Quesito

carissimo p. Angelo,
è da poco che ho partecipato agli annuali esercizi spirituali; a conclusione di essi mi è sorto qualche dubbio che vi manifesto al fine di ricevere, come sempre, delle risposte adeguate:
1) il direttore degli esercizi affermava che con la nascita tutti siamo figli di Dio (cristiani, musulmani, ecc.) e che con il battesimo noi non diventiamo figli adottivi di Dio perchè già lo siamo come sopra indicato, ma diventiamo  figli nel Figlio, perchè noi siamo nati a immagine e somiglianza di Dio e Gesù è la perfetta immagine e somiglianza di Dio.
Il nuovo CCC alla sezione sacramenti  in particolare quello del Battesimo si esprime cosi:
art. 1213 " … rigenerati come figli di Dio .. " ,
art.1250 " … la Chiesa  e i genitori priverebbero quindi del bambino della grazia inestimabile di diventare figlio di Dio se non gli conferiscono il battesimo..".
1262 ".. i due effetti principali sono la purificazione dei peccati e la nuova nascita nello Spirito Santo …  
art.1265 "il battesimo ci fa una "nuova creatura", un figlio adottivo di Dio ..".
art. 1270 " .. rigenerati (dal Battesimo) per essere figli di Dio".
art. 1272 " .. incorporato  a Cristo per mezzo del battesimo il battezzato viene conformato a Cristo .."
art. 1279 ".. la nascita alla vita nuova mediante la quale l’uomo diventa figlio adottivo del Padre .. ".
Alla luce di quanto sopra, in particolare degli art. 1270 e 1279, non riesco a comprendere pienamente l’affermazione del predicatore che con il battesimo non diventiamo figli adottivi di Dio.

2) art. 1265 "il battesimo ci fa tempio dell spirito Santo (del Padre e del Figlio). il predicatore afferma che lo Spirito Santo è sempre in noi, mentre la quinta/a preghiera eucaristica e varie intenzioni di preghiera della Chiesa parlano di "mandaci/donaci lo spirito di amore". Anche qui faccio un po’ di difficoltà a capire.

3) tenendo conto di quanto riportato al punto due vale lo stesso discorso che Gesù è sempre in noi e quando lo riceviamo nel sacramento dell’Eucarestia? Come si armonizzano?

Vi ringrazio della consueta disponibilità e attenzione e rimango in attesa di una gradita comunicazione.
padre E.M.


Risposta del sacerdote

Caro Padre E. M.,
1. c’è fa chiedersi che differenza vi sia tra essere figli adottivi di Dio e figli nel Figlio.
Penso che non la conosca neanche il predicatore.

2. Noi in queste cose dobbiamo partire da quello che ha detto Dio.
E Dio è stato molto esplicito ispirando San Giovanni (ed è parola del Signore), a dire che figli di Dio non lo si nasce, ma lo si diventa: “ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Lo si diventa quando lo si accoglie: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare…”.
Quest’affermazione di san Giovanni può lasciar intendere che qualcuno potrebbe non accoglierlo e pertanto potrebbe non diventare figlio di Dio.

3. Se il predicatore voleva dire che fin dal primo istante della nostra esistenza siamo chiamati a diventare figli di Dio, che Dio ci ama con amore di Padre e tutto conduce perché possiamo diventare suoi veri figli, partecipi della natura divina, allora, sì, è lecito dire: siamo figli di Dio, ma in potenza.
Ma essere figlio di Dio in potenza non è la stessa cosa che essere figli di Dio di fatto.
Quanti seminaristi sono preti in potenza, ma non lo sono di fatto.
Finché lo sono in potenza non possono celebrare la Messa né dare l’assoluzione sacramentale.

4. Circa la presenza dello Spirito Santo vale lo stesso discorso: hanno la presenza personale di Dio dentro di loro, e dunque anche dello Spirito Santo, solo coloro che vivono in grazia.
Gesù anche su questo punto è molto chiaro. Dice: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).
Qui egli annuncia due presenze: quella del Padre e la sua.
Ma questa duplice presenza è essenzialmente legata allo Spirito Santo, all’amore divino che viene infuso in noi: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre… Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv14,16-17).
È una presenza legata allo stato di grazia. Gesù infatti ha detto: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola”.
Quando dice “Noi verremo”, Gesù non fa riferimento a una cosa che è già data fin dalla nascita, che verrà data.
Così anche dello Spirito Santo circa il quale dice: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” (Gv14,16).
Dunque gli Apostoli fino a quel momento non l’avevano ancora.

5. Con l’ultima osservazione: se abbiamo già tutti lo Spirito Santo, chi sarebbe ancora indegno di comunicarsi al corpo e sangue del Signore?
Per chi San Paolo direbbe: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (1 Cor 11,17-29)?
Per nessuno!

6. Come vedi, caro padre, il predicatore ha le idee un pò confuse.
Dispiace che chi accetta di guidare le anime negli Esercizi spirituali non conosca le nozioni basilari della vita cristiana.
Basterebbe essere più obbedienti alla dottrina della Chiesa come hai fatto tu, documentandosi ad esempio nel Catechismo della Chiesa Cattolica.
Certo non è bello partire per gli Esercizi spirituali per arricchirsi spiritualmente e dover constatare che addirittura il predicatore, anziché arricchirci e rinnovarci, comunica niente e magari spinge ad andare fuori strada.

Ti ricordo al Signore, ti auguro un proficuo ministero e ti benedico.
Padre Angelo