Quesito

Caro P. Angelo,
sono molto devoto di S. Tommaso D’Aquino.
Leggendo alcuni episodi della sua biografia si racconta di quando fu imprigionato dai suoi familiari e fu tentato con una donna per farlo cadere in tentazione contro la castità. E dopo aver lottato contro questa tentazione due angeli scesero dal cielo e gli cinsero i fianchi. E si dice che da allora S. Tommaso non ebbe più tentazioni in questo campo.
Quale è il significato di questo episodio? Altri santi hanno mai avuto la stessa esperienza mistica di S. Tommaso? Ovvero questo essere stati cinti con un cingolo da angeli? E chi?
Amo molto S. Tommaso e per Lui ho una grande devozione.
La ringrazio sempre per la sua disponibilità e la ricordo sempre nelle mie preghiere.
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. l’episodio riguardante San Tommaso d’Aquino che tu hai evocato avvenne durante l’anno del suo noviziato. Era appena entrato nell’Ordine domenicano.
I suoi non volevano affatto che entrasse in un ordine mendicante.
Sarebbero stati contenti se si fosse fatto benedettino, dove facilmente sarebbe diventato abate. Per i conti di Aquino si sarebbe aggiunto un nuovo lustro avere un parente abate di Montecassino.
Mentre fra Tommaso si trasferiva da Napoli a Parigi per ordine del Maestro dell’Ordine (il venerabile Giovanni Teutonico) per strapparlo dalle insidie dei parenti e per mettere la sua intelligenza a maggiore profitto sotto la guida di un altro domenicano la cui fama era nota in tutta Europa (Alberto Magno), i fratelli di sangue lo raggiunsero nei pressi di Viterbo e sequestrarono in un castello di famiglia a Roccasecca.
Inizialmente fu messa una sorella a “ragionarlo”. Ma la sorella fu conquistata dallo stile di vita di Tommaso e lei stessa si fece monaca.
Allora la madre diede quest’incarico ai fratelli, i quali procedettero in maniera spiccia. Mentre Tommaso si trovava a letto, fu introdotta nella sua stanza una cortigiana per indurlo in tentazione contro la purezza.
Tommaso accortosi del pericolo reagì in maniera molto forte e preso un tizzone ardente che serviva ad alimentare il calore di quella stanza mise in fuga quella donna. Subito ringraziò Dio per lo scampato pericolo e si mise in ginocchio.
La sua preghiera fu così intensa da rimanere immerso in Dio (un’estasi). Si riprese sentendosi stretto ai fianchi. Vide due angeli che lo cingevano del cingolo della purezza (questo cingolo è custodito nella Chiesa di san Domenico in Chieri, Torino).

2. In quel momento avvenne una cosa prodigiosa: San Tommaso fu confermato in grazia nella purezza.
Essere confermati in grazia significa ricevere da Dio un grado di grazia così elevato da essere praticamente immuni dal peccato.
San Tommaso dunque cominciò ad avere una confermazione in grazia per quanto concerneva la purezza.
Questo dono gli era necessario per il ministero di maestro in teologia che avrebbe svolto perché non vi è nulla che disponga alla contemplazione delle realtà divine quanto la purezza.
È san Tommaso stesso a scriverlo nella Somma teologica: “la purezza dispone a vedere Dio” (Somma teologica, II-II, 8, 7).
Per essere maestri in teologia non è sufficiente lo studio delle verità riguardanti Dio. È necessario ancora di più l’esperienza dell’unione con Dio. E quest’unione non può avvenire che nella massima purezza di spirito.
San Tommaso ricorda tutto questo all’inizio della Somma teologica portando l’affermazione di Dionigi: Ieroteo (l’uomo di Dio) è sapiente non solo perché studia il divino, ma anche perché lo sperimenta in sé (“Hierotheus doctus est non solum discens sed et patiens divina” (dionigi, De divinis nominibus, 2,4).

3. Questa confermazione nella purezza fu così potente che per tutto il resto della vita neanche il più piccolo pensiero impuro passerà nella mente di San Tommaso, come egli stesso confidò prima di morire a fra Reginaldo, il suo primo segretario (Processus canonizationis S. Thomae, p. 291).
Questi, avendone sentito l’ultima confessione, disse che era così semplice e puro da parere un bambino di 5 anni.

4. Credo che San Tommaso abbia collegato il servizio resogli dagli angeli con  l’episodio evangelico di Gesù quando vinse le tentazioni, superate le quali “gli si accostarono gli angeli e lo servivano” (Mt 4,11). Qui San Tommaso, riandando con tutta porbabilità all’esperienza della propria vita, commenta: “Così chi supera le tentazioni merita di essere servito dagli angeli” (Super evangelium Matthaei, cap. 4, lectio 2).

5. Il Cielo stesso sembra aver confermato che il segreto della profondità e la purezza dottrinale di San Tommaso abbia qui il suo segreto,
Ne parla l’Eterno Padre con Santa Caterina da Siena dicendole: “Raguarda il glorioso Tomaso che con l’occhio dell’intelletto suo tutto gentile si specolava nella mia Verità, dove acquistò il lume sopranaturale e scienzia infusa per grazia; così egli l’ebbe più col mezzo dell’orazione che per studio umano. Questi fu una luce ardentissima che rendé lume ne l’ordine suo e nil corpo mistico della santa Chiesa, spegnendo le tenebre delle eresie” (Dialogo, ).

6. Questo episodio della purezza, ottenuta certo per la sua capacità di vincere, ma principalmente per intervento celeste, sta a ricordare che nessuno può essere puro se Dio non glielo concede (cfr. Sap 8,21).
Dopo il peccato originale, dice San Tommaso, quello della sessualità è l’ambito più difficile da governare, perché ha moti propri che talvolta sono ribelli alla ragione e alla volontà che li vuole governare.

7. Nella storia della spiritualità cristiana vi sono altri casi di confermazione in grazia nella purezza.
Ne desidero citare due.
Una simile esperienza lo troviamo in sant’Ignazio di Loyola.
È Sant’Ignazio stesso a narrarlo. Diretto al santuario di Monserrato, cammin facendo fece una veglia di preghiera davanti alla immagine della Vergine ad Aranzazu. Anni dopo, scrivendo a San Francesco Borgia, gli ricorderà le grazie ricevute durante quella veglia memorabile: “Il fatto certo è che la Vergine lo prese sotto la sua speciale protezione, in tal modo che «mentre fino allora era stato combattuto e vinto dal vizio della carne, da allora in poi Nostro Signore gli ha concesso il dono della castità, e di quella, secondo me, da molti carati»” (c. de dalmases, Il Padre Maestro Ignazio, p. 59).

7. Un’altra testimonianza ci è offerta da Santa Faustina Kowalska.
Anche qui è lei stessa a raccontarlo: “Durante la S. Messa, prima della S. Comunione, ci fu la rinnovazione dei voti. Quando uscimmo dagli inginocchiatoi e cominciammo a pronunciare la formula dei voti, improvvisamente Gesù si mise accanto a me. Aveva una veste bianca ed una cintura d’oro e mi disse: «Ti concedo eterno amore, affinché la tua purezza sia intatta ed a conferma che non andrai mai soggetta a tentazioni impure». Gesù si slacciò la cintura d’oro che aveva e con quella cinse i miei fianchi. Da quel momento non ho più provato alcun turbamento contrario alla virtù né nel cuore, né nella mente. Compresi in seguito che questa è una delle più grandi grazie, che mi aveva ottenuto la Santissima Vergine Maria, dato che per questa grazia l’avevo pregata per molti anni. Da allora è aumentata la mia devozione per la Madre di Dio. È Lei che mi ha insegnato ad amare interiormente Iddio e come adempire in tutto la Sua santa volontà” (Diario, 40).

Si tratta, come vedi, di un dono speciale che nessuno può meritare.
Ma lo si può invocare.
E mi permetto di invocarlo per te assicurandoti una preghiera particolare per l’intercessione di san Tommaso.
Ti saluto cordialmente e ti benedico.
Padre Angelo