Quesito

Caro padre Angelo,
da qualche giorno mi frulla in mente una domanda che vorrei ricacciare via e che mi fa sentire in un certo senso "sporco" al solo pensarla.
Il mio problema è questo: se noi nel celebrare l’Eucarestia mangiamo la carne e il sangue di Cristo, e se Cristo Gesù è vero Dio e vero uomo, non commettiamo forse una sorta di cannibalismo (se poniamo l’accento sulla natura umana di Gesù) o una sorta di teofagia (se mettiamo l’accento sulla natura divina di Gesù)?
Il cuore mi dice di no, ma non riesco a spiegarmi con la mia ragione il motivo di ciò.
La ringrazio per la sua disponibilità.
Con un caro ricordo nella preghiera,
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. per cannibalismo s’intende mangiare materialmente carne umana.
Ora nell’Eucaristia è presente il Signore nel suo corpo, sangue, anima e divinità.
È presente sotto le apparenze del pane e del vino.
La comunione col Signore pertanto è una comunione reale, ma invisibile.

2. Gesù è realmente presente, ma è presente sotto la forma del segno sacro.
Qui il segno sacro è costituito dal pane e dal vino consacrati.
Noi dunque mangiamo materialmente il segno sacro, il pane e il vino consacrati.
E mentre assumiamo i segni sacri, ci nutriamo invisibilmente di Nostro Signore che ormai è glorioso e con un corpo non più materiale, soggetto a fame e a sete e alle necessità di questo mondo, ma spirituale.

3. La presenza dei segni sacri è così importante che se non ci fossero, non ci sarebbe neanche la presenza del corpo e del sangue del Signore.
Pertanto noi mangiamo materialmente i segni. Sono solo i segni le realtà che noi vediamo, tocchiamo e deglutiamo materialmente.
Ma nello stesso tempo ci nutriamo invisibilmente di Nostro Signore.

4. San Tommaso d’Aquino sottolinea la preziosità di questi segni sacramentali e dice che il Signore sapientemente ha disposto di essere nostro cibo attraverso i segni e per diverse ragioni.
Eccole: “Primo, perché, non essendo per gli uomini cosa abituale ma ributtante mangiare carne umana e bere sangue umano, la carne e il sangue del Cristo ci vengono presentati sotto le specie di quei cibi, che più frequentemente sono usati dagli uomini, cioè del pane e del vino.
Secondo, perché questo sacramento non sia oggetto d’irrisione da parte dei non credenti, come sarebbe se mangiassimo il Signore nostro nelle sue proprie sembianze.
Terzo, perché il ricevere in modo invisibile il corpo e il sangue del Signore, giovi ad accrescere il merito della fede” (Somma teologica, III, 75, 5).

5. Va ricordato infine che questo mangiare il corpo e il sangue del Sangue non è la stessa cosa che mangiare degli altri alimenti.
Perché gli alimenti di questo mondo, quando li assumiamo, li trasformiamo in noi.
Mentre qui, assumendo il corpo e il sangue del Signore, siamo noi ad essere assimilati a Cristo e a trasformarci moralmente in lui.
Sant’Agostino racconta di una voce nitidissima udita da Dio: “Tu non muterai me in te, come fai con i cibi che li muti nella tua carne; ma tu ti muterai in me” (S. AGOSTINO, Confessioni, 7, 10, 16).
Sulla stessa linea si esprime anche S. Tommaso, il quale dice che “l’effetto proprio dell’eucaristia è la trasformazione dell’uomo in Dio” (S. TOMMASO, IV Sent., 12, 12, 1, ad 1).

Ecco dunque, caro Francesco, le ragioni che suffragano quanto hai già intuito nel tuo cuore.
Queste ragioni da una parte ricordano a quale vocazione l’uomo viene innalzato.
Dall’altra mettono in ridicolo quelli che, non capendo nulla, parlano di cannibalismo.

Ti saluto, ti ricordo al Signore e ti benedico.
Padre Angelo