accetta a Dio” (Ib., ad 9).
5. “L’abluzione delle mani si fa nella celebrazione della messa per rispetto verso il sacramento.
E questo per due motivi. Primo, perché non siamo soliti toccare certe cose preziose, se non dopo esserci lavate le mani. Sarebbe perciò sconveniente che uno si accostasse a un così grande sacramento con mani sporche, anche solo fisicamente.
Secondo, per il significato di questo rito. Perché, come osserva Dionigi, l’abluzione delle estremità significa la mondezza anche dai peccati più piccoli, nel senso delle parole evangeliche: “Chi ha fatto il bagno non ha bisogno di lavarsi se non i piedi”. E tale mondezza si richiede in chi si accosta all’Eucarestia. Anche la confessione che si fa prima dell’introito della messa ha questo medesimo significato” (Somma teologica, III, 83, 5, ad 1).
6. “L’incensazione ha due scopi:
Primo, serve al rispetto verso il sacramento: serve cioè a eliminare con un buon odore gli eventuali cattivi odori che provocassero nel luogo sgradevole impressione.
Secondo, serve a rappresentare l’effetto della grazia, della quale, come di buon odore, Cristo era pieno, in conformità con le parole: “Ecco, l’odore del mio figlio è come l’odore di un campo fiorito”; odore che dal Cristo arriva ai fedeli per l’ufficio dei ministri, come afferma San Paolo: “Il profumo della sua conoscenza si diffonde nel mondo intero per mezzo nostro” (2 Cor 2,14). Per questo, dopo che è stato incensato da ogni parte l’altare che è simbolo di Cristo, vengono incensati per ordine tutti i presenti” (Ib., ad 2).
7. “Quando il sacerdote dopo la consacrazione stende le braccia vuole indicare le braccia di Cristo distese sulla croce.
Quando poi alza le mani per pregare vuol significare che la sua orazione in favore del popolo è diretta a Dio, secondo la raccomandazione di Geremia: “Alziamo con le mani i nostri cuori a Dio verso il cielo” (Lam 3,41). E l’Esodo riferisce: “Finché Mosè teneva le mani alzate, Israele vinceva” (Es 17,11)” (Ib., ad 5).
8. “La frazione dell’ostia significa tre cose: primo, le ferite inferte nella passione al corpo di Cristo; secondo, la distinzione del corpo mistico nei diversi stati; terzo, la distribuzione delle grazie derivate dalla passione di Cristo, come scrive Dionigi (Ib., 3,3). Perciò tale frazione non implica nessuna divisione in Cristo” (Ib., ad 7).
9. “La realtà deve corrispondere alla figura in qualche punto: in quanto cioè non si deve conservare per il giorno dopo una parte dell’ostia consacrata che è servita alla comunione del sacerdote, dei ministri o anche del popolo.
Di qui la disposizione del Papa Clemente riferita dal Decreto di Graziano: “La materia del sacrificio sia corrispondente al bisogno del popolo. Se ne avanza, non si serbi al domani, ma con timore e tremore sia consumata dai chierici”.
Tuttavia, poiché questo sacramento a differenza dell’agnello pasquale deve riceversi quotidianamente, è necessario serbare per gli infermi delle altre ostie consacrate. Quindi lo stesso Decreto ordina: “Il sacerdote abbia sempre pronta l’Eucarestia; cosicché, quando qualcuno si ammala, lo possa comunicare subito, e impedire così che muoia senza comunione”” (Ib., ad 11).
10. “Alla celebrazione solenne della messa devono prendere parte più persone. Da cui la disposizione del Papa Sotero riportata dal Decreto: “È stato pure stabilito che nessun sacerdote osi celebrare la messa se non alla presenza di due persone che vi assistano e rispondano; perché dicendo egli al plurale: “Il Signore sia con voi”, e nella parte segreta, “Pregate, fratelli”, è evidentemente opportuno che il suo saluto abbia una risposta” (3,1,61).
E nello stesso Decreto si legge la norma che il vescovo per maggiore solennità celebri la messa alla presenza di molti.
Tuttavia nelle messe private basta avere un inserviente che rappresenta tutto il popolo cattolico, e che risponde al sacerdote in nome di esso al plurale” (Ib., ad 12).
Con l’augurio che la partecipazione alla Santa Messa ti trasformi sempre più in Cristo, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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