Quesito

Caro Padre Angelo, 
Le scrivo questa lettera un po’ per presentarle la mia situazione – che potrebbe essere di monito per molti giovani “in ricerca” – sia per sfogarmi.
Mi chiamo Antonio e ho 24 anni, sono infermiere da quasi tre anni e sto studiando per conseguire la laurea magistrale in scienze infermieristiche. All’età di 15 anni, ricordo ancora il giorno, era il primo aprile, un mercoledì santo, dopo essermi accostato al Sacramento della Riconciliazione, avvertii in me il desiderio di dedicare la mia vita al Signore. Quel sentimento, tanto improvviso quanto puro, mi infondeva pace e serenità, come se di punto in bianco avessi scoperto lo scopo e il senso della mia esistenza. Ma fu un benessere solo passeggero, perché subito dopo cominciai a tormentarmi, con delle domande che reputo del tutto lecite, come: “Sono adatto a fare il sacerdote?”, “Sarò in grado di vivere il celibato e con esso la castità?”, “Cosa diranno i miei genitori, e se mi ostacolassero?” Così ho cercato di soffocare il seme della vocazione che il Signore aveva piantato nella mia anima e mi sono dedicato ad altro. Quando scelsi di studiare infermieristica mi sembrava la giusta alternativa al sacerdozio, perché la mia professione, svolta secondo scienza e coscienza e in maniera cristiana, mi permette ogni giorno di incontrare il volto di Cristo sofferente. Mi sono quindi detto: “Non sarò sacerdote, ma almeno questo lavoro mi permetterà di vivere pienamente la mia fede cristiana” Ed è proprio così. Però, di tanto in tanto, il pensiero della vocazione si fa strada nella mia mente e nel mio cuore e mi domando come sarebbe stata la mia vita se avessi vagliato la possibilità di seguire il Signore, se fossi stato più generoso con lui. Non mi sono mai confrontato con un sacerdote sul tema, quindi non so nemmeno se si trattasse effettivamente di vocazione o meno, ma so che mi faceva stare bene e che mi ha permesso di avvicinarmi ancora di più alla fede. Infatti, se fino al sacramento della cresima sono stato un cristiano alquanto tiepido, dopo quel famoso primo aprile di dieci anni fa, sono diventato un cristiano praticante e devoto. Tuttavia, la mia professione, seppur bella e pienamente conforme allo spirito evangelico, non mi permette nemmeno la frequentazione assidua della santa messa le domeniche e nelle feste di precetto… Vorrei fare di più per la Chiesa, per compensare il mio “no” al Signore, ma non so che cosa e mi accorgo, inoltre, che mi mancano sia il tempo materiale che le energie. D’altro canto, alcune volte penso che non è mai troppo tardi per tornare indietro, ma, ahimè, mi devo confrontare con la realtà, ciò vale a dire che con il mio lavoro devo aiutare economicamente i miei genitori, in quanto mio padre lavora saltuariamente e mia madre è malata. 
Sebbene il Signore abbia rimproverato il giovane che rispose di voler seppellire suo padre prima di seguirlo, è altrettanto vero che onorare i genitori è un comandamento sempre valido. Io mi sento in debito verso di loro e non potrei mai abbandonare il mio lavoro per seguire un’eventuale chiamata, lasciandoli in balia degli eventi. D’altro canto, il Signore ci invita a non preoccuparci delle cose materiali, perché se veste i gigli dei campi e dà da mangiare ai passeri che si trovano in cielo, troverà anche il modo di ovviare a questa difficoltà… Il fatto è che è molto difficile per noi esseri limitati ragionare nell’ottica del vangelo, perché manchiamo di fede. Perciò mi rendo conto che forse ormai è davvero troppo tardi per ripensarci, per far germogliare quel seme che tanti anni addietro il Signore interrò nel mio cuore. Inoltre, purtroppo, non sono affatto sicuro di riuscire a rimanere casto per tutta la vita, nonostante non sia mai stato fidanzato, spesso mi lascio andare al peccato contro il sesto comandamento e mi accorgo che è difficilissimo eradicare questo tipo di vizi. Insomma, sembrerebbero esserci troppe cose in ballo per ripensamenti, e allora devo continuare a svolgere la professione di infermiere e a dedicarmi appieno ai miei studi… Ma intanto cosa posso fare per rendermi utile a Gesù e alla Chiesa? Se non posso essere Suo sacerdote, come posso almeno in parte, scusarmi con Lui per non aver ascoltato la sua voce quando i tempi erano propizi? Anche se in realtà mi accorgo che all’epoca non avevo la maturità necessaria per affrontare una cosa così grande.
La ringrazio in anticipo per la risposta e colgo l’occasione per augurarle una Santa Pasqua. 
La ricordo nelle mie preghiere. 
Antonio


Risposta del sacerdote

Caro Antonio,
1. la tua situazione è particolarmente complessa.
Come giustamente osservi, c’è innanzitutto il quarto comandamento da osservare. In questo momento la tua famiglia ha bisogno di te e si sostiene con il tuo lavoro.
Sotto questo aspetto, almeno per il momento, la strada del sacerdozio sembrerebbe sbarrata.

2. D’altra parte da tanto tempo avverti una possibile chiamata a dedicare interamente la tua vita al Signore nel sacerdozio o nella vita consacrata e affiora il timore che il Signore ti dica di non aver anteposto il suo servizio ad ogni altra incombenza.

3. In tale frangente la prima cosa da fare è quella di confrontarti con il sacerdote confessore.
Se questi ti dice che la tua non è autentica vocazione, il problema sarebbe presto risolto.
Il confronto con il confessore è necessario per un duplice motivo.
Proprio perché è confessore conosce da di dentro.
Inoltre, proprio perché è confessore, Dio si serve di lui per parlarci.
Nel Diario vita di Santa Faustina Kowalska si legge molto spesso che il Signore le dice di stare alle indicazioni del confessore perché egli parla attraverso la sua bocca.

4. Nel caso che il sacerdote confessore ti dicesse che si tratta di autentica vocazione allora – proprio perché la situazione è intricata e ti trovi di fronte a una pluralità di doveri – è necessario supplicare lo Spirito Santo perché con il dono del consiglio aiuti a risolvere in maniera perfetta la situazione.

5. Il dono del consiglio viene comunicato a tutti insieme con la grazia santificante.
Viene donato già nel battesimo e poi viene ulteriormente consolidato con il sacramento della confermazione o cresima.
Con tale dono, che è presente solo in un’anima in grazia, si agisce sotto l’ispirazione dello Spirito Santo che fa giudicare nella maniera più perfetta su ciò che si deve fare in riferimento alla santità e al bene di tutti.
Come sua caratteristica comporta di risolvere con prontezza ciò che si deve fare in ordine a Dio senza passare attraverso il lento e laborioso processo della ragione.
Il Signore stesso vi allude quando dice: “E quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire; non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che abita in voi” (Mt 10,19-20).

6. Tra i vari effetti di questo dono o ispirazione si riceve una luce nuova per risolvere con infallibile sicurezza casi difficili, imprevisti e intricati. 
Il tuo è uno di questi per cui anche le persone più prudenti e sagge debbono riconoscere ciò che dice la Sacra Scrittura e cioè che “sono timidi i ragionamenti dei mortali e incerte le nostre riflessioni” (Sap 9,14).
Si necessita di un lume superiore che in maniera rapida e certa porti alla soluzione.

7. Per questo ti chiedo innanzitutto il massimo impegno nel vivere in grazia di Dio, perché il dono del consiglio è intimamente legata allo stato di grazia.
Nello stesso tempo ti esorto ad invocare lo Spirito Santo perché ti illumini con tale dono.
Invocalo assieme alla Madonna perché la sua preghiera è eccellentissima e onnipotente.
San Bernardo lo invocava così: Veni Sancte Spiritus. Veni per Mariam (Vieni Spirito Santo. Vieni per mezzo di Maria). 
Non è escluso che anche i tuoi problemi familiari si possano risolvere nella maniera più bella tanto per tuo papà quanto per tua mamma.
Sarebbe segno di incredulità limitarsi a dire: “Sarebbe troppo bello” perché nulla è impossibile a Dio.

Con questa speranza assicuro la preghiera da parte mia. Ma anche tu fai la tua parte.
Ti ringrazio per il ricordo nella preghiera, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo