Quesito

Caro Padre Angelo,
ho letto la sua risposta sul divorzio.
https://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=2760
Che significa dire “la Chiesa non li scomunica” se di fatto nega loro la Comunione? Non le sembra che proibire la Comunione a chi ama tanto Gesù sia come “legare sulla gente fardelli pesanti e difficili da portare”?
Gesù ha dato due comandamenti, quelli dell’amore. Non è sufficiente rispettare quelli, per essere salvati?
Si può amare Dio con tutto il cuore, pur essendo divorziati risposati, e riuscire a non fare del male a nessuno… neppure ai precedenti consorti, ma non riuscire a “non peccare” col proprio nuovo marito o moglie… la loro coscienza non riesce a non sentirsi tranquilla….
Stesso discorso per gli omosessuali… D’accordo, non devono dare scandalo e cercare di guarire, ove sia possibile, ma anche per loro il fardello della rinuncia può essere troppo pesante…
Riflettevo sull’estasi di san Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa su cui si basa in gran parte la nostra dottrina. Dopo quell’estasi egli disse che tutta la sua opera poteva essere considerata un pugno di paglia e non volle più scrivere nulla….
Anche santa Caterina da Siena diceva: “non si può chiedere all’ammalato più di quanto possa dare”…
La Chiesa non dovrebbe essere un po’ meno “talebana”?


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. la comunione con la Chiesa non consiste solo nel poter fare la Santa Comunione.
Certo questo indubbiamente è il momento più alto e più vero.
Ma non poter fare la Santa Comunione non è la stessa cosa che essere scomunicati.
Quante persone vivono in peccato mortale eppure non sono scomunicate e fanno parte della Chiesa!
E per questo possono e devono  partecipare al santo Sacrificio della Messa, possono e devono pregare e ascoltare la sacra Predicazione, partecipare alle catechesi, alle funzioni della Chiesa.
Inoltre possono e devono fare opere di carità, aiutare la Chiesa nelle sue necessità e nelle sue opere…
Tuttavia non possano fare la Santa Comunione perché vivono oggettivamente in uno stato difforme dall’insegnamento di Cristo.

2. Ma adesso vengo allo svarione più grosso della tua mail. Scrivi: “Non le sembra che proibire la Comunione a chi ama tanto Gesù”
Di per sé non è la Chiesa che proibisce di fare la Santa Comunione.
Ma è chi vive in contraddizione con quello che pattuito davanti al Signore (“prometto di esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte e di amarti e di rispettarti per tutta la vita”) che da se stesso si mette nell’impossibilità di fare la Santa Comunione.
Sarebbe una bugia dire che è all’unisono col Signore e fare la Santa Comunione sarebbe motivo di scandalo per gli altri fedeli.

3. Inoltre chi divorzia e si risposa trasgredisce quel solenne comandamento pronunciato da Gesù Cristo quando ha detto: “E non divida l’uomo ciò che Dio ha unito” (Mc 10,9).
Quando si divide ciò che Dio ha unito e ci si mette insieme con un’altra persona a dispetto di quello che ha detto il Signore: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Lc 10,11-12) si può dire di volergli tanto bene?

4. Gesù ha detto: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” (Gv 14,21).
Ora i comandamenti di Gesù non sono soltanto due. Ce ne sono molti altri.
Gesù ha detto che si possono compendiare nei due.
Ma nell’amare il Signore con tutto il cuore è compresa anche l’obbedienza con tutto il cuore ai dieci comandamenti.
Del resto Gesù a quel giovane che gli aveva chiesto che cosa dovesse fare per entrare nella vita eterna aveva detto: “Osserva i comandamenti” (Mt 19,17).
San Giovanni dice: “Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità” (1 Gv 2,4). Da ricordare che il verbo conoscere in san Giovanni, ma anche in altre parti della Bibbia, sta per amare.

5. Allora chi vive in contrasto con quanto ha pattuito davanti al Signore  ripudiando la moglie e prendendone un’altra, lasciando nella sofferenza la moglie ripudiata e i figli (perché ci sono anche questi casi…) come può dire di amare il Signore con tutto il cuore, come dici tu?
Davanti al Signore non dovrebbe dire invece come tutti gli altri: “Signore, abbi pietà di me per ché sono un povero peccatore” (Lc 18,13)?
Come vedi, ci vuole almeno un po’ di pudore!
E i divorziati rispostati in genere questo pudore ce l’hanno. Sanno di non essere nella verità, secondo Dio.

6. E tanto per le persone divorziate risposate quanto per gli omosessuali, come del resto per tutti gli altri, la Chiesa dovrebbe cessare di proporre quello che tutti devono essere per vivere secondo Dio, e cioè in un cammino di conversione e di santificazione?
La Chiesa ha ricevuto da Cristo il compito di insegnare tutto quello che Egli ci ha comandato (Mt 28,20).
Ognuno è libero di fronte  a Cristo. Può dirgli non ti vengo dietro.
Ma se gli va dietro e si riconosce in peccato, in flagrante contraddizione con la sua volontà, non dica: “Ti amo con tutto il cuore”, perché non sarebbe vero.
Ma dica almeno “Signore, abbi pietà di me perché sono un peccatore (Lc 18,13).

7. Citi poi San Tommaso e Santa Caterina. E quanto hai riferito va bene per la dottrina di San Tommaso, che io stimo tantissimo.
Ma il precetto “E non divida l’uomo ciò che Dio ha unito” (Mc 10,9) è dottrina di San Tommaso? Oppure: è dottrina della Chiesa?.
San Tommaso avrebbe detto: “Questo precetto del Signore è paglia”?
No, non l’avrebbe detto.
Della sua dottrina, sì, l’ha detto. Ma mai si sarebbe sognato di dirlo dei precetti del Signore.
E Santa Caterina alludeva alla legge del Signore quando diceva che ai malati non si deve dare un cibo che non possono digerire? O non piuttosto che a chi è all’inizio della vita spirituale non si possono proporre le pratiche tipiche di chi invece è al sommo di questa medesima vita spirituale?
Santa Caterina dei divorziati risposati e di coloro che praticano il peccato impuro contro natura avrebbe detto quello che hai detto tu?
Ho avuto occasione altre volte di riportare il suo pensiero in proposito.

8. Infine l’ultima affermazione: “La Chiesa non dovrebbe essere un po’ meno “talebana”?”.
Come vedi, sono partito da quello che ha detto Gesù Cristo: “E non divida l’uomo ciò che Dio ha unito” (Mc 10,9).
Questo doveva essere anche il tuo punto di partenza se volevi ragionare da cristiana.
Invece l’hai perfettamente dimenticato.
La Chiesa sarebbe talebana se ricorda questo precetto del Signore?
Ferisce questo titolo dato alla Chiesa. A questo proposto mi permetto di ripetere quello che il Signore ha detto a proposito dell’insegnamento della Chiesa, al quale ha pure garantito la propria assistenza: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.
E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato»” (Lc 10,16).
Dare della talebana alla Chiesa, che è la Sposa Santa di Cristo e che quando reciti il Credo riconosci che è una, santa, cattolica e apostolica, farebbe parte dell’amare il Signore con tutto il cuore?
Santa Caterina da Siena, proprio a proposito del dileggio nei confronti della Chiesa, dice che non si onora lo Sposo schiaffeggiando la Sposa.

Ti assicuro il mio ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo