Quesito

Caro Padre Angelo,
La ringrazio per il suo prezioso lavoro nel rispondere ai dubbi delle persone in cerca di una risposta, nella Verità. Sono un giovane di 21 anni, sto basando la mia vita interamente su Gesù Cristo. Vede, io studio Medicina e la materia in sé mi piace, è bello saper sfruttare le capacità razionali che Dio ci ha dato e applicarle nella conoscenza. Ma se dovessi smettere di essere Cristiano, la mia vita perderebbe di sapore, penso che dentro di me avrei un vuoto incolmabile ed insuperabile, che solo un Qualcosa di Infinito e Assoluto può riempire, e sostanzialmente smetterei di vivere, mentalmente e fisicamente. Spesso mi ripeto questa frase dello scrittore Fedor Dostoevksij: “… se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è al di fuori della verità, e davvero la verità si trovasse fuori di Cristo, preferirei comunque rimanere con Cristo piuttosto che con la verità.” 
Le scrivo poiché da tempo la mia Fede è colpita da vari dubbi che mi vengono, un po’ per la società secolarizzata che scoraggia e deride chi crede, un po’ per altri pensieri che entrano nella mia testa. Queste “tentazioni” riesco sempre a sconfiggerle, ma c’è un qualcosa che ultimamente mi ha profondamente scandalizzato e turbato: gli abusi sessuali compiuti da una, piccola, parte del clero. Certo so che la Chiesa è composta da miliardi di persone, e che poche di esse che compiono il male non possono superare il Bene compiuto da molti. Ma quello di cui non riesco a capacitarmi è come le Autorità Ecclesiastiche abbiano gestito questi casi, minimizzandoli, spostando i sacerdoti colpevoli da una parrocchia ad un’altra, spesso non collaborando con le autorità civili e con le vittime che cercavano giustizia. Poi leggo il Vangelo Matteo 18,6-10 e vedo che Gesù è per la protezione di tutti, specialmente dei più fragili! Mi ha rattristato molto vedere che la Chiesa Cattolica, il Corpo Mistico di Cristo, debba passare questi momenti. 
Mi scuso per essermi dilungato. La ringrazio nuovamente e La ricordo nella preghiera.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro, 
1. mi compiaccio innanzitutto con Nostro Signore che ti ha dato il dono di una fede forte e robusta e di un incrollabile fiducia in Lui.

2. Oggi, mercoledì santo (giorno in cui ti rispondo), la Chiesa ricorda il tradimento di Giuda.
Chissà che turbamento avranno provato gli apostoli per simile atto.
Senza dubbio è stato per loro un’umiliazione davanti a tutti.
Questa umiliazione la sentiranno ancora più pesante quando vedranno Gesù
ammanettato come un malfattore e, poi ancor peggio, condannato a morte e crocifisso.
Capita anche a noi di provare qualcosa di simile quando vediamo la Chiesa, nostra madre, disonorata per opera dei suoi figli.

3. Mentre molti, forse, per simili comportamenti attendono un abbandono nei confronti della Chiesa, tuttavia noi non cessiamo di toccare con mano che nonostante tutto la nostra fede in Gesù Cristo non viene meno.
Perché?

4. Perché la fede in Gesù Cristo non nasce dalla nostra buona volontà, ma è dono suo che rende solido il nostro cuore.
Parlo della fede in Gesù Cristo e non dell’essere persuasi dell’esistenza di Dio. Perché a questo convincimento ci possono arrivare tutti, se sono di buona volontà, partendo dalle opere da lui fatte. Se non giungono alla conclusione dell’esistenza di Dio, come dice San Paolo, sono senza scusa (cfr. Rm 1,20).

5. Per la fede in Gesù Cristo, invece, avviene per ciascuno di noi qualcosa di simile, sebbene non nelle medesime proporzioni, a ciò Nostro Signore ha fatto per San Pietro quando gli disse: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 2,31-32).

6. Questo è il motivo per cui la fede non viene meno.
Cosicché altri, soprattutto lontani da Cristo, sono stimolati a domandarsi: “Ma perché continuano a credere nonostante gli scandali?”.
Senza accorgersene forse sentono l’ispirazione interiore a riconoscere che c’è la mano di Dio dentro di noi, quella mano per la quale San Giovanni ha potuto dire che “chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé” (1 Gv 5,10).

7. Credendo che Gesù Cristo è il Signore (Fil 2,11), il Signore di tutti gli eventi, siamo certi che non si sbaglia neanche nel permettere questi scandali.
La Chiesa, che nella sua liturgia esprime in maniera retta la fede cristiana, prega così: “Deus, cuius Providentia in sui dispositione non fallitur” (orazione della nona domenica del tempo ordinario). 
Questa preghiera, senza giri di parole, andrebbe tradotta così: “O Dio, la cui Provvidenza nella disposizione di sé non sbaglia”.
Talvolta, a noi che vediamo solo nell’immediato e dall’esterno, pare un fallimento. Ma non è così.
Lo vedremo chiaramente quando tutto sarà messo sotto i piedi (cfr. 1 Cor 15,27).

8. Giustamente tu metti in rilievo anche la responsabilità di chi è nell’autorità all’interno della Chiesa.
È giusto il rilievo che tu fai. Si deve fare di tutto perché non avvengano questi scandali.
Tuttavia anche qualora avessimo i pastori più santi e più accorti, non dobbiamo dimenticare ciò che San Paolo chiama “mistero dell’iniquità” (2 Ts 2,7), di cui dice che è in atto.
E non dobbiamo dimenticare neanche ciò che ho detto Gesù: “Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!” (Mt 18,7).
“Guai al mondo per gli scandali!”: È un grido di dolore che esce dal cuore di Gesù alla vista delle rovine e delle vittime causate dagli scandali.
“È inevitabile che vengano scandali” a motivo della corruzione della natura  e anche “perché in mezzo a voi si manifestino quelli che hanno superato la prova” (1 Cor,11,19).

Con l’augurio che “tra gli sconvolgimenti del mondo”, come recita ancora la liturgia della Chiesa, il Signore ti trovi sempre saldo nella fede (cfr. Col 2,7), ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo