Quesito

Caro Padre Angelo,
Ora vorrei chiederle, come da titolo: secondo lei, se un sacerdote o un vescovo ha dei comportamenti che non sono corretti, è giusto denunciare pubblicamente tali comportamenti? Mi riferisco soprattutto ad articolo di vari opinionisti cattolici.
Il dubbio è che, trattandosi sempre di ministri di Cristo, sia necessario il dovuto rispetto, e quindi bisogni limitarsi alla preghiera e per il resto tacere. Ma mi chiedo: questo non porterebbe a un’ambiguità nell’atteggiamento, non darebbe l’idea di una tacita approvazione?
Inoltre ho trovato molto utili questi articoli di denuncia, per rendermi conto dei tempi che stiamo vivendo nella Chiesa… anche per questo, se ci fosse stato silenzio ci sarebbe stata pure ignoranza.
La saluto con affetto e la ricordo nella preghiera
Lorenzo


Risposta del sacerdote

Caro Lorenzo,
la denuncia del male, se è fatta nei debiti modi, è un bene per tutti.
Anche san Paolo una volta ha ripreso San Pietro, perché il suo comportamento non era corretto.
Tuttavia va detto che spesso i giornalisti e anche i giornalisti cattolici (tu li chiami opinionisti cattolici) si lasciano trasportare da criteri che non sono molto cristiani.
Per farsi leggere e accattivarsi pubblico caricano le tinte, tendono a creare artificiosamente partiti e fazioni all’interno della Chiesa, vedono manovre occulte dove si tratta di eventi talvolta così ovvii e scontati.
Di recente, sulla rivista il Regno, il vaticanista Luigi Accattoli ha detto che a suo tempo voleva fare un’intervista al Card. Siri. Ma il direttore del Corriere della sera gli disse che l’intervista l’avrebbe pubblicata solo se il Cardinale avesse detto qualcosa contro il Papa (era Giovanni Paolo II), diversamente non ne valeva la pena.
E quell’intervista non si fece.
Mi è capitato di leggere di recente un articolo di un cosiddetto opinionista cattolico dal titolo davvero sensazionale, dove un Cardinale veniva presentato nel titolo a caratteri cubitali come un Antipapa, che volutamente vorrebbe contrapporsi nel Magistero a Benedetto XVI.
Al termine della lettura dell’articolo, c’era il rischio di credere davvero a quanto scrive il giornalista e forse molti cattolici avranno sentito malanimo verso quel Cardinale.
Ora io sono profondamente convinto che quel Cardinale non abbia mai pensato di fare da contraltare al Magistero del Papa. Forse non tutte le sue esternazioni sono state felici e forse si lascia prendere a mano da giornalisti che vogliono a tutti i costi vedere contrapposizioni. Quel cardinale avrà sofferto nel vedere un titolo del genere.
Penso che debba valere anche per un giornalista cattolico il dovere della testimonianza della carità, la quale desidera rendere visibile quella maniera divina di amare che “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,7).
Dopo aver letto gli articoli dei giornalisti cattolici, la gente del nostro tempo dovrebbe dire come si diceva dei primi tempi del cristianesimo: “Guardate come si amano”.
Ho l’impressione che invece talvolta debba dire: “Guardate come si sbranano”.
Certo, c’è l’obbligo dell’informazione. Ma questa deve essere obiettiva e non filtrata dalle proprie opinioni.
Se un Cardinale o anche un vescovo andasse fuori strada diventa doveroso richiamarlo anche attraverso la stampa. Ed è doveroso dare informazione a tutti. Ma far passare come oggettivo ciò che è invece un’interpretazione soggettiva non è corretto.
Desidero pure ricordare che i giornalisti cattolici devono tendere alla santità anche attraverso la loro professione. E per questo non possono lasciarsi andare a metodi che sono tipici dei giornalisti pagani.
Mi pare che i giornalisti dell’Avvenire si distinguano per uno stile diverso: in genere mentre danno informazione, tralasciano i pettegolezzi e soprattutto le dietrologie ecclesiastiche.
Certo lo stile è più sobrio, meno sollecitante verso le curiosità, talvolta è meno tempestivo nell’informare che certa stampa laica. Ma alla fine dei conti credo che insegni e ricordi a tutti l’etica professionale del giornalista.

Ti ringrazio del quesito, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo