Quesito
Egregio padre Angelo,
sono …, un ragazzo che frequenta assiduamente la chiesa ed è attivo in alcuni ambiti del sociale sia religioso sia laico, frequento il liceo classico e sono appassionato di temi filosofici e teologici.
In quest’email vorrei descriverle alcuni miei problemi che mi turbano, pregandola di rispondere solo se avrà tempo e voglia di farlo.
Il primo quesito che mi sento di proporle è il seguente: spesso mi sento oppresso dalle situazioni sociali e a disagio quando si tratta di relazionarmi con gli altri, tendo a parlare poco e ancor di meno se vi è una presenza femminile: ora, lei capirà bene che questa situazione cozza non poco con gli ambiti in cui sto impegnando la mia vita al momento, e che discutere di bene pubblico con una persona che arrossisce e non ha un parlare fluido è imbarazzante per entrambe le parti, in particolar modo se il mio interlocutore è del sesso opposto.
Sia chiaro, non mi aspetto una diagnosi psicologica o niente di simile: vorrei solo chiederle se nei Vangeli Gesù fa riferimento a qualche difficoltà a relazionarsi con gli altri, o se il tema sia mai stato trattato da Padri o Dottori della Chiesa.
Il secondo quesito è il seguente: sono confuso riguardo il mio futuro. Da un lato non riesco a immaginare una vita senza una moglie al mio fianco, e l’assenza di una presenza femminile al di fuori di mia madre e mia sorella mi pesa già adesso; d’altro lato però i miei problemi relazionali che le ho esposto prima, uniti anche ad alcune recenti delusioni, mi hanno aperto anche la possibilità di vivere, un domani, solo e lontano dalla società, in ascesi e meditazione. Tuttavia ho paura che questa possibilità che ho concepito non corrisponda a ciò che Dio vuole da me, essendo io stesso, ripeto, affascinato dall’idea di sposarmi e metter su una famiglia.
La ringrazio del tempo impiegato a leggere quest’email; mi rendo conto che i miei non sono problemi gravi, e ringrazio il Cielo per questo, ma vorrei comunque vivere la vita senza esserne attanagliato. Se non avrà tempo di rispondermi, mi rincuorerebbero anche poche parole di conforto.
La accompagno con la preghiera e la saluto.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
innanzitutto ti chiedo profondamente scusa per averti fatto attendere così tanto. Purtroppo le e-mail si accumulano e alcune rimangono sommerse, come la tua.
1. Intanto mi compiaccio per il servizio che svolgi all’interno del tuo paese sia nell’ambito religioso che civile.
È così che si deve spendere il talento preziosissimo della nostra vita: trafficandola e mettendola a servizio del bene.
Sono certo che sperimenti tangibilmente l’amore del Signore per te.
Gesù ha detto infatti: “Se uno mi ama, osserva la mia parola; e il Padre mio lo amerà e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21).
Al nostro amore il Signore corrisponde sempre con il suo amore.
E, come nota San Tommaso mutuando un’espressione di San Gregorio magno Papa, il suo amore non è mai ozioso. Il che significa che si manifesta in tante grazie, illuminazione, favori, consolazione, premure.
Ed è per questo che chi comincia a fare questa esperienza non la dismette più. È troppo bella.
Mi auguro che il tuo esempio abbia contagiato altri a fare la stessa cosa.
2. Venendo adesso al tuo primo problema: non ne farei un dramma. Probabilmente l’avrai già superato.
In ogni caso il Signore ha assicurato che al momento giusto ci darà lingua e ardore nel parlare.
Nel Vangelo di Matteo si legge: “E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,19-20).
È vero che qui il Signore sta parlando di processi e di tribunali a causa della fede, tuttavia qualcosa di analogo lo fa sempre quando si tratta di fare del bene.
San Tommaso afferma che “lo Spirito Santo non fa mancare nulla di quanto giova al bene della Chiesa. Così egli ha provveduto ai membri di essa anche riguardo ai loro discorsi” (Somma teologica, II-II, 177, 1, ad 1).
3. Forse il Signore per ora permette questo tuo piccolo disagio per formarti e per tenerti in umiltà. C’è il pericolo infatti di voler mettersi sempre in mostra con le parole e con le proprie capacità.
Se è così, sia benedetto Dio anche per questo.
4. A proposito del secondo problema: il fatto che tu per il tuo futuro non ti vedi in nessun altro modo se non con una moglie accanto è già un buon segno.
La prima e originaria inclinazione dell’uomo e della donna è proprio questa. Dio ci ha fatti simili e dissimili: simili per intendersi e dissimili per completarsi a vicenda.
5. Tuttavia nel tuo cuore non hai respinto la possibilità di vivere un domani solo e lontano dalla società, in ascesi e meditazione.
Intendo le tue parole così: solo e lontano dalla società per compiere un cammino spirituale che ti tenga unito a Dio senza distrazione.
Non si tratta dunque di stare soli, ma di stare uniti a Dio.
6. Lo vedi come possibilità, come una forma di ascesi per dedicarti all’unione con Dio. È ciò che tu chiami meditazione.
A questo forse sei inclinato anche in virtù del fatto che sei “appassionato di temi filosofici e teologici”.
E probabilmente questo interesse non è solo per trovare luce per te stesso, ma anche per donarla agli altri.
In altri termini non esclude la possibilità di una vocazione, anzi di una consacrazione.
7. Dici però che non sai come questo si possa conciliare con la primaria e originaria inclinazione di cui si è parlato.
Questo ci dà l’opportunità di ricordare che in noi c’è una pluralità di vocazioni.
Quando i ragazzi si aprono al loro futuro e devono decidere quale tipo di studi fare, avvertono in se stessi una pluralità di vocazioni. Infine ne scelgono una, quella che pare loro più confacente alle loro inclinazioni.
Ebbene, una cosa analoga avviene anche per la scelta di fondo della propria vita: ci si può sentire adatti tanto al matrimonio quanto a una vita di comunione con Dio.
Per esperienza personale ti posso dire che quando avevo più o meno la tua età mi trovavo anch’io nel medesimo dilemma. Avevo chiesto aiuto a una persona che non me lo seppe dare perché diceva che ognuno deve decidere da sé. Il che è vero, ma mi trovavo solo.
Finalmente attraverso un evento forte il Signore mi ha parlato e ho optato per la via nella quale mi trovo e per la quale non mi sono mai pentito. È stata una delle grazie più straordinarie della mia vita.
A questo proposito mi permetto anche di suggerirti di fare intervenire la Madonna perché ti mostri la strada nella quale devi camminare.
Ti consiglio la recita quotidiana delle cosiddette litanie domenicane.
Con questa preghiera rendi la Madonna presente e operante nella tua vita. Vedrai che in breve ti spalancherà la strada perché tu possa conoscere la tua via.
Queste litanie sono particolarmente potenti.
Le trovi cliccando sul motore di ricerca del nostro sito le parole: litanie domenicane.
Mi unisco volentieri alla tua preghiera invocando insieme con la Madonna lo Spirito Santo, come hanno fatto gli Apostoli nel cenacolo.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo
