Quesito

Carissimo padre Angelo,
io sono un ragazzo di 14 anni, la mia vita religiosa non è molto attiva perché mi limito ad andare a messa la domenica e ad andare a catechismo regolarmente.
Ho sentito parecchie volte durante l’omelia del parroco o dai catechisti la seguente frase “bisogna mettere Dio al centro della nostra vita”.
Come fare? Vorrei qualche consiglio considerando il fatto che una parte del mio pomeriggio è dedicata agli impegni scolastici.
La ringrazio di cuore.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,

1. quanto dice il vostro Parroco è la cosa più importante della nostra vita perché siamo in questo mondo come dei pellegrini, alla ricerca di Dio.

Dio ci ha creati per donare a ciascuno di noi il massimo dei beni, e cioè se stesso.

Di fatto noi prendiamo possesso di Dio conoscendolo, amandolo, facendolo abitare con la sua presenza mediante la grazia dentro il nostro cuore.

 

2. Concretamente come si attua tutto questo?

Il primo passo da fare consiste nel guardare e nel giudicare tutti gli eventi con uno sguardo di fede.

Santa Caterina da Siena dice che Dio ha incastonato nell’occhio della nostra intelligenza la pupilla della santissima fede.

Come noi non possiamo vedere nulla con i nostri occhi se non avessimo la pupilla, così delle cose e degli eventi ci sfugge la cosa più importante e più vivificante se non li guardiamo con questa pupilla nuova.

Se si guardano gli eventi così, diventa facile vedere Dio dappertutto e sentire che il Signore ci parla attraverso tutte le persone, tutti gli eventi e tutte le cose.

Diventa facile stupirsi dell’aurora e del sole che sorge e sentire che si non tratta di un diritto, ma di un dono inestimabile del Signore.

E diventa pure facile capire che senza il sole i colori della natura e dell’arte non risplendono e tutto rimane al buio, al freddo.

Così analogamente quando nella nostra vita sorge il sole che è Dio, tutto acquista colore, tutto diventa bello e affascinante.

 

3. Pertanto la prima cosa da fare per mettere Dio al centro della nostra vita è lo sguardo di fede.

Ti accorgi così che solo Dio è colui che dà senso a tutta la vita.

Gli altri interessi hanno un senso parziale. Solo Dio è totalizzante.

E allora non si tarda a capire che “tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui” (Col 1,16).

 

4. Questo sguardo soprannaturale, tipico della nostra fede, ha bisogno di essere continuamente alimentato.

Il primo alimento consiste nel vivere in grazia di Dio perché proprio per mezzo della grazia, che viene detta santificante, Dio è posseduto nel nostro cuore.

Senza la grazia si potrà credere in Dio, si potrà anche sperare nel suo aiuto, ma Dio non è posseduto nel cuore, non è presente personalmente, né si sente con Lui comunione da cuore a cuore.

Per conservarsi in grazia è necessario evitare tutto ciò che costituisce peccato mortale.

Certi peccati vengono detti mortali proprio perché fanno morire la presenza personale di Dio, la comunione con Lui da cuore a cuore.

Tali sono ad esempio la mancata santificazione della festa (se non vi sono motivi gravi), le impurità, le bestemmie, la pornografia…

Di fatto Dio è tenuto al centro della nostra vita quando, pur non pensando continuamente a Lui (perché questo sarebbe materialmente impossibile), tuttavia si è pronti ad evitare tutto ciò che ci separa da Lui col peccato mortale.

 

5. Un terzo modo per tenere Dio al centro della nostra vita consiste nell’alimentare la vita di fede con la preghiera e l’ascolto della Parola del Signore.

La preghiera porta Dio dentro la nostra vita, dentro i nostri problemi, dentro le nostre relazioni.

Se si prega, e si prega molto, diventa facile vedere tutto in vista di Lui.

A questo proposito ti consiglio un particolare tipo di preghiera che è stato tanto raccomandato da Colei che Dio ha voluto che fosse nostra Madre nella grazia, la Madonna, e cioè la preghiera del Santo Rosario.

Questa preghiera porta con sé molti benefici, di cui più volte ho parlato.

Ma per l’argomento che adesso mi preme indicare che è una preghiera che ci tiene in relazione diretta con Dio almeno per 12-15 minuti.

In tal modo si comincia a stare in preghiera e non soltanto a dire le preghiere.

Credo che anche per questo la Madonna a Fatima l’abbia raccomandata a tutti in tutte le sei volte in cui è apparsa.

 

6. Poi vi sono i sacramenti: la Messa almeno settimanale e la confessione.

Desidero spendere una parola sulla confessione che consiglio regolare e frequente. Il meglio sarebbe una volta la settimana.

Quando c’è la confessione settimanale è facile, anche con l’aiuto dato dalla grazia di questo sacramento, tenere Dio presente dappertutto.

 

7. Vi è un ultimo elemento che aiuta a tenere Dio al centro della nostra vita: compiere tante azioni per amor suo, per la dilatazione del Suo Regno, per la conversione dei peccatori.

Queste azioni sono quelle costituite dal nostro dovere quotidiano compiuto per amore del Signore.

Allora anche nello studio si può mettere Dio al centro della nostra vita: perché si studia, si sta attaccati alla sedia, non ci si distrae per amor del Signore.

E là dove la nostra pigrizia vorrebbe portarci altrove, stiamo invece lì perché sappiamo che al di là dello studio in se stesso (cosa che già di suo è un grande bene) c’è un altro bene ancora più grande che stiamo realizzando: l’unione col Signore e fare qualcosa cosa per amore suo.

Senza dire, evidentemente, di altre azioni che vanno al di là dei nostri stretti doveri, come l’aiuto dato al nostro prossimo per amore del Signore.

 

8. Ecco a grandi linee come si mette Dio al centro della nostra vita.

È l’impresa più bella e più entusiasmante di tutta la nostra esistenza, perché ne rivela il senso, comunica entusiasmo e tiene lo sguardo sempre fisso su ciò che costituisce l’obiettivo da raggiungere nella vita presente.

 

In ordine a questo ti assicuro la mia preghiera, il mio ricordo nella celebrazione della Messa e ti benedico.

Padre Angelo

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