Quesito

Salve Padre Angelo,

frequento molto il suo sito e leggo spesso quello che scrive negli articoli. Volevo porle una domanda sulla chiamata da parte di Dio. Io mi sento chiamato e credo di avere la vocazione ad entrare in Seminario. Ho fatto un discernimento vocazionale di due giornate e sto facendo gli esercizi spirituali ignaziani per 9 giorni. Diciamo più che una domanda è un parere personale perché chiaro che la volontà è la mia.

Ho avuto un passato che era fatto di solo divertimento: donne, discoteche, droga, alcol. L'ultima storia che ho avuto è stato con una ragazza più grande di me di 10 anni e personalmente mi piaceva ma l'ho presa in giro divertendomi ma le volevo bene. Ho fatto delle promesse che poi non ho mantenuto: sposarci, matrimonio, figli. Lei mi ha convertito con la preghiera e piano piano mi sono sentito chiamato dal Signore. Tant'è che ci siamo lasciati. Ma alle volte mi percuote dentro il desiderio di ricontattarla per avere una famiglia. Ma mi sono posto sempre dei problemi sull'età, sul rapporto a distanza che avevamo, sul fatto che potevo trovare di meglio fisicamente, perché caratterialmente era la mia donna ideale. Diciamo che Dio mi ha tratto e mi vuole con Lui. Se uno rifiutasse la chiamata e facesse di testa sua, ritornando indietro e prendendola come moglie vado all'inferno? È grave come domanda lo so ma vorrei sapere una risposta altrettanto grave e teologica su cosa lei ne pensa pur con i pochi spunti che le ho dato. So che si andrebbe ad infrangere il primo comandamento e quindi tutti gli altri. Ho anche confessato tutte le mie brutture e schifezze del passato. Ma potrebbe non bastare perché Dio mi chiama ad una vita di Grazia? La ringrazio e aspetto un suo commento.

M.


Risposta del sacerdote

Caro M.,

1. Ormai, dopo aver fatto gli esercizi ignaziani che sono ordinati anche a verificare l’eventuale chiamata del Signore, ti sarà stata detto con chiarezza quale sia la tua vocazione.

Se la tua vocazione è per il sacerdozio, sii generoso col Signore e anche con te stesso e dì subito il tuo sì.

 

2. Che cosa può capitare se uno non asseconda la vocazione?

La vocazione è quello che uno è, e cioè una realtà corrispondente in pieno alle nostre inclinazioni e ai doni di grazia che il Signore ci ha dato.

Non corrispondervi è come abbandonarsi a qualcosa che ci manca.

È stata questa la storia del giovane ricco.

 

3. Per quel giovane – dal momento che il Signore gli aveva comunicato inclinazioni e affetto speciale per seguirlo – non rispondere alla chiamata è stata la stessa cosa che andarsene via triste, non pienamente realizzato e appagato.

Ha preferito le ricchezze alla compagnia di Gesù e a collaborare con Lui per la salvezza eterna di molti.

Ma le ricchezze non potevano saziare il suo cuore.

 

4. Chissà quale gioia avrebbe provato nel fare quello che gli aveva consigliato il Signore: dare tutto ai poveri e renderli felici. Il Signore lo avrebbe lungamente e largamente ricompensato, secondo la sua promessa: “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,39).

Senza dire del fatto di essere nella cerchia degli amici del Signore e di poter donare a molti la liberazione dal male e la vita eterna.

 

5. Quel giovane ha corso un rischio per la propria dannazione?

Alla luce di quello che il Signore dirà appena questo giovane se ne va via, si direbbe di sì: “In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile»” (Mt 19,23-26).

Non sappiamo quale sia stato il suo esito finale. Possiamo solo limitarci a dire, alla luce delle parole del Signore, che ha corso un rischio serio.

Una cosa analoga si può dire per coloro che non seguono la loro vocazione.

 

6. Per questo ti esorto ad amare il Signore con tutto il cuore, anzi, ad amarlo più di te stesso.

E per questo ti assicuro una mia speciale preghiera e ti benedico. 

Padre Angelo